Opinione di OGM su La città perduta
Con Ron Perlman, Daniel Emilfork, Judith Vittet, Dominique Pinon
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Una grande favola-ingranaggio, in cui – come nella visionarietà di Terry Gilliam - la tecnologia è l’incarnazione mostruosa della disumanità e, in generale, di tutto ciò che è contrario alla natura. In questa storia le folli costruzioni della scienza sono la parte sterile del mondo degli adulti, che prima soffoca la spontaneità dell’infanzia, e poi cerca di rimpadronirsene, sotto la spinta di una nostalgia maturata nella desolazione. Le schiere di cloni guidate dal vecchio Krank rapiscono i bambini per alimentare la propria avidità di sogni, intesi sia come immateriali fantasie, sia come oggetti preziosi: un paesaggio fatto di cavi elettrici, macchine ed alambicchi richiede pressantemente la presenza di luci, colori, giocattoli e gioielli per riaccendere la fiamma della gioia. Nell’avveniristica colonia dominata da un cervello privo di corpo, la nuda razionalità è l’unico criterio con cui gli individui possono rapportarsi alla realtà: la loro visione è quella monoculare che esclude l’immaginazione. Essi sono ridotti a ciclopi, costretti a portare una protesi ottica artificiale, il cosiddetto terzo occhio, per poter estendere la loro prospettiva oltre il dato di fatto, fino a cogliere l’apparenza delle cose. È significativo che gli unici abitanti veramente umani di questo luogo siano i personaggi di un circo decaduto, abolito dall’avanzare di un totalitarismo mentale che uccide la fantasia. L’inquadramento, che in 1984 è di carattere politico e in Brazil è di carattere burocratico, in questo film riguarda la stessa creatività, che il regime vorrebbe mettere al servizio della sola produzione in serie, escludendo le invenzioni del caso. Il principio è quello che sostituisce l’industria all’artigianato, la globalizzazione al “localismo”, la cultura di massa imposta dall’alto alla libertà delle scelte personali. Sottrarre i bambini alla genuinità del loro approccio col mondo significa sradicare per sempre ogni germoglio di novità, ogni spunto di originalità, per perpetuare in eterno gli stessi identici modelli. La ripetizione è la primaria causa di invecchiamento, perché solo dal rinnovamento la vita può trovare la forza per resistere alle mutevoli condizioni dell’ambiente: per questo motivo il regno di Krank è condannato a un cupo declino. La città perduta è – come il mito di Persefone, o la Bella e la Bestia - la classica fiaba in cui l’orco è cattivo, però infinitamente triste, e vive in una oscurità, in cui, per invidia o semplice desiderio d’amore, cerca di imprigionare tutti coloro che, invece, appartengono allo splendore del giorno.
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