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Opinione di Mathiasparrow su Broken Flowers





Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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26/04/2009 voto al film: voto buono

Sul film

Invece di crogiolarsi nelle lamentele da vecchi lo statico Bill Murray cerca di rimettersi in gioco con qualcosa di grosso, anche se potrebbe fregarsene e continuare a vegetare in attesa che giunga la sua ora. Forza di volontà? No: scelta dovuta alle ripetute insistenze di un amico. Jarmusch conferisce al proprio film la stessa personalità del timido protagonista e catapulta quest’ultimo nel bel mezzo delle periferie statunitensi, alla ricerca degli ultimi residui di soddisfazione che la vita può offrirgli. Sebbene non sembri affatto, alla base di “Broken Flowers” c’è un sano e convinto ottimismo che si nasconde dietro i silenzi dei personaggi e l’impenetrabilità del sublime Murray; un sentimento che non sente necessità di trovare soddisfazione in qualcosa di più grande e si accontenta di campeggiare timidamente in sottofondo. Il regista sembra vedere la senilità come una sorta di purgatorio ove si è liberi di cercare liberamente qualunque cosa possa ricordarci quanto di bello è stato compiuto durante la vita. E anche se il paradiso è irraggiungibile, non importa: per star bene è sufficiente molto meno. Vedere per credere.

Sulla trama

appassionante e imprevedibile. Magnifica e sviluppata nel migliore dei modi.

Sulla regia di Jim Jarmusch

molto bravo

Sull'interpretazione di Chloë Sevigny

quasi ingiudicabile. Una simpatica particina in cui fa quello che può.

Sull'interpretazione di Julie Delpy

davvero graziosa e anche molto brava.

Sull'interpretazione di Jeffrey Wright

Simpaticissimo, sarebbe stato bello poterlo vedere un po' di più. Molto bravo.

Sull'interpretazione di Tilda Swinton

piccola parte in cui non ha l'occasione di mettersi in mostra.

Sull'interpretazione di Frances Conroy

se la cava bene

Sull'interpretazione di Sharon Stone

più brava del solito.

Sull'interpretazione di Jessica Lange

ottima prova.

Sull'interpretazione di Bill Murray

immenso come sempre in una parte che sembra costruita apposta per lui. Indimenticabile.


SI

Commenti

  • 26 aprile 2009, 13:49 di kerouac

    complimenti per l'opinione ma ho solo un'obbiezione: ottimismo?? La carrellata finale di 360 gradi non filma il sorriso e dentro lo sguardo di Bill Murray la speranza è una parola lontana, del passato, un altro "broken flower": la riscoperta (come hai detto tu involontaria, ed è importante sottolinearlo) della memoria ha prodotto in Don la delusione più grande di tutte perchè il tentativo di cambiare, e quindi anche l'ultimo inaspettato iceberg su cui aggrapparsi - per tornare a recitare un ruolo e dare un senso alla propria vita - si è spezzato dentro un cuore già morto. Jim Jarmush è forse il regista più consapevole della solitudine, non deve neanche nominarla, la filma come Beckett scriveva i suoi drammi. Comunque spero vivamente di sbagliarmi e che le tue parole colgano il senso autentico del film, l'ottimismo, in un mondo davvero "più strano del paradiso". : -)

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  • 26 aprile 2009, 21:55 di Mathiasparrow

    infatti quando parlo di ottimismo lo colloco alle fondamenta del film, non al termine… ;-) A mio parere (e credo anche secondo Jarmusch) l'importante è il viaggio, non la meta: per questo motivo ho dato maggior rilevanza all'avventura di Don piuttosto che a ciò che essa ha prodotto. Credo che la cosa fondamentale, quella che conta veramente, sia stata il tentativo del protagonista di uscire dalla perenne monotonia della sua esistenza. Il film termina mestamente, su questo siamo d’accordo (in proposito ho scritto che l’ottimismo di base NON trova soddisfazione in qualcosa di più grande). Eppure sono certo che in un'opera analoga ma radicalmente pessimista Don non avrebbe mai intrapreso alcun viaggio ma sarebbe rimasto tutto il tempo sul suo divano, immobile, a rimuginare sul passato e addolorarsi fino alla morte. Quando parli di “tentativo di cambiare” da parte del protagonista non sono d’accordo perchè credo che l’obiettivo VERO del suo viaggio fosse quello di tornare a vivere la sua esistenza in qualche modo, non cambiarla. Se provo ad immaginare un impossibile sequel di Broken Flowers vedo un Don che solo inizialmente torna alla sua solita vita infelice e rassegnato, a causa della momentanea delusione, ma poi non precipita più nell’apatia iniziale perchè la sua avventura gli ha fatto capire di essere ancora vivo, nonostante il passato. Grazie per il tuo commento :-)

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  • 27 aprile 2009, 14:18 di kerouac

    grazie a te per la risposta squisita. Sai che quasi mi convinci? :-) Solo una cosa: quando parlavo di cambiare la propria vita ho sottolineato l'origine involontaria del viaggio, per questo è un cambiamento...ma a malapena conscio, sicuramente non all'inizio eppure gradualmente Don acquisisce qualcosa dal senso del suo peregrinare. Partendo da questo condivido la tua profonda posizione, eppure la beffa è dietro l'angolo: l'on the road è il genere per eccellenza della riscoperta, della contemplazione interiore, e invece in BROKEN FLOWERS Don esce dalla "monotonia della sua esistenza" per "tornare a vivere la sua esistenza in qualche modo", ma in ogni ex compagna che ritrova lo accoglie la stessa sensazione: disagio; e non è un disagio “naturale”, piuttosto la calamita che unisce tutti i personaggi: Don scopre un disagio dopo l’altro e progressivamente matura il suo. In sintesi, al contrario delle aspettative alla base in un viaggio, non c’è novità in quello che incontra, l'impulso che dovrebbe pevaricare la meta si smarrisce, mentre il disincanto cresce: ovvero l’antitesi dell’ON THE ROAD!! Sai cosa mi ricorda tutto questo? Il numero uno dei pessimisti: Verga, e il suo ciclo dei Vinti. Il pessimismo totale non è generato dalla mancanza di un cambiamento (in questo caso la mancanza di un viaggio), ma dall’azione che i cambiamenti provocano: l’ulteriore peggioramento della condizione nei personaggi rispetto alla già delicata situazione iniziale. Eppure Don ha ancora un asso nella manica, il vero possibile finale che il film suggerisce e che sembra l’unione delle nostre due posizioni: un figlio lo sta cercando; solo quando Don lo incontrerà… (ri)nascerà una persona nuova… Ma fino a quel momento resterà vittima del suo disincanto. Almeno secondo me… Ciao, e grazie ( : )

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  • 27 aprile 2009, 21:47 di Mathiasparrow

    Ora che me lo fai notare, hai ragione quando parli di antitesi del road movie :-) riflettendo su Broken Flowers mi ero soffermato parecchio sui personaggi e avevo tralasciato di analizzare il film in rapporto al genere di cui fa parte, ma in effetti i ragionamenti che fai e le conclusioni a cui giungi sono correttissime. Però non citarmi quella noia assoluta di Verga quando fai paragoni con un filmone come questo :P (eheh scherzo ovviamente). Alla prossima! ;-)

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