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Opinione di OGM su Delitto per delitto - L'altro uomo

[Strangers on a Train, USA 1951, Thriller, durata 96', b/n]   Regia di Alfred Hitchcock
Con Farley Granger, Robert Walker, Ruth Roman, Leo G. Carroll




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11/10/2010 voto al film: voto ottimo

Sul film

Il grande genio della tensione, Alfred Hitchcock, mostra come anche la più diabolica idea criminale di tutti i tempi si possa sfaldare, progressivamente, lungo la scia dell’imprevisto. La trama di questo racconto, a suon di attriti caratteriali, riserve morali, equivoci ed inconvenienti, resiste tenacemente alla logica del delitto per delitto, rifiutandosi di chiudere il cerchio del do ut des previsto dall’iniziale piano omicida. La simmetria è perfetta nel progetto teorico, ma la messa in pratica è resa zoppa dalla profonda diversità tra gli individui che dovrebbero effettuare lo “scambio di assassinii”. Il principio di fondo è che la vita, per quanto abbia inevitabilmente un esito mortale, è comunque un gioco, in cui, come in una partita a tennis, conta sì la tecnica, ma conta soprattutto la tattica psicologica. La vicenda del ricatto a cui, in questo giallo, un folle sottopone una persona incontrata per caso sul treno, presenta i due volti della determinazione: quella ossessiva e spietata dell’attacco e quella strenua e disperata della difesa. Il rapporto tra persecutore e perseguitato è la versione rielaborata ed arricchita della classica caccia all’uomo, che qui diventa un confronto bipolare, tra temerarietà e prudenza, tra istinto e ragione, tra bestialità e umanità. In questa contrapposizione, Bruno, un signor nessuno, buono a nulla e succube dei genitori, diventa la controfigura invisibile di Guy, tennista famoso e di successo, di cui realizza il desiderio proibito: quello di liberarsi della moglie, avida e infedele, per poter sposare un’altra donna. Il debito che, suo malgrado, Guy contrae con Bruno in seguito a questo “favore” non richiesto, è un’ombra che tiene sotto scacco la sua coscienza,  e limita la sua libertà, mentre lo costringe ad agire, per proteggere sé e gli altri. La sua lotta è la tipica sfida hitchcockiana dell’individuo contro una minaccia   inattesa e inafferrabile, che, nella vasta filmografia di questo autore, assume le forme più diverse: può scaturire dall’interno dell’anima, ed essere di natura psicanalitica (come in Marnie o in Io ti salverò) oppure provenire dal mondo esterno, come le forze misteriose della natura (Gli uccelli) ed i poteri forti della politica (Il sipario strappato Intrigo internazionale).  Il thriller è, per Hitchcock, più che un rebus da risolvere,  un “dramma enigmatico”, la cui origine è sconosciuta, e per questo crea inquietudine, inducendo i personaggi a mobilitarsi, e a dare corpo alla storia. È  quel punto interrogativo, nascosto dietro le quinte del reale, a scatenare la curiosità, la paura, la passione; ed è questo il tratto comune ai generi poliziesco, spionistico, fantascientifico, che, nella sua variegata produzione cinematografica, il maestro inglese è riuscito ad amalgamare intorno al suo inconfondibile, raffinatissimo stile narrativo, sempre esteticamente attento, e costantemente teso a realizzare un elegante equilibrio tra distacco e partecipazione.   


SI

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