Opinione di FABIO1971 su Anna, quel particolare piacere
Con Edwige Fenech, Corrado Pani, Richard Conte, John Richardson
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Guido (Corrado Pani), uno degli uomini di fiducia del boss Riccardo Sogliani (Richard Conte), spietato narcotrafficante milanese, deve cambiare aria per qualche tempo dopo un sanguinoso regolamento di conti tra bande. Si trasferisce a Bergamo, dove conosce l'affascinante Anna (Edwige Fenech), cassiera in un bar, con cui intreccia un'appassionata relazione:
"Forse domani parto".
"Dove vai?".
"Milano".
"Credevo in Australia, da come l'hai detto".
"Nella Milano dove vado io ci sono i selvaggi come in Australia".
Anna, ormai innamorata, decide di seguire Guido a Milano: testimone di un omicidio da lui commesso, finisce ben presto coinvolta nei suoi traffici, reclutata dal boss Sogliani nell'organizzazione e costretta da Guido a prostituirsi. Quando rimane incinta, il suo compagno le intima di abortire: ma Guido viene arrestato e condannato a sei anni di galera per traffico di droga. Anna, allora, fugge a Roma con l'intenzione di tenere il bambino e costruirsi una nuova vita: incontra Lorenzo (John Richardson), un medico, con cui instaura una nuova relazione, rinfrancata e convinta dall'ottimo rapporto che si instaura tra lui e suo figlio. Guido, però, grazie a un'amnistia, esce di prigione e la rintraccia con l'intenzione di riportarla con sè a Milano: scoppia il (melo)dramma...
Anna, quel particolare piacere, prodotto da Luciano Martino, costituisce una delle rare incursioni (prima di specializzarsi nella commedia scollacciata e, in seguito, in quella demenziale) di Giuliano Carnimeo al di fuori dello spaghetti western, che, nel 1973, aveva appena terminato di popolare con personaggi del calibro di Sartana, Alleluja, Camposanto, Spirito Santo, il Passatore e, ultimo arrivato, Tresette. Le ambizioni dell'approccio, che aspira ad evocare le truci efferatezze e la tensione incalzante del nascente poliziottesco e a solleticare piccanti fantasie grazie alla carismatica presenza di Edwige Fenech (che torna a lavorare con Carnimeo dopo Fuori uno sotto un altro arriva il Passatore e Perchè quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer?), si scontrano con il modesto spessore dell'ispirazione e la dozzinalità delle scelte (tipo Pazza idea di Patty Pravo diffusa dal juke box del bar quando Anna fissa affascinata Guido nel giorno del loro primo incontro): la vicenda prettamente gangsteristica, infatti, si riduce a un noioso balletto di esplosioni di violenza e giochi di potere, senza una reale e palpabile tensione spettacolare, mentre i bollori promessi si rivelano pruriti, orchestrati prevalentemente su morbosità assortite e compiacimento voyeuristico piuttosto che sulla sensualità delle atmosfere o sul coinvolgimento di un'escalation di passioni. Neanche la svolta melodrammatica e il cambio di scenario da Milano a Roma riescono a scuotere sceneggiatura (firmata da Ernesto Gastaldi e Francesco Milizia da un soggetto di Luciano Martino e Sauro Scavolini) e messinscena dal torpore che le appiattisce inesorabilmente: il film, così, vira sul patetico, precipita sfrenato nella tragedia strappalacrime e finisce per divenire eccessivo fino al ridicolo (memorabile il primo piano degli occhi sgranati del figlio di Anna quando si ritrova davanti al padre), funestato, oltre tutto, da una scrittura talmente mediocre da allineare situazioni stantie, dialoghi raccapriccianti e personaggi senza spessore, con pochi guizzi realmente convincenti (la sequenza in flashback della sparatoria tra Guido e Anna), scarso appeal spettacolare (nonostante la ricchezza di ambienti in cui si snoda la vicenda, tra ville lussuose, bar, locali notturni, casinò, alberghi, discoteche, ippodromi, gite in motoscafo) e, in definitiva, una generale e insostenibile noia.
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