Opinione di jonas su Match Point
Con Scarlett Johansson, Jonathan Rhys-Meyers, Brian Cox, Emily Mortimer, James Nesbitt, Geoffrey Streatfield, Penelope Wilton, Matthew Goode, Alexander Armstrong, Simon Kunz, Miranda Raison, Rose Keegan, Ewen Bremner, Steve Pemberton, Rupert Penry-Jones, Margaret Tyzack
- negative [28]
- sufficienti [25]
- positive [166]
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Sul film
34° film di Allen, il primo ambientato in Inghilterra. Un noir senza mezze misure, dai toni cupi e dal finale inquietante, persino con una sensualità inusuale per la filmografia alleniana (le scene di sesso fra Rhys-Meyers e la Johansson). La prima parte è la storia di un arrampicatore sociale che fa amicizia con un aristocratico e ne sposa la sorella, pur provando un’irresistibile attrazione (ricambiata) per la fidanzata dell’amico, un’attricetta americana. Nella seconda parte gli eventi precipitano: messo alle strette dall’amante, che è stata lasciata dal fidanzato ed è incinta, e non volendo rinunciare alla posizione sociale raggiunta, il protagonista uccide lei e una sua vicina di casa (per creare la messinscena di una rapina finita male); una morte che, nell’agghiacciante scena onirica in cui gli appaiono i fantasmi delle vittime, definirà “danno collaterale” (quanto al bambino, se la caverà citando Sofocle: la cosa migliore è non essere mai nati). La polizia, messa sulle sue tracce dal diario dell’amante, lo sospetta ma non potrà dimostrare la sua colpevolezza: anzi, proprio quella che poteva diventare una prova a suo carico lo scagionerà (un anello rubato alla vittima, da lui buttato nel Tamigi ma rimbalzato indietro dal parapetto, viene ritrovato in tasca a un tossicodipendente morto). Morale, mutuata dal tennis: meglio essere fortunati che bravi. La vicenda è la stessa di uno degli episodi di Crimini e misfatti (delitto impunito, superamento dei sensi di colpa); tutto leggermente gratuito, ma molto ben confezionato.
Commenti
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26 maggio 2012, 00:26 di Baliverna
Interessante l'annotazione su come lui, con abili citazioni filosofiche, giustifica o scusa il suo atto (che mi erano sfuggite). Comunque secondo me l'ultima scena non fa pensare ad un avvenire sereno per lui, ma ad una sgradevole convivenza col senso di colpa. Comunque è una scena un po' ambigua e potrei sbagliarmi. Il finale di "Crimini e misfatti" è più chiaro sotto questo punto di vista. Bisognerebbe sentire cos'ha da dire a riguardo Allen stesso.
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27 maggio 2012, 20:07 di jonas
Sì, in Crimini e misfatti il superamento del senso di colpa da parte di Landau era esplicito. Qui, dici bene, si può prevedere una difficile convivenza con la parte oscura di sé: magari ogni tanto, di fronte all'inanità della vita familiare che viene mostrata nell'ultima scena, riaffiorerà la domanda se valeva la pena di uccidere per così poco.
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