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La samaritana - La recensione di FilmTv

[Samaria, 2004, durata 95']   Regia di Kim Ki-duk
Con Kwak Ji-min, Seo Min-jeong, Lee Eol



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La recensione di FilmTv

di Pier Maria Bocchi

Esce alla chetichella ma è un Kim Ki-duk maiuscolo

La samaritana è il film precedente a Ferro 3, ed è il miglior lavoro di Kim Ki-duk (insieme a Bad Guy), il più sconvolgente, il più stratificato. La pulizia stilistica e la sintesi del racconto di Kim dovrebbero ormai essere studiate nelle università. Con La samaritana, demolisce ogni consuetudine etica per lasciare allo spettatore la possibilità del come e cosa pensare. Cioè: il non plus ultra che si può chiedere al cinema. Preferiamo non dir nulla della vicenda, anche perché si rischierebbe di dare a intendere “tematiche” che non esistono. Per favore, non scambiatelo per un film moralistico o, ancor peggio, sulla pedofilia. La samaritana è sguardo su un mondo che non ha più né bianchi né neri, e il grigio mette paura; è incisione su relazioni di sangue che rivelano improvvisamente delle inadattabilità insanabili; è elaborazione impossibile di un lutto, quello per la morte della morale (appunto). Kim Ki-duk è di una lucidità che mette la pelle d’oca, e non offre facili risposte a domande più grosse della vita. Dove stiano il giusto e lo sbagliato, la ragione e il senso, è adesso luogo sconosciuto. Un film a suo modo definitivo, che lascia da soli con se stessi, senza padri e senza madri e senza guide, come evidenzia il finale.


Commenti

  • 22 settembre 2008, 10:25 di luisasalvi

    “Con La samaritana, demolisce ogni consuetudine etica per lasciare allo spettatore la possibilità del come e cosa pensare. Cioè: il non plus ultra che si può chiedere al cinema”, affermazione quanto meno gratuita e ingiustificata; ai film, come ad ogni forma d’arte, si deve chiedere ovviamente che sia arte, e c’è chi la fa sostenendo tesi o dando indicazioni morali e chi evitando di farlo e di darne, come c’è chi, in entrambi i casi, non fa arte ma solo cinema di consumo o di cassetta; alla critica poi si dovrebbe chiedere una giustificata valutazione artistica, una spiegazione del senso del film e del motivo per cui esso viene espresso bene o male; e non è possibile farlo senza tener conto per prima cosa della vicenda. Bocchi sceglie invece di non dirne nulla, e pretende di fare così una recensione del film.

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