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Opinione di Snaporaz68 su King Kong

[King Kong, USA 2005, Avventura, durata 187']   Regia di Peter Jackson
Con Naomi Watts, Jack Black, Adrien Brody, Jamie Bell, Kyle Chandler




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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22/01/2011 voto al film: voto buono

Sul film

L’importante è esagerare
E’ tutto ipertrofico in questo blockbuster hollywooddiano di Jackson, tutto esagerato dalla lunghezza, dai costi produttivi, alla serie di catastrofi nell’isola dei dannati, al dispiego degli effetti speciali, alla umanizzazione del gorillone innamorato. Sembra un esercizio di megalomania di un regista che sull’onda del successo della Trilogia del Signore degli Anelli, dispone evidentemente di un budget illimitato. Eppure la prima ora del film è ben condotta: la prima scena degli animali in cattività, la costruzione dei grattacieli di New York, la fame dei poveri e dei diseredati ma anche delle attrici comiche come Naomi Watts (che fa il verso a Charlie Chaplin) che si trovano senza lavoro a causa della chiusura del teatro per la crisi economica (ma anche perché la gente non ha molto da ridere). E poi il regista folle (ottimo Jack Black) che vuole oltrepassare i confini della volgarità dilagante e sembra fare il verso al giovane Orson Welles, che crede negli occhi tristi della bella biondina e la coinvolge in questo viaggio verso l’ignoto. E ancora lo sceneggiatore Adrien Brody (convincente in questa prima parte di film) che scrive dialoghi poi stravolti da attori vanesi che non fanno altro che rimirarsi allo specchio. La bella attricetta e lo sceneggiatore nasuto non possono che innamorarsi, (anche se l’amore non è dichiarato ma è tra le righe, nel sottotesto) ma ben presto il nostro scrittore di “voci umane” si troverà a fare i conti con le urla selvagge di un peloso rivale in amore. La nebbia sale e la nave si incaglia tra le rocce dell’Isola del Teschio: l’apparente desolazione è interrotta dalla comparsa degli indigeni perennemente in trance mistica che assomigliano a zombie. Da bravo regista il nostro Jack Black prova a filmare la Verità, girando la sua manovella di fronte riti tribali e dinosauri, ma verrà anche lui travolto dalla necessità di colpi di scena a ripetizione, con mostri d’ogni tipo e razza che emergono come incubi di una mente malata. Qui il film imbocca la strada dell’effettone a tutti i costi, della necessità di stupire, di sbalordire, di meravigliare con un bel gioco di prestigio. Spariscono richiami cinefili, simboli e metafore. E dobbiamo cambiare approccio, prendere il nostro bicchierone di pop corn, spegnere l’interruttore del significato della messa in scena e abbandonarci al fantozziano rutto libero. Così sorridiamo di fronte al balletto o al gioco delle tre palle di Naomi Watts davanti allo spettatore primitivo King Kong, ci lasciamo abbindolare dai salvataggi improbabili, da un palco dove si mostra l’ottava meraviglia del mondo, fino ad arrivare alla scena delle evoluzioni sul ghiaccio e a quella madre dell’ Empire State Building dove il Re Kong abdica per amore della Bella. Sembra proprio che la sarabanda di effetti strabilianti sia uno specchietto per le allodole, una sorta di pezza posticcia a coprire vuoti di senso e contraddizioni poetiche. Tanto lenta la prima parte quanto fulminea e quasi orgasmatica la seconda, tirata giù in fretta e furia perchè forse si stava sforando il già pingue budget. Modellini di cartapesta e navi con fumo nero stranamente immobile contrastano con la apologia della magia del trucco digitale. Naomi Watts e Adrien Brody forse adesso passeranno dal sottotesto alla partitura completa. E’ la Bella che ha ucciso la Bestia, e a noi spettatori primitivi, che non vogliamo mollare il nostro posto in platea per nulla al mondo, che sgranocchiamo schifezze e soffriamo pure di aerofagia, va bene così.


SI

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