Opinione di lorenzodg su L'enfant. Una storia d'amore
Con Jérémie Rénier, Déborah François, Jérémie Segard, Fabrizio Rongione
- negative [6]
- sufficienti [4]
- positive [37]
- leggi tutte le opinioni
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Sul film
Aspettando da Cannes "Le Gamin au vélo" (Il ragazzo con la bicicletta), dei Dardenne, uno sguardo (e più) su "L'enfant, Una storia d'amore" del 2005, gia premiato sulla Croisette.
I fratelli cineasti sono abitudinari a temi e storie minime, sottili e centellinate (una goccia tira l'altra); ne è la prova questo film spento e interiormente dimesso.
Sonia e Bruno due raggazzi che si incontrano; una relazione d'amore acerba e distorta. Arriva un figlio che Bruno non 'vuole' per difficoltà economiche e caratteriali. Il ruolo di padre è in conflitto col suo mondo fatto di illegalità e di contatti con la malavita. Vende il bambino a una 'banda' ma Sonia non sa nulla di questo. La confessione di Bruno atterisce e fa star male la 'sua ragazza'...Nel momento minimo della storia Bruno ha un gesto di compassione e vuole 'ricomprare' il neonato...ma i soldi non gli bastano...
Sonia e il bambino si separano da un Bruno sempre più solo e con mille problemi.
Una storia dentro il quotidiano dove la famiglia è disgregata prima del nascere e dove la nuova vita è un semplice gioco o un baratto di convenienza.
Oggi si legge una dichiarazione dei due "Che la famiglia sia in crisi è evidente. La gente è sempre più sola, e i nostri personaggi, come nella vita, cercano qualcuno che li aiuti" (C.d.S.pag.42).
Il linguaggio è come sempre scarno e volutamente scevro da ogni legnosità inutile; una ripresa accanto, un attaccarsi alle passeggiate vuote dei ragazzi, delle inquadrature inchiodate e una città (o quel che si vede attorno) senza contorno (priva di ogni pulsione e di una mano di sintonia).
Il realismo dardenniano è una lama a cielo aperto, un animo impermeabile ai perchè a domande senza risposte. Una solitudine amara e un vivere costantemente ai limiti della periferia interiore (quello che è vicino non esiste, il camminare è solo un pensare a nulla); il baratro è lì a portata di mano e il resoconto arriva (solo per guardarlo). Una società distruggente.
Dal neorealismo zavattiniano (dove le macerie erano specchio dell'uomo da ricostruire) al realismo-neo (dilaniante e pauroso).
"L'enfant" prende spunto da una 'storia vera' e viene filmato come un documento poco (per nulla ) filmico: un merito encomiabile.
Bravissimo Jérémie Renier (Bruno): il suo personaggio non recita ma semplicemente si mostra. Anche Dèborah Francois (Sonia) tiene il passo (è il suo vero esordio cinematografico).
Il silenzio (attorno alle voci) è tagliente ed efficace alla storia.
Sceneggiatura e regia di grande livello. Voto 10.
Commenti
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17 maggio 2011, 05:36 di spopola
Condivido in pieno il tuo entusiastico giudizio non solo sul film ma anche sui Dardenne.
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17 maggio 2011, 18:02 di lorenzodg
Cononosco i Dardenne non dallla prima ora (me ne scuso) ..li trovo geniali e sinceri (qualcuno esalta il loro finto realismo ...ricordiamo che sono film). Comunque aspettando l'ultimo (a giorni nelle sale) anche "Il matrimonio di Lorna" mi è 'sembrato una grande(issima) pellicola. Grazie. Ciao.
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18 maggio 2011, 22:17 di steno79
Condivido in pieno, un capolavoro del cinema contemporaneo e un'ottima recensione
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19 maggio 2011, 20:09 di lorenzodg
Credo che i Dardenne rappresentano il cinema 'vuoto' e 'apatico' dell'uomo oggi: europeista senza senso e senno. La solitudine (amara) del massimo circolo di parole (senza idee). Grazie ai vostri interventi (spopola e steno79).
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