Opinione di mondolariano su Il giardino delle streghe
Con Simone Simon, Kent Smith, Jane Randolph, Ann Carter
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Sul film
Maledetto sia il tempo che passa, se permette di dimenticare certi capolavori della storia del cinema. Questo “giardino” andrebbe coltivato ogni anno, sostituendo magari qualche fiore avvizzito (il doppiaggio italiano da rifare) ma mantenendo intatta la pianta.
Un’analisi della psicologia infantile generata dalla solitudine: la bimba che insegue farfalle e parla ai fantasmi. Uno splendido ghost a tinte sfumate, sequel del più cupo “Il bacio della pantera” e apprezzabile esclusivamente da chi ha il dono di essere sensibile. Eppure, chiunque potrebbe ritrovare se stesso in queste vittime femminili dell’incomprensione altrui: Irena, la bambina, la vecchia pazza, la figlia ripudiata (diafana figura tipica dei racconti di Edgar Allan Poe, che forse andava approfondita un po’ meglio). Le musiche di Schubert e di Chajkosvkij fanno il resto, col tema della “Patetica” che emerge dal profondo, come se volesse chiudersi in una tomba isolata dal resto del mondo; tomba che però non è riconducibile alle candide fantasie di Amy ma al male che gli altri potrebbero farle, quell’essere “in balìa della vita” che genera un senso di macabra e struggente tenerezza.
Il regista Robert Wise (subentrato al licenziato von Fritsch) fu anche il montatore di “Quarto potere”. Da conservare in cineteca.
Commenti
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16 gennaio 2011, 23:30 di Neve Che Vola
Senza dubbio un grande film. La musica di Schubert è inesistente nella versione originale americana, ma la dimensione religiosa dell'introduzione della sinfonia D.944 la trovo comunque adatta alla valenza spirituale del film.
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