Manderlay (2005)
Con Bryce Dallas Howard, Isaach De Bankolé, Willem Dafoe, Danny Glover, Lauren Bacall, Jean-Marc Barr
La trama
Una storia di schiavitù, repressione e ingiustizia nell'America degli anni '30.
Mentre sta tornando in città col padre gangster, Grace finisce in un paese, Manderlay, dove i neri sono schiavizzati dai bianchi come da copione. La ragazza, sensibile come può essere chi ha appena sterminato una comunità invocando l'occhio per occhio, chiama a raccolta la teppaglia del padre e a suon di mitra inculca ai paesani d'ogni colore la democrazia. Sarà, l'affrancamento forzato, vera libertà?
_Manderlay_ è declamatorio, schematico, provocatorio, denso, moralista, scorretto, scomodo come sempre von Trier. Il suo talento è fuori discussione, il fatto che il suo cinema sia ancora necessario molto meno.
La recensione di FilmTv
Di Mauro Gervasini - FilmTV n. 44/2005
Il sempre talentuoso von Trier prosegue il suo viaggio americano. E di nuovo fa discutere
L'opinione più votata
Di spopola scritta il 21/11/2005 - utile per 2 utenti
Voto al film: 
- negative [6]
- sufficienti [9]
- positive [19]
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14 giugno 2011 Opinione di slim spaccabecco su "Manderlay"
Qual'è il messaggio che si vuole passare? La schiavitù genera una società migliore o no? Il film sembra dirci che quando si cerca di migliorare le cose spesso i protagonisti rimpiangono quello che era prima, ma alla fine, vedendo passare scene di vita reale negli Stati Uniti si capisce che la civiltà di cui Von Trier ci parla è quella statunitense, che straparla di ideali di democrazia, ma che molto spesso di democratico ha ben poco.
voto al film: 
11 settembre 2010 Opinione di sasso67 su "Manderlay"
Mandato ormai a farsi benedire il Dogma e tutti i suoi postulati, Von Trier riprende la sua "pantomima" (in senso buono) sull'America, da dove l'aveva lasciata ai tempi di di Dogville. Ma oramai è sfumato l'effetto novità della scenografia che definire minimalista è già un eufemismo, non ci sono più i grandi attori del film precedente (soprattutto Nicole Kidman e Ben Gazzara) e la metafora si è fatta esplicita, scoperta, ormai priva di fascino e...
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12 luglio 2009 Opinione di mm40 su "Manderlay"
Von Trier riprende da dove aveva interrotto il discorso di Dogville, ma questa volta la sua tesi riguarda l'organizzazione politica della società (americana, ma non solo). Ancora scenografia scarne quando non inesistenti, un buon cast e dialoghi spesso didascalici, a rafforzare la idee che stanno alla base di tutta l'opera. La dimostrazione della potenza dell'affabulazione teatrale (prima ancora che cinematografica) era già stata ampiamente data con il capitolo precedente, per...
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4 agosto 2008 Opinione di argento_83 su "Manderlay"
certamente non è dogville, ma è anche vero che in questo capitolo manca sua maesta nicole kidman. è quasi impossibile vedere il cappotto con collo di pelliccia con una ragazza diversa dentro. grace è e può solo essere la kidman. ogni secondo del film pensavo a come sarebbe dovuto essere se la trilogia avesse continuato ad avere lei come protagonista. il film mi è piaciuto abbastanza, ma sono rimasto del tutto insoddisfatto.
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18 settembre 2007 Opinione di howl su "Manderlay"
8 nuovi kapitoli x questo 2o atto d "America: terra dell'opportunità",kon kui Lars von Trier diventa krudele kantore della naturale sottomissione al Male; tra kartine e segni di gesso, l'America,nn dei sogni ma degli inkubi, viene rikostruita x dispiacere kon voce off e l'inutile katarsi di una donna delusa. Manka la folgorante sorpresa del 1o atto,resta la kostanza stilistika e «amorale» d una pellikola ke mostra la sua parte migliore quando iniziano a skorrere i titoli d koda,kon...
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6 settembre 2007 Opinione di ultrapaz su "Manderlay"
Manderlay non stupisce e non coinvolge assolutamente. È una dura impresa arrivare alla fine di questa pellicola, a cui mancano originalità, spessore e pathos, e lo dice uno che ha adorato il suo predecessore "Dogville".
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15 gennaio 2007 Opinione di michii su "Manderlay"
Fallimento concettuale? Ma il compito era improbo: rifiutare la norma della forma davanti all'inautentico della narrazione. E poi il diverbero maschile sui luoghi comuni di Grace, la democrazia sradicata dal suolo occidentale ed espropriata nel sottosuolo della negritudine. Von Trier manca d'illuminismo e fonde la sua retorica teatrale-immaginifica nell'oscurità della piantagione. Anche il sesso diventa manicheo e la purezza decanta verso l'interno di un mircocosmo avulso alle legi della...
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2 novembre 2006 Opinione di elgrimo su "Manderlay"
Bello, bellissimo, sincero e graffiante.
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28 settembre 2006 Opinione di Vegeta85 su "Manderlay"
Se a livello formale le provocazioni di Von Trier ormai non stupiscono più nessuno e rischiano di annoiare (in questo caso l'assenza di scenografie e oggetti di scena, già sperimentata nel film precedente, va bene giusto per fare da spunto per la pubblicità della Scavolini), contenuti e morale sono altisonanti. La questione razziale: Von Trier, danese a cui piace però lavorare con star americane, si erge a giudice moralizzatore degli USA contemporanei. L'America dei bianchi non...
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