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Opinione di AIDES su Germania anno zero





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14/05/2010 voto al film: voto buono

Sul film

Tra cumuli di macerie e resti di esistenze trascinate e anonime, scorci assolati inaspriscono l’ombra lunga del presunto pessimismo rosselliniano. Racconto scarno dalla narrazione latitante, secco, duro e spigoloso, scevro da fregi retorici, tra registrazione della realtà e dramma individuale, mestamente ripiegato e spiegato paratatticamente sul delinearsi di una generale, epocale sconfitta umana al di là degli schieramenti e delle ideologie. Accade il nulla in Germania anno zero. Lotte quotidiane della sopravvivenza, e sopravvivenza della lotta, bestiale, di tutti contro tutti, per una saponetta, un pezzo di pane, una bilancia che pende penosamente sull’esasperazione della disperazione contro ogni umana ragione. Accade il vuoto di senso della realtà in cui s’agitano come mosche esistenze insignificanti, il disgregarsi della ragione e delle speranze. Nella narrazione svuotata, accade -come nei film neorealisti a mio parere più interessanti- che l’azione lascia il posto allo sguardo, alla visione cruda dello squallore e dell’inaccettabile malignità della realtà. La visione di Edmund dunque, dell’infanzia ferita -già adulta e negata non solo dalle urgenze e oppressioni quotidiane del disastro postbellico, ma più in profondità, da una solitudine ingiusta e impietosa- che abbandonata a se stessa, è la prima e principale vittima dello scempio storico-sociale. L'azione brancola nel vuoto, ma il gesto finale segna l'intero film come la scalfittura di un epitaffio. Infine, la visione che il regista chiede allo spettatore durante l’incipit che rivela esplicitamente lo scopo etico-civile dell’opera, in cui l’estetica non ha spazi di dominio, (est-etica, asciutta e severa), e parla diretta alla coscienza. Già perché cosciente è Edmund, e la sua fine è quella stessa dell’innocenza in un tempo di regressione ferina e brutalmente irrazionale.


SI

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