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Edmond - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Pier Maria Bocchi

Esce con due anni di ritardo il film da una pièce di Mamet che tanto avrebbe voluto essere cult

Dopo secoli di giacenza nel listino, la Fandango s?è finalmente decisa a distribuirlo. Anche se non si capisce con quale tempestività. Edmond è diretto da un regista horror cult, è tratto da una pièce di un autore cult (David Mamet), e avrebbe voluto tanto diventare un (piccolo) cult. Ma il breve film di Gordon perisce sotto i colpi della filosofia spicciola di un testo teatrale predicatorio, semplicistico e vecchio (è del 1982, e si sente). Il viaggio del protagonista nell?inferno psicotico di una notte metropolitana lambisce eventi che sono ?tematiche?: razzismo, virilità, maschilismo, white power, tutto in fila sino al capovolgimento finale, che suona da sberleffo ma di certo non è meno retorico. Il percorso a tappe tra bar, peep-show e bordelli come sintomo di un malessere e di una precarietà identitaria e sociale: insomma, un po? pochino, se si pensa che negli anni ?60 e ?70 storie simili erano all?ordine del giorno. Il problema, dunque, è nel manico. E la noia, purtroppo, fa capolino quasi subito. Restano alcuni scorci, certi affondi dialettici, una sozzeria generale d?antan, un paio di sguardi, l?assolo di William H. Macy che può piacere: ma non basta a salvare la baracca.


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