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Manderlay (2005)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Manderlay: assente
Ritmo ritmo in Manderlay: minimo
Impegno impegno in Manderlay: assente
Tensione tensione in Manderlay: presente
Erotismo erotismo in Manderlay: minimo

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto sufficiente a Manderlay

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto sufficiente a Manderlay (voti: 50 media: 3,26) 50

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La trama

Una storia di schiavitù, repressione e ingiustizia nell'America degli anni '30.

Mentre sta tornando in città col padre gangster, Grace finisce in un paese, Manderlay, dove i neri sono schiavizzati dai bianchi come da copione. La ragazza, sensibile come può essere chi ha appena sterminato una comunità invocando l'occhio per occhio, chiama a raccolta la teppaglia del padre e a suon di mitra inculca ai paesani d'ogni colore la democrazia. Sarà, l'affrancamento forzato, vera libertà?  

_Manderlay_ è declamatorio, schematico, provocatorio, denso, moralista, scorretto, scomodo come sempre von Trier. Il suo talento è fuori discussione, il fatto che il suo cinema sia ancora necessario molto meno.

La recensione di FilmTv

Di Mauro Gervasini - FilmTV n. 44/2005

Il sempre talentuoso von Trier prosegue il suo viaggio americano. E di nuovo fa discutere

Seconda tappa della trilogia americana di Lars von Trier, dopo Dogville e prima di Wasington (non è un refuso). Cambia la protagonista, Bryce Dallas Howard al posto di Nicole Kidman, ma non l’impostazione scenica e drammaturgica. Mentre sta tornando in città col padre gangster, la nostra Grace finisce in un paese, Manderlay, dove i neri sono schiavizzati dai bianchi come da copione. La ragazza, sensibile come può essere chi ha appena sterminato una comunità invocando l’occhio per occhio, chiama a raccolta la teppaglia del padre e a suon di mitra inculca ai paesani d’ogni colore la democrazia. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di spopola scritta il 21/11/2005 - utile per 2 utenti

Voto al film: voto buono

...e Grace approdò a Manderlay, seconda tappa del viaggio nella cattiva coscienza di questa America imprevedibile e assurda. Il teorema messo a punto con millimetrica precisione da Lars Von Trier è ancora una volta privo di alternative e senza speranza, non lascia spazio agli accomodamenti e alle illusioni e rappresenta, ideologicamente parlando, un implacabile, quanto motivato atto di accusa che non consente redenzioni ipocrite o tardive, non accetta attenuanti e non ammette ripensamenti o comode scappatoie. Singolarmente però è al tempo stesso anche un "racconto morale" prevedibilmente scontato e molto schematizzato (forse più del consueto) che costituisce, è vero, una pesante denuncia delle responsabilità oggettive radicate nel profondo e difficilmente rimuovibili, ma lascia al tempo stesso molti punti sospesi e altrettanti dubbi irrisolti: troppo programmatico, eccessivamente "costruito a tavolino" per sbalordire e ottundere, non ha l'afflato della poesia e presenta i limiti delle forzature di ogni opera "a tesi". Come al solito il regista è provocatorio ed eccessivo, vuole spiazzare e sbalordire (anche se questa volta ripercorre strade già tracciate con più ispirazione e risultati di maggiore eccellenza) attraverso una storia che è più "raccontata" che "visualizzata", con quella voce fuori campo così insistita e debordante che risulta spesso un poco fastidiosa, proprio perchè tende a "comunicare verbalmente" quello che le immagini non riescono ad illustrare pienamente (come invece, a mio avviso, accadeva con Dogville), e risultano per questo troppo didascaliche per riuscire, da sole, a farsi carico con successo dell'oneroso compito di trasmettere il "pathos" drammatico delle situazioni e degli eventi tremebondi evidenziati dal concatenarsi degli eventi, pur nella prospettiva brechtiana dell'estraniamento critico che rappresenta la necessaria chiave di lettura di tutta l'operazione. Probabilmente è la tematica molto più complessa e articolata che prendendo a pretesto il problema della schiavitù e della contrapposizione di razze diverse e subalterne, parificabili, ma non sufficientemente parificate, cerca di "raccontare" non solo i disagi di una convivenza che presenta ancora discrepanze macroscopiche, ma anche l'impossibilità oggettiva di "legiferare" con la prepotenza e la prevaricazione comportamenti e abitudini, e di esportare ed imporre con la forza ciò che viene definito democrazia (o si ritiene - a torto o a ragione - che debba essere identificato con questa roboante terminologia spesso concettualmente non appropriata) a rappresentare il limite più evidente di tutta l'impresa. Il regista cerca ancora una volta, attraverso il suo stile scabro, crudele e iconoclasta, di disturbare e di sorprendere, esercitandosi a freddo sui temi del "tradimento", del "terrore", della "violenza", della "dipendenza" e del masochismo, che determinano spesso una sottomissione indotta e perversa che non è solo fisica, ma anche e soprattutto psicologica e morale, ma lo fa con frecce per una volta leggermente meno acuminate di quelle utilizzate in altre circostanze, che riescono forse anche a centrare il bersaglio, ma non hanno la forza sufficiente per restare conficcate nel legno e per "incidere" davvero. ESPANDI +
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SI

Opinioni su Manderlay


14 giugno 2011 Opinione di slim spaccabecco su "Manderlay"
slim spaccabecco

Qual'è il messaggio che si vuole passare? La schiavitù genera una società migliore o no? Il film sembra dirci che quando si cerca di migliorare le cose spesso i protagonisti rimpiangono quello che era prima, ma alla fine, vedendo passare scene di vita reale negli Stati Uniti si capisce che la civiltà di cui Von Trier ci parla è quella statunitense, che straparla di ideali di democrazia, ma che molto spesso di democratico ha ben poco.

voto al film: slim spaccabecco assegna il voto sufficiente a Manderlay (2005)

nessun commento
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11 settembre 2010 Opinione di sasso67 su "Manderlay"
sasso67

Mandato ormai a farsi benedire il Dogma e tutti i suoi postulati, Von Trier riprende la sua "pantomima" (in senso buono) sull'America, da dove l'aveva lasciata ai tempi di di Dogville. Ma oramai è sfumato l'effetto novità della scenografia che definire minimalista è già un eufemismo, non ci sono più i grandi attori del film precedente (soprattutto Nicole Kidman e Ben Gazzara) e la metafora si è fatta esplicita, scoperta, ormai priva di fascino e...

voto al film: sasso67 assegna il voto mediocre a Manderlay (2005)

nessun commento
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12 luglio 2009 Opinione di mm40 su "Manderlay"
mm40

Von Trier riprende da dove aveva interrotto il discorso di Dogville, ma questa volta la sua tesi riguarda l'organizzazione politica della società (americana, ma non solo). Ancora scenografia scarne quando non inesistenti, un buon cast e dialoghi spesso didascalici, a rafforzare la idee che stanno alla base di tutta l'opera. La dimostrazione della potenza dell'affabulazione teatrale (prima ancora che cinematografica) era già stata ampiamente data con il capitolo precedente, per...

voto al film: mm40 assegna il voto sufficiente a Manderlay (2005)

nessun commento
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29 agosto 2008 Opinione di Max76 su "Manderlay"
Max76

7

voto al film: Max76 assegna il voto sufficiente a Manderlay (2005)



4 agosto 2008 Opinione di argento_83 su "Manderlay"
argento_83

certamente non è dogville, ma è anche vero che in questo capitolo manca sua maesta nicole kidman. è quasi impossibile vedere il cappotto con collo di pelliccia con una ragazza diversa dentro. grace è e può solo essere la kidman. ogni secondo del film pensavo a come sarebbe dovuto essere se la trilogia avesse continuato ad avere lei come protagonista. il film mi è piaciuto abbastanza, ma sono rimasto del tutto insoddisfatto.

voto al film: argento_83 assegna il voto buono a Manderlay (2005)

1 commento
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18 settembre 2007 Opinione di howl su "Manderlay"
howl

8 nuovi kapitoli x questo 2o atto d "America: terra dell'opportunità",kon kui Lars von Trier diventa krudele kantore della naturale sottomissione al Male; tra kartine e segni di gesso, l'America,nn dei sogni ma degli inkubi, viene rikostruita x dispiacere kon voce off e l'inutile katarsi di una donna delusa. Manka la folgorante sorpresa del 1o atto,resta la kostanza stilistika e «amorale» d una pellikola ke mostra la sua parte migliore quando iniziano a skorrere i titoli d koda,kon...

voto al film: howl assegna il voto sufficiente a Manderlay (2005)



6 settembre 2007 Opinione di ultrapaz su "Manderlay"
ultrapaz

Manderlay non stupisce e non coinvolge assolutamente. È una dura impresa arrivare alla fine di questa pellicola, a cui mancano originalità, spessore e pathos, e lo dice uno che ha adorato il suo predecessore "Dogville".

voto al film: ultrapaz assegna il voto mediocre a Manderlay (2005)


15 gennaio 2007 Opinione di michii su "Manderlay"
michii

Fallimento concettuale? Ma il compito era improbo: rifiutare la norma della forma davanti all'inautentico della narrazione. E poi il diverbero maschile sui luoghi comuni di Grace, la democrazia sradicata dal suolo occidentale ed espropriata nel sottosuolo della negritudine. Von Trier manca d'illuminismo e fonde la sua retorica teatrale-immaginifica nell'oscurità della piantagione. Anche il sesso diventa manicheo e la purezza decanta verso l'interno di un mircocosmo avulso alle legi della...

voto al film: michii assegna il voto buono a Manderlay (2005)



2 novembre 2006 Opinione di elgrimo su "Manderlay"
elgrimo

Bello, bellissimo, sincero e graffiante.

voto al film: elgrimo assegna il voto buono a Manderlay (2005)


28 settembre 2006 Opinione di Vegeta85 su "Manderlay"
Vegeta85

Se a livello formale le provocazioni di Von Trier ormai non stupiscono più nessuno e rischiano di annoiare (in questo caso l'assenza di scenografie e oggetti di scena, già sperimentata nel film precedente, va bene giusto per fare da spunto per la pubblicità della Scavolini), contenuti e morale sono altisonanti. La questione razziale: Von Trier, danese a cui piace però lavorare con star americane, si erge a giudice moralizzatore degli USA contemporanei. L'America dei bianchi non...

voto al film: Vegeta85 assegna il voto sufficiente a Manderlay (2005)




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