Gang (1974)
Con Keith Carradine, Shelley Duvall, Bert Remsen, John Schuck
La trama
In America, durante la grande depressione, Bowie Bowers, in galera per omicidio, riesce a evadere insieme con due ergastolani: Ted e Chicamaw. In breve i tre divengono compagni di vita e di rapina. Poi Bowie conosce Keechie e comincia a pensare di smettere con quel tipo di vita. Basta ancora soltanto una rapina, quella finale, quella che mette a posto per la vita, ma la fatidica "ultima rapina" va a finire male.
Questo è il Robert Altman dei tempi belli, quello in forma, quello capace di fare un intero film su tre rapinatori senza far vedere mai una rapina. Quello capace di utilizzare il sonoro come nessuno sarebbe mai più riuscito a fare.
L'opinione più votata
Di Marcello del Campo scritta il 18/08/2011 - utile per 17 utenti
Voto al film: 
È interessante notare come il cinema di “genere” (in questo caso il gangster-movie) in America ha una sua continuità, in alcuni casi viene reinterpretato in forma nostalgica del passato anche remoto (Roy Hill), in altri casi come riscoperta di storie che si aprono a nuove modalità dei fatti (Peckinpah e Scorsese), spesso altrove come operazione metalinguistica (Bogdanovich, Milius, Richard) e infine (è il caso di Altman), con un taglio che, recuperando il materiale del “genere”, lo sottopone a un‘operazione di dissoluzione e di decodificazione che mette in crisi antichi miti storici (William Cody, per esempio) e cinematografici (The Gang, Il Lungo addio)
Gang (1973) è ispirato al romanzo Thieves Like Us (titolo originale anche del film) di Edward Anderson, già portato sullo schermo da Nick Ray nel 1947, They Live by Night (La donna del bandito). Altman come Walsh muta le coordinate del “genere” spostando l’azione da uno scenario urbano a uno rurale e immettendo nella narrazione toni malinconici e crepuscolari.
Più che un remake nostalgico e affettivo (Gangster Story, Grissom Gang, ecc.), il film segna “il ritorno del fantasma del film, un aggiornamento del suo desiderio (…) che mette in scena proprio quei momenti che il film gangsteristico e di azione solitamente rimuove. Il film si sposta nel luogo in cui il segno rimane sospeso” (EnricoMagrelli).
Altman opera quindi un’addizione di tempi morti, pause, ritardi nel raccontare.
Dove il classico Walsh sottraeva elementi del banale quotidiano per dare forza alla narrazione e al ritmo, Altman organizza una dilazione del senso. Nello scheletro del “genere” introduce materiali anomali, brandelli di segni solitamente negati al “genere” e inutili ai fini del plot: la presenza della radio, di notiziari, di annunci pubblicitari, la Coca Cola sui cartelli stradali.
Gli eventi della mitologia del quotidiano diventano lo scenario dove agisce il fantasma, quel piacere dello spettacolo negato (cui allude Clarens nel saggio Giungle americane), dalla pressante necessità del reale.
Resta la fiction nella quale si realizza il rimosso e l’amore per un “genere” scomparso nel quale guardare la propria identità
- negative [1]
- sufficienti [4]
- positive [10]
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10 maggio 2012 Opinione di alfatocoferolo su "Gang"
La tecnica non si discute, Altman è marchio di qualità. Ma il film francamente non racconta nulla, l'ennesima storia di gangster con il solito "ultimo colpo" per chiudere la carriera in bellezza destinato a finire come è facile immaginare. L'andazzo è piuttosto monotono e privo di grande tensione ed a nulla servono le risate forzatissime dei tre protagonisti che anziché coinvolgere lo spettatore finiscono per irritarlo. Onestamente l'impressione è che si sia di fronte ad uno sfoggio di...
voto al film: 
30 aprile 2012 Opinione di wang yu su "Gang"
Un cast interessante e bravo, ma la loro pallosa e squallida vita non mi ha interessato particolarmente. voto 5
voto al film: 
2 gennaio 2012 Opinione di Peppe Comune su "Gang"
Bowie (Keith Carradine), Chicamaw (John Schuck) e T-Dub (Bert Remsen) sono tre galeotti che sono riusciti ad evadere da un campo di lavoro del Mississipi. Si nascondono prima nella stazione di servizio di Dee Mobley (Tom Skerrit) e poi da Mattie (Louie Fletcher), la moglie del fratello detenuto di T-Dub. Si specializzano nella rapina alle banche conquistando anche i titoli dei giornali, la loro intenzione è quella di racimolare quanti più soldi è possibile prima di dileguarsi oltre i...
voto al film: 
22 agosto 2011 Opinione di steno79 su "Gang"
Uno dei film di Altman che mi piacciono di più, Thieves like us (che vuol dire "Ladri come noi") è la storia di tre prigionieri che fuggono da un carcere del Mississippi negli anni della Depressione e iniziano a svaligiare banche. Bowie, il ladro più giovane, si innamora di una timida e sgraziata ragazza, Keechie, che conosce a una pompa di benzina. Ma prima di poter fuggire con lei, deve compiere un ultimo colpo con la sua banda... Il film è tratto da un romanzo...
voto al film: 
18 agosto 2011 Opinione di Marcello del Campo su "Gang"
È interessante notare come il cinema di “genere” (in questo caso il gangster-movie) in America ha una sua continuità, in alcuni casi viene reinterpretato in forma nostalgica del passato anche remoto (Roy Hill), in altri casi come riscoperta di storie che si aprono a nuove modalità dei fatti (Peckinpah e Scorsese), spesso altrove come operazione metalinguistica (Bogdanovich, Milius, Richard) e infine (è il caso di Altman), con un taglio che,...
voto al film: 
18 luglio 2011 Opinione di Tex Murphy su "Gang"
Shelley Duvall su tutti, il film ruota attorno a lei e questo è anche il suo limite. Cinque stelle sono comunque troppe. Nota stonatissima: la continua pubblicità alla Coca Cola.
voto al film: 
12 luglio 2011 Opinione di mm40 su "Gang"
Tratto da un romanzo di Edward Anderson, con una sceneggiatura scritta dal regista insieme a Calder Willingham e Joan Tewkesbury, Gang è una storia piana e scorrevole che racconta il disagio - mentale e fisico - di tre criminali riuniti per caso e per forza, destinati loro malgrado a soccombere rovinosamente in uno scenario ostile. Pregio principale: raccontare una storia di violenza senza mettere mai in scena la violenza stessa, tranne che nel cruento finale; difetto principale - e...
voto al film: 
25 giugno 2010 Opinione di will kane su "Gang"
Tra i meno celebrati film di Robert Altman,si inserisce nel filone gangsteristico ambientato negli anni della Grande Depressione,che vide esempi quali "America 1929" di Scorsese:"Gang" è un film di banditi atipico,in cui si assiste a poche sparatorie,eccetto il massacro finale che tale non si può definire,anche perchè consiste nella crivellazione di una baracca da parte di decine di fucili per uccidere un personaggio.Altman racconta di esseri umani probabilmente...
voto al film: 
28 aprile 2009 Opinione di bradipo68 su "Gang"
Romanticismo e Grande Depressione.Hanno ben poco di poetico i tre evasi che si mettono a rapinare banche nell'America della Grande Depressione prostrata dalla crisi economica.Ma il ramo rapine rende sempre e con rischi relativi.Accanto a questo c'è anche la possibilità di innamorarsi.Ed è quello che fa il più giovane dei tre che a differenza degli altri non è un criminale incallito,ma piuttosto un omicida per caso.Quello che forse lo salva ai nostri occhi e ci fa guardare con una certa...
voto al film: 
7 aprile 2007 Opinione di Dalton su "Gang"
Uno dei film decisivi di quell'epoca, oltre che della filmografia di Altman. Benchè le trasmissioni radio siano quelle dell'epoca del proibizionismo.
voto al film: 
- negative [1]
- sufficienti [4]
- positive [10]
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