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Opinione di PompiereFI su Non bussare alla mia porta





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13/06/2011 voto al film: voto buono

Sul film

Henry Spence si accorge di avere un compito: mettere insieme i pezzi di una vita dissolta. Il suo lavoro di attore in film western estinti, lo ha allontanato per sempre dagli affetti della madre, della compagna, del figlio, e capisce solo dopo qualche decennio di aver perso tempo, di non riconoscere più la persona che vede allo specchio. Decide così di tornare a bussare ad alcune porte…
Per 30 anni e più non ha mai voluto avere legami, ascoltando solo la voce dell’incoscienza e vivendo il presente di stella del cinema, con lo sguardo rivolto a ciò che sarebbe avvenuto di lì a poco. Lungimirante e chiaro sembra invece l’atteggiamento e l’intento di Wenders, il quale pensa di abbandonare quel flusso di americanizzazione che ha contraddistinto molte sue pellicole. Per il momento affida al balenante volto di Shepard, smerigliato dal tempo e dal lavoro, l’archetipo di una storia di amori trascurati. Il cowboy che galoppa smanioso nei deserti epici di John Ford ci induce a credere di poter prendere parte a qualcosa di profondo.
Scritto dal regista tedesco proprio insieme a Shepard, il film descrive i rapporti familiari di un’America country rock, e racconta di strade deserte ai limiti dell’inverosimile, dove puoi buttarci anche tutto l’arredamento di casa, tanto nessuno passa a disturbarti se ti siedi su un divano a riflettere sul senso dei tuoi giorni passati e forse smarriti. Poetica e ammaliante la scena della notte trascorsa sul sofà: un viaggio “da fermo” che viene esaminato nel modo meno imponente possibile, con la cinepresa che accarezza il sonno di Henry emanando saggezza.


SI

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