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Opinione di arkin su Cinderella Man





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04/11/2011 voto al film: voto buono

Sul film

Hollywood ama le storie di pugili e sportivi. Ancor di più quelle vere, in cui è presente un riscatto dell'eroe che deve affrontare mille avversità ed ostacoli per riuscire a rimettersi in piedi, o a realizzare il suo sogno. E' praticamente infinita, la lista di films in cui questo avviene: da The fighter, a Il più bel gioco della mia vita, Invincibile,Seabiscuit...e questo, solo per citarne alcuni.  Difficile, quindi, porsi davanti all'ennesima opera sul tema del singolo che riesce a sfidare situazioni di estrema difficoltà per vincere(o tornare a farlo).  In Cinderella man, poi, ci sono tutte le tematiche appartenenti al filone: le difficoltà finanziare e sociali, la lotta di classe, il momento in cui il campione è soverchiato dalle difficoltà e sembra messo al tappeto, la capacità di reagire, un avversario temibile e pericoloso, la propria posizione che diventa simbolo di speranza nazionale, superando le barriere della sfida singola... In realtà, non c'è nulla di nuovo nell'opera di Howard, e nulla che non sia rintracciabile in dozzine di altri film del genere. Anche la splendida figura dell'allenatore Giamatti  non è poi così unica, se si pensa al fantastico caddy di Ouimet in "Il più bel gioco della mia vita"(anche se si tratta di due personaggi diversi in senso caratteriale, sono entrambi dotati di una tale personalità da "seppellire" quasi l'eroe). Alla fine, quindi, penso che l'unico metro di giudizio sia rappresentato dalla credibilità della storia e dal modo in cui questa viene rappresentata. E Howard, in questo, fa un ottimo lavoro: grande empatia si prova per Braddock quando lentamente scivola in un abisso di povertà e problemi, e benché il personaggio della Zellweger risulti un tantino stereotipato(la mogliettina perfetta con permanente e sorriso anche in mezzo al freddo e agli stenti), il modo in cui poi Crowe combatte con una rabbia incanalata da tutte le cose che ha patito(in questo è splendido il secondo incontro, quando reagisce ai pugni ricordando la fame e gli stenti sopportati dai figli) è convincente, efficace, e crea il sufficiente legame emotivo da spingere lo spettatore a partecipare alla storia fino in fondo, mentre il bravo Crowe- ironico e potente, scalza avversari più giovani, più preparati e più famosi con la disinvoltura e il coraggio di chi ha sopportato cose molto più serie e gravi di un incontro di boxe.  In definitiva, sono la bravura del regista e degli attori a rendere un'opera altrimenti ovvia e ritrita, qualcosa di vitale e fresco.

Sulla regia di Ron Howard

sempre bravo

Sull'interpretazione di Russell Crowe

Presenza fisica incredibile, lotta col corpo e con lo sguardo, senza dimenticare l'ironia e le sfumature della parte. Un divo.

Sull'interpretazione di Renée Zellweger

il personaggio più ovvio.

Sull'interpretazione di Paul Giamatti

Magnifico, umano, vitale. Un grande attore.


SI

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