L'arco (2005)
Con Han Yeo-Reum, Jeon Sung-Hwan, Seo Si-jeok
La trama
Un vecchio, un'adolescente e uno stravagante proposito.
Un uomo anziano porta a vivere con sé su di un peschereccio una bambina di sei anni, rimasta orfana. L'uomo, decide che sposerà la bambina il giorno del suo diciassettesimo compleanno. Ma l'incontro con un ragazzo e la tenera amicizia che nasce tra i due giovani mina l'equilibrio che si è creato.
Stavolta Kim tende troppo le sue corde. Il panismo conclusivo, durante la celebrazione e relativa transustanziazione pagana, è decisamente pacchiano, quando _L'isola - Seom_ aveva già detto tutto, e con ben altra efficacia. E poi, più procede, più _L'arco_ si attorciglia su se stesso, sfiorando il ridicolo.
La recensione di FilmTv
Di Pier Maria Bocchi - FilmTV n. 45/2005
Troppa retorica simbolica tra morte e dolore per l’ultimo deludente Kim Ki-duk
L'opinione più votata
Di Snaporaz68 scritta il 09/01/2011 - utile per 8 utenti
Voto al film: 
Dopo la straordinaria accoglienza a Primavera Estate, i trionfi veneziani di Ferro 3 e la positiva risposta Berlinale alla Samaritana sembra che la macchina Kim Ki Duk non sbagli un colpo e che la quantità vada di pari passo con la qualità. In realtà L’arco rappresenta la prima fisiologica pausa di riflessione del prolifico autore coreano e l’indifferenza di critica e pubblico a Cannes 2005, dove il film viene presentato in fretta e furia, è abbastanza sintomatica che qualcosa nell’orologio Kim si è rotto. Eppure il film ha un suo valore intrinseco, una sua forza indipendente, che è purtroppo inficiata dalla sventura di capitare cronologicamente dopo tre opere compatte ed equilibrate, al limite con la perfezione. Invece le metafore e i simboli de L’Arco diventano serigrafia, soft painting riproposta all’infinito, narcisismi che si nutrono dell’auto citazione (una per tutte quella dei due ami intrecciati che richiamano L’Isola) e gli stessi dialoghi stonano terribilmente con il tono elegiaco delle immagini proposte, tanto da rimpiangere i silenzi eloquenti dei due protagonisti, il vecchio e la bambina, che comunicano a sguardi e a gesti, con un arco d’amore che congiunge due punti altrimenti distanti. L’arco come pene, l’immagine iniziale sembra essere una allusione abbastanza esplicita, l’arco come strumento di avvertimento (e poi di offesa), l’arco come strumento musicale, con le note che sostituiscono le parole.
L’amore del nonno pescatore per la vergine (una sempre più sicura Han Yeo-rum già apprezzata in La Samaritana), allevata sin da bambina su un battello che è una isola dei sentimenti, un luogo fuori dallo spazio e dal tempo sempre presente nei film di Kim ( si pensi al monastero di Primavera Estate….., alla casa vuota di Ferro 3, alla tomba di famiglia ne La Samaritana), si risolve in una sorta di attesa spasmodica, giorno per giorno in un calendario, del momento in cui la giovinetta compirà 17 anni e la grande cerimonia nuziale potrà finalmente compiersi, in un tripudio di suoni e di colori, il blu mascolino e il rosso femminino.
Tre punti ai lati dell’occhio che poi diventeranno tre cerchi, uno in fronte e due alle guance, la firma di un anziano che cerca di predirre il futuro, mirando tra gli spazi di una altalena sul mare, senza alcuna mela sulla testa, con la certezza di questo amore coltivato con cura, accudito in un isolamento psicotico, purificato ogni notte in un bagno caldo (ricordate la sauna tra le due protagoniste in La Samaritana?), stretto in una mano per non farlo scappare via. Ma la ragazzina incontra il mondo, si innamora di un ragazzo, intravede la possibilità di una vita normale, fuori dalla prigione dorata, scopre la libertà di una scelta fuori dalle costrizioni e dalla monotonia di gesti sempre uguali. La gelosia del vecchio è un ultimo atto disperato, una impiccagione con la corda del proprio amore, un possesso egoistico ma ineluttabile, perché quella vergine è diventata l’unica ragione della sua vita. Il mondo lo giudica un porco, un bavoso laido, un aguzzino ma forse la realtà è che questo vecchio muto è semplicemente un uomo solo nella sua follia d’amore. E’ un peccato che Kim faccia arenare questa specie di Atalante d’oriente sulla sua ingenua inesperienza, sul dilettantismo da artista naif. I simboli si moltiplicano con le metafore e la barca affonda sotto il peso degli orpelli ridondanti. Il colpo di coda però il piccolo genietto sud coreano ce lo riserva alla fine, immaginando una freccia lanciata contro il cielo che ricade a lacerare l’imene della giovinezza in un sospiro orgasmatico nato dall’amplesso con il vento. Una immagine efficace che tiene a galla per un po’ la barcarola: una donna adesso può ascoltare il rumore delle profondità marina e la voce di un ricordo.
Il vecchio ha esaurito il suo compito e si congeda da capitano coraggioso:
“Forza e bel suono
Come in un arco teso
Voglio vivere così, fino al giorno in cui morirò”
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7 maggio 2011 Opinione di ezio su "L'arco"
E' vero che il film in certi punti sfocia sul surreale,che i dialoghi sono scarni (e questo non e' sempre negativo,anzi) che non e' il miglior Kim-Ki-duk,ma averne di pellicole cosi'.Appagano l'occhio e la mente.L'attrice principale e' al suo secondo film con il regista.
voto al film: 
9 gennaio 2011 Opinione di Snaporaz68 su "L'arco"
La leggenda della vergine sull’oceano Dopo la straordinaria accoglienza a Primavera Estate, i trionfi veneziani di Ferro 3 e la positiva risposta Berlinale alla Samaritana sembra che la macchina Kim Ki Duk non sbagli un colpo e che la quantità vada di pari passo con la qualità. In realtà L’arco rappresenta la prima fisiologica pausa di riflessione del prolifico autore coreano e l’indifferenza di critica e pubblico a Cannes 2005, dove il film...
voto al film: 
2 ottobre 2009 Opinione di luisasalvi su "L'arco"
Anche per questo film, come per gli altri di Kim Ki-duk, sarebbe desiderabile che Bocchi di Film-tv si sforzasse di capire il film prima di giudicarlo (non che sia facile da capire, ma è uno sforzo necessario per chi voglia farne una recensione), e che motivasse i suoi giudizi con qualche considerazione critica basata sul film e non solo su vaniloqui pseudofilosofici e affermazioni arbitrarie, come invece fa sia quando loda sia quando critica: sembra infatti non aver capito non solo...
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28 agosto 2009 Opinione di Mathiasparrow su "L'arco"
Non si tratta di poesia e non ambisce ad esserlo: è un semplice racconto d’amore che si crogiola amabilmente nella sua timidezza. Il passato di Kim Ki-Duk dimostra quanto egli possa raggiungere vette ben più alte di queste, ma non c’è nulla di male a lasciare che di tanto in tanto il nostro autore rimetta i piedi per terra e realizzi qualcosa di meno elevato. “L’arco” è sicuramente un film imperfetto, un po’ lento a tratti e...
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24 febbraio 2009 Opinione di OGM su "L'arco"
Favola marittima dalle tinte kitsch e dalla regia puerile. La presunta poesia è plastica colorata, la pretesa lentezza è vuoto cinematografico, la ricercata rarefazione è desolazione scenica. Un film sbagliato.
voto al film: 
23 febbraio 2009 Opinione di chribio1 su "L'arco"
film effettivamente lento con pochissimi dialoghi ma molto interessante nell'aspetto recitativo degli attori tutti ben inseriti nella parte.voto.8.
voto al film: 
11 febbraio 2008 Opinione di tobanis su "L'arco"
Film lentissimo, e va bè, ma soprattutto nient’altro che una favoletta, carina, per carità, ma niente di che. Mi aspettavo molto meglio di un regista di alcuni film che mi erano piaciuti molto (altri meno). Molto bella la protagonista.
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22 dicembre 2007 Opinione di supadany su "L'arco"
VOTO : 6,5 Film di immagini, sensazioni, poche parole, anzi pochissime, come sempre accade nella filmografia del regista coreano. Detto questo si lascia guardare meglio che in altre occasioni, anche se il finale un pò troppo teatrale e freddo.
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17 agosto 2007 Opinione di marlucche su "L'arco"
Visto ad un'ora indecente, dopo la visione integrale di "Che fine ha fatto baby jane?", contenuti speciali compresi... chiunque altro sarebbe ne sarebbe uscito stroncato invece io ci ho messo pure l'arco. Il film si dipana con grazia ed eleganza, nonostante la quasi totale assenza di dialoghi e la ripetitività di alcune situazioni, grazie anche ad una colonna sonora di grande bellezza. Tutto molto poetico ma di quella poesia che, pur riconoscendo nel suo valore, risulta criptica se non...
voto al film: 
- negative [4]
- sufficienti [5]
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