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A luci spente - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Emiliano Morreale

Un copione già sfruttato dal cinema ma un risultato “decoroso” da fiction Tv

Ponzi, già cinefilo di “Cinema e film”, fine regista, scopritore del Nuti al cinema (Madonna che silenzio c’è stasera) e poi autore di robette andanti per cinema e Tv, riappare nei cinema sotto Ferragosto con un film dal tema curioso. È l’8 settembre, i “cinematografari” romani le inventano tutte per non essere costretti a raggiungere gli stabilimenti veneziani dove si vuole far nascere il cinema di Salò. (De Sica ad esempio, con il Vaticano, mette su La porta del cielo). A luci spente racconta una vicenda simile, ma in piccolo: il produttore Benedetti (Bertorelli) e il regista omosessuale Forti (Scarpati) mettono insieme due divi, la sensibile Elena (De Sio) e il vacuo fascista Primo Ratelli (Di Stefano). Mentre impazzano intorno rastrellamenti e coprifuoco, tra le maestranze, munite di lasciapassare vaticano, si ritroverà di tutto, dalla donna ebrea al partigiano comunista. E quasi per caso, nascerà una specie di neorealismo. Il risultato è migliore di operazioni simili realizzate negli ultimi tempi, da Il compagno americano a Signora. Ma resta legnoso negli sviluppi, patisce una ricostruzione d’epoca miserrima, un ritmo soporifero, una colonna sonora morriconeggiante e attori non sempre all’altezza (a parte certi duetti De Sio-Bertorelli). Però, se fosse una fiction Tv, non sarebbe nemmeno delle peggiori.


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