Opinione di Alitu By Alitu su La fabbrica di cioccolato
Con Johnny Depp, Freddie Highmore, David Kelly, Helena Bonham Carter, Noah Taylor, Christopher Lee, Missi Pyle, James Fox, AnnaSophia Robb, Adam Godley, Julia Winter, Deep Roy
- negative [36]
- sufficienti [27]
- positive [146]
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Sul film
Dopo i cioccolatosi titoli di testa, dove cast e spettatori annegano letteralmente nel cioccolato, c’è da ingrassare al solo guardare, il film ripercorre fedelmente la tracce della pellicola originale..ok i flashback di Willy, la sequenza dei criceti e l’epilogo sono delle new entry (che pignoli!! Ma uscite un po’ di casa!!Non si vive di solo cinema!!), nel complesso piuttosto riverente al prototipo. La storia del piccolo e super poverissimo Charlie alle prese con il biglietto dorato è la più classica delle favole. Charlie, lo steriotipo del bravo bambino, tanto povero quanto ricco di buoni sentimenti, abita, con lo stomaco sempre vuoto o riempito di zuppa di cavoli annacquata, in una catapecchia, insolitamente storta e con travi sconnesse. Nella casa disastrata ma comunque piena d’amore, in un letto matrimoniale proprio al centro della casa, vivono anche quattro nonni molto vecchi ma dalle gags tutt’altro che ammuffite. Il più grande sogno di Charlie è di visitare la fabbrica di cioccolato che troneggia sulla cittadina innevata. L’annuncio che cinque bambini potranno visitarla dopo anni di isolamento se troveranno il biglietto d’oro, dà il via a una serie di situazioni esilaranti e spettacolari in cui il regista Tim Buton ci presenta i personaggi tra lo stereotipato e l’assurdo. Tutti i bambini sono tarati da palesi difetti, dall’obesità alla boria, passando per l’estremizzazione della miseria di Charlie . Con parenti al seguito (primo tra tutti Mr. Senza riporto) i bambini visitano la fabbrica in vista di un misterioso premio finale. I topoi del cinema burtoniano arrivano puntuali: la neve dei titoli di testa così favolisticamente tristi ci rimandano a “Edward Mani di forbici”, altra creatura del regista, colui che ha inventato la neve. In fondo Willy cos’è se non un altro Edward. Creatura che possiede un dono speciale che gli altri non hanno, ma proprio per questo personaggio alienato, senza amici e solo come un cane. Geniale ma asociale, Willy Wonka non ama i bambini, anzi, proprio non li sopporta, odia i contatti fisici (ecco il perché dei guanti): paga lo scotto di un’infanzia infelice e asettica. Charlie è il prescelto non per la sua bella faccia con tanto di occhi da cerbiatto incastonati nel mezzo. Charlie è la versione fortunata di Willy Wonka: stesso animo ma differente famiglia e destino. Tim Burton ci regala un’altra delizia per gli occhi (in tutti i sensi). Tutto è incredibile. Persino la presenza del monolite kubrikkiano trasformato per l’occasione in una tavoletta di cioccolato fondente. Visivamente molto vivace, la pellicola coinvolge con la sua purezza da fiaba, con la spontaneità dei suoi personaggi: siamo tutti sopra la spalla di Charlie quando scarta la barretta di cioccolato contenente il famigerato golden ticket. Un film tutt’altro che retorico sull’importanza della famiglia e sulla difficoltà di affrontare i propri fantasmi personali. Anche se questi hanno l’inquietante aspetto di Christofer Lee come paurosissimo dentista. “La Fabbrica di cioccolato” è una fiaba senza riferimenti temporali in cui lasciarsi scivolare, un viaggio da fare insieme a Willy Wonka e a Charlie. Jonny Depp, di bianco truccato con tanto di pettinatura retro e cilindro in testa, si muove elasticamente e sinuosamente tra prati di zucchero e fiumi di cioccolato spumoso regalandoci un’interpretazione straordinaria. Un film che ingolosisce ad ogni inquadratura. Come per le mitiche tavolette di Willy Wonka, c’è n’è per tutti i gusti.
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