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Dark Water - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Pier Maria Bocchi

Walter Salles rifà un famoso horror di Nakata Hideo. Con un risultato sorprendente

Ciò che nessuno si aspettava. Il regista di I diari della motocicletta che rifá l’horror materno di Nakata Hideo? Lesa maestà. Invece no. Perché l’operazione corre su coordinate molto simili a quelle operate da Gore Verbinski per The Ring. Nel riproporre la vicenda della mamma e della figlia che in un condominio cadente e letteralmente gocciolante sono inondate da un passato ingombrante e da un altro passato tragico in cerca di nuova protezione, Salles e lo sceneggiatore Rafael Yglesias scelgono di eliminare quasi del tutto lo spavento fine a se stesso, abbandonando con intelligenza anche tutto l’armamentario giapponese contemporaneo di genere post-Ringu: e parlano con estrema serietà di madri che non ce la fanno a reggere il peso delle responsabilità di ruolo, di ereditarietà asfittica che la buona volontà non riesce a cancellare, di claustrofobia affettiva (e non familiare) odierna, di sacrifici mortali necessari. La regia è rigorosa, e ha il coraggio di prendersi il suo tempo (è dunque molto lontana dall’horror di cassetta); lo sguardo sulla struttura schiacciante della metropoli, prigione dell’uomo come dello spirito, è molto convincente; e Jennifer Connelly dà un’ottima prova d’attrice. Non serve confrontarlo qualitativamente con l’originale: Dark Water riesce a elaborare le stesse argomentazioni con coscienza contestuale e direi perfino politica.


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