Dark Water - La recensione di FilmTv
Con Jennifer Connelly, John C. Reilly, Tim Roth, Dougray Scott, Pete Postlethwaite
La recensione di FilmTv
Walter Salles rifà un famoso horror di Nakata Hideo. Con un risultato sorprendente
Ciò che nessuno si aspettava. Il regista di I diari della motocicletta che rifá l’horror materno di Nakata Hideo? Lesa maestà. Invece no. Perché l’operazione corre su coordinate molto simili a quelle operate da Gore Verbinski per The Ring. Nel riproporre la vicenda della mamma e della figlia che in un condominio cadente e letteralmente gocciolante sono inondate da un passato ingombrante e da un altro passato tragico in cerca di nuova protezione, Salles e lo sceneggiatore Rafael Yglesias scelgono di eliminare quasi del tutto lo spavento fine a se stesso, abbandonando con intelligenza anche tutto l’armamentario giapponese contemporaneo di genere post-Ringu: e parlano con estrema serietà di madri che non ce la fanno a reggere il peso delle responsabilità di ruolo, di ereditarietà asfittica che la buona volontà non riesce a cancellare, di claustrofobia affettiva (e non familiare) odierna, di sacrifici mortali necessari. La regia è rigorosa, e ha il coraggio di prendersi il suo tempo (è dunque molto lontana dall’horror di cassetta); lo sguardo sulla struttura schiacciante della metropoli, prigione dell’uomo come dello spirito, è molto convincente; e Jennifer Connelly dà un’ottima prova d’attrice. Non serve confrontarlo qualitativamente con l’originale: Dark Water riesce a elaborare le stesse argomentazioni con coscienza contestuale e direi perfino politica.
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