La mia vita a Garden State - La recensione di FilmTv
Con Zach Braff, Kenneth Graymez, Ian Holm, Peter Sarsgaard, Natalie Portman
La recensione di FilmTv
Esordio col botto dell’attore di Scrubs. Storia di crescita non nuova ma raccontata con intelligenza
Davanti a un grande camino Sam (una Natalie Portman impeccabile come d’abitudine) accenna dei passi di tip tap per Andrew Largeman (Braff) e la macchina da presa si autosospende, allontanandosi dagli attori. Movimenti come questi, inquadrature che si svuotano o piani di ripresa che riproducono una stasi identica al paesaggio del borgo da cui si è fuggiti e alle identità imprecise colte sul ciglio friabile di un abisso geologico ed esistenziale, sono uno dei pregi di questo ottimo film d’esordio scritto e diretto dall’attore Zack Braff, protagonista della serie Tv Scrubs. I riti di passaggio dell’età non sono più materiali di prima mano ma il neoregista, aiutato da bravi attori (Peter Sarsgaard, Ian Holm, Jean Smart) e da un discreto copione impastato di lucido umorismo e disincanto non pessimista, riesce a portarci a Garden State in compagnia del protagonista. Dopo nove anni di assenza, di medicine che tosano il cervello, di sensi di colpa, Large, un giovane attore di poche speranze, si trova davanti vecchi e nuovi amici con i quali formare una famiglia non tradizionale (la madre è morta affogata e il padre è un esemplare di anaffettività). Insieme possono provare, sotto la pioggia, coperti da sacchi della spazzatura, nostalgia per un luogo immaginario e qualunque. La storia apre spiragli senza chiuderli, sovrastata dall’ingombrante domanda che non ha una risposta: «E ora?».
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