Opinione di joseba su Le parfum de la dame en noir
Con Denis Podalydès, Sabine Azéma, Jean-Noël Brouté, Pierre Arditi, Isabelle Candelier
Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Joseph Rouletabille e il fedele Sainclair assistono al matrimonio di Mathilde e Robert Darzac, finalmente sposi dopo i drammatici eventi del castello del Glandier. Terminata la cerimonia, Joseph conduce l'amico nel collegio dove ha passato l'infanzia per rivelargli quello che lo tormenta: Mathilde è la dama in nero che andava a visitarlo regolarmente nel parlatorio portandogli ogni volta in dono una brioche. Allertati dalla richiesta di aiuto di Robert Darzac, che in chiesa aveva consegnato furtivamente a Rouletabille un ritaglio di giornale, i due amici si precipitano al Castello d'Ercole, dove i novelli sposi, ospiti di Arthur e Edith Rance, trascorreranno la luna di miele. Sul castello incombe la minacciosa riapparizione di Frédéric Larsan, primo marito di Mathilde e inafferrabile criminale.
Presentato Fuori Concorso alla 62a Mostra del Cinema di Venezia, Le parfum de la dame en noir è la quarta trasposizione cinematografica dell'omonimo feuilleton di Gaston Leroux e il secondo adattamento delle avventure di Joseph Rouletabille reporter realizzato da Bruno Podalydès. Dopo Le Mystère de la chambre jaune (2003) Podalydès si dedica al suo seguito, azzeccando l'equilibrio tra enigma e burlesco già ottenuto nella riduzione di due anni prima. La libertà nei confronti della fonte letteraria è più spiccata rispetto al film precedente: i riferimenti geografici e cronologici si fanno più sfumati e astratti, la pellicola situandosi in un contesto pressoché atemporale e geograficamente indefinito (le riprese si sono svolte sull'isola di Port-Cros, la più selvaggia dell'arcipelago provenzale di Hyères).
Cogliendo perfettamente i temi centrali del romanzo di Leroux (l'attrazione edipica tra Rouletabille e la madre, l'illusorietà delle apparenze, il romanticismo palpitante), Podalydès ricava dal pirotecnico feuilleton lerouxiano una commedia poliziesca funambolica e giubilatoria in cui a trionfare è il gusto della masquerade e dell'inganno. Ancor più che nella trasposizione precedente, il cineasta, sceneggiatore e attore (nel film interpreta il ruolo dell'istrionico Arthur Rance) spinge sul pedale dell'imagérie fumettistica e del gioco di prestigio, ispirandosi alle bande dessinées di Tintin e dedicando la pellicola al famigerato prestigiatore del XIX secolo Jean-Eugène Robert-Houdin (1805-1871). Un polar comique fantasioso, mirabolante e, soprattutto, francese fino all'ultimo fotogramma. Unico neo: se non si è visto Le Mystère de la chambre jaune il secondo pannello del dittico rischia di apparire un filo sconclusionato.
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