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Opinione di mm40 su Avere vent'anni





Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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24/11/2010 voto al film: voto pessimo

Sul film

Ci sono alcuni film italiani degli anni '70 che sono diventati cult per motivi difficilmente spiegabili; fra questi Giovannona Coscialunga, la saga di Nico Giraldi e pure questo Avere vent'anni. Che, sia detto subito, qualche pregio indubbiamente ce l'ha, ma nulla, davvero nulla che valga il prezzo di una rivalutazione. "Giovani, belle e incazzate" amano autodefinirsi le due protagoniste - e hanno pienamente ragione, perchè la Carati e la Guida non hanno alcuna difficoltà ad entrare nelle parti e la loro avventura comincia nel migliore dei modi: con un viaggio e senza una meta. Ma l'epica delle due bellezze emancipate - e l'emancipazione femminile è l'argomento centrale del film - si esaurisce molto presto, fra macchiette estemporanee (il pur bravo Crocitti, fra l'altro curiosamente doppiato da Ferruccio Amendola) e caricature ironico-satiriche piuttosto blande (il losco santone interpretato da Caprioli), con un sottotesto critico nei confronti delle giovani generazioni che arranca negli stereotipi (il ruolo della droga nell'intera vicenda, sempre marginale e sfuggente). La sceneggiatura del regista, dunque, non coglie quasi mai nel segno, sebbene abbia un suo spessore e, dal punto di vista della realizzazione, a Di Leo poco si possa eccepire; il finale tragico ha una sua ragion d'essere, ma, come poi ammetterà il regista stesso, con difficoltà poteva essere amato dal pubblico. Nudi e volgarità sono inoltre piuttosto diffusi nella pellicola, nonostante i numerosi tagli imposti dalla censura. Si segnala, caso più unico che raro, Giorgio Bracardi in un ruolo serio, anch'egli doppiato e con forte accento romagnolo. 3/10.

Sulla trama

Due procaci ventenni vanno in cerca di divertimento ed emozioni nella capitale; si fermano per un po' in una comune di tossici, rifuggono la droga ma una retata della polizia le rimette per strada. La tragedia è in arrivo...


SI

Commenti

  • 25 novembre 2010, 09:29 di FABIO1971

    C'è una sequenza in questo film che è a mio parere la sintesi perfetta dell'estetica trash all'epoca imperante, quasi un manifesto programmatico, con Lilli Carati che si accarezza davanti al professore eccitandosi al grido di "Cultura... dica cultura"... Di Leo, in questo film, gioca con le banalità e i luoghi comuni, che la sceneggiatura e la messinscena traducono anche piuttosto rozzamente, ma è terribilmente serio e cattivissimo, forse come mai in precedenza nella sua carriera... Il film è decisamente controverso, io propendo più per una rivalutazione (senza troppi strombazzamenti, comunque: i difetti sono evidentissimi e numerosi, per certi versi quasi inaccettabili), ma la prima volta che lo vidi la pensavo in tutt'altro modo.. Ciao!!

    cancella commento cancella commento e blacklista FABIO1971
  • 25 novembre 2010, 09:57 di mm40

    Prendo atto di questa tesi, della quale proprio non avevo avuto neppure sentore, ma rimango perplesso dalla scelta di Di Leo di polemizzare contro l'estetica trash facendo un film che la accoglie in pieno, senza deformarla o estremizzarla; se una critica c'è (e probabilmente ci sarà, già nell'esempio che citi c'è un retrogusto sarcastico), è comunque molto sottile - e non nel senso di raffinata, ma casomai di poco efficace. Grazie della considerazione, comunque: almeno ora so un motivo per cui si è rivalutato Avere vent'anni. Ciao!

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