Ginger e Fred (1986)
Con Marcello Mastroianni, Giulietta Masina, Franco Fabrizi
La trama
Amelia e Pippo, in arte Ginger e Fred, avevano avuto successo sui palcoscenici di provincia nei lontani anni Quaranta. Si ritrovano, dopo decenni, per partecipare a un varietà di vecchie glorie organizzato da una televisione privata. Un'esperienza da incubo, ma ai due resterà il piacere di essersi ritrovati per un momento.
Fellini prende posizione la Tv e contro l'edonismo degli anni Ottanta. Mastroianni e la Masina illuminano la scena; il grande riminese ha fatto di meglio, ma alcuni momenti (l'arrivo alla stazione) e l'atmosfera angosciosa hanno il tocco del maestro.
L'opinione più votata
Di Snaporaz68 scritta il 14/05/2011 - utile per 10 utenti
Voto al film: 
Il cinema è grande, la televisione un po’ più piccola diceva Riccardo Pangallo, ma la piccolezza è accompagnata da una pericolosità devastante e, da una metastatizzazione violenta e irreversibile con una influenza deleteria su tutti gli strati sociali.
Il film si apre con l’arrivo di Ginger (Giulietta Masina, splendida e in parte, altro che Giulietta Degli Spiriti) in una stazione Termini stravolta da osceni cartelloni pubblicitari e zamponi giganteschi addobbati come alberi di natale (molto kitsch). Giulietta li guarda e leggiamo nel suo viso che si corruccia in una smorfia (smorfia da Gelsomina, stupore da Cabiria) l’enorme distanza fra il suo mondo e quello attuale. In un cartellone c’è scritto Roma pulita= Italian Style ma basta dare un’occhiata di fuori e subito notiamo centinaia di rifiuti accatastati alla buona che deturpano il paesaggio. Ginger è tornata a Roma (da Santa Margherita Ligure) per partecipare a una trasmissione televisiva (Ed Ecco a Voi) con il suo vecchio compagno di tip tap, Pippo Boticelli in arte Fred (Marcellino Mastroianni anche lui in ottima forma) con cui ha fatto furore nel decennio 1940-1950.
Dovunque la televisione, ossessiva compulsiva, ipnotizzante. Che ci sia una partita di calcio o un quiz, una pubblicità volgare o un concerto chiassoso, tutti lì ipnotizzati a guardarla, inebetiti, dimentichi del proprio lavoro e delle responsabilità. Il portiere dell’alberbo Manager che ospita Ginger ( e tutti i buffi partecipanti della trasmissione “Ed Ecco a Voi”) non fa che guardare la partita, cosi come il portantino che chiede la mancia a Ginger e tutti i commensali mentre stanno cenando. Sembra una attrazione magnetica, un potere assoluto ben simboleggiato da un antennone in primo piano e un occhio di bue che penetra dentro casa,violando l’intimità. Di contorno la solita umanità Felliniana allo stato terminale Trans in missione nelle carceri per conto di Dio, Siciliani che biascicano una lingua incomprensibile, nani ballerini, frati in lievitazione, chirurghi plastici avidi, motociclisti (Roma!) in girotondo, uomini capaci di mettere in cinta donne con il solo sguardo, ammiragli con la demenza senile, mucche con 15 tette, la casalinga privata per esperimento per un mese della Televisione (“mai più senza TV”), gente che registra voci dell’aldilà (pippoooo, pippoooo), il camorrista che vuole cantare (nel senso musicale del termine), l’aiuto regista che non gliene può fregare un cazzo di tutto questo circo equestre, basta che faccia audience. Quando compare Pippo Botticelli sulla scena, in arte Fred, già abbiamo visto un bel po’ di tipi e abbiamo il suo stesso sorriso sornione sulle labbra. ESPANDI +
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15 aprile 2012 Opinione di steno79 su "Ginger e Fred"
Ultimo film di rilievo di Fellini, è un'opera dove il grande riminese si è fatto prendere un pò troppo la mano nel suo furore polemico contro la Televisione commerciale degli anni 80 e la società dello spettacolo ormai degradata, ma resta anche una pellicola malinconica che tocca tematiche di indubbio interesse e che al centro ha due caratterizzazioni di ottimo livello offerte dalla coppia Masina-Mastroianni. Il punto è proprio questo: la vicenda dei due anziani ballerini di tip-tap che...
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10 marzo 2012 Opinione di GIMON 82 su "Ginger e Fred"
Gli anni 80 segnano l'era di un nuovo cambiamento nella societa' italiana,come profetizzato da Pasolini circa quindici anni prima si sono persi i valori della cultura popolare per lasciar spazio a nuovi "valori"che sono alienanti e nevrotizzanti come l'edonismo e il consumismo sfrenato,tali "valori" non possono che creare una sorta di giustificato smarrimento in uomo di arte e di cinema qual'e' Fellini,il maestro ci vuole trasmettere in questa pellicola dal tono gradevole e malinconico tutta...
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14 maggio 2011 Opinione di Snaporaz68 su "Ginger e Fred"
L'ALBA DEL BERLUSCONISMO Nel 1985 esce “Ginger & Fred” e viene definito dallo stesso Fellini “la dolce vita degli anni 80” solo che “non c’è piu Via Veneto ma la “presenza massiccia e volgare della televisione”. Il cinema è grande, la televisione un po’ più piccola diceva Riccardo Pangallo, ma la piccolezza è accompagnata da una pericolosità devastante e, da una metastatizzazione violenta e...
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8 ottobre 2010 Opinione di Utente rimosso (signor joshua) su "Ginger e Fred"
Ginger Rogers e Fred Astaire come simbolo della decadenza del cinema e dell'intrattenimento: si perde qualsiasi accenno di bellezza umana, ogni briciolo di vitalità, non esiste e non esisterà più lo spettacolo in grado di far trascorrere piacevolmente alcuni momenti grazie agli artisti veri; questi ultimi sono solo le ombre di loro stessi, troppo consumati dalla stanchezza, dalla fatica e dai rimorsi, portati dall'inevitabile revisione finale della propria vita. Tutto...
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14 febbraio 2010 Opinione di bradipo68 su "Ginger e Fred"
Il je accuse felliniano contro la spazzatura che avanza impietosa nella tv e negli spettacoli degli anni 80 si fonde con una gentile riflessione sul ruolo della terza età e una rievocazione nostalgica di una vecchia storia d'amore e di un periodo che non c'è più.Pippo e Amelia negli anni 40 campavano facendo numeri di ballo imitando la magica coppia formata da Fred Astaire e Ginger Rogers.ora sono stati chiamati nel casting di uno show per un network televisivo privato...
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12 febbraio 2010 Opinione di ed wood su "Ginger e Fred"
Film discusso e discutibile, ma coerente al 100% con poetica ed estetica felliniane. La freak parade tipica della civiltà televisiva ben si addice all'immaginario grottesco che abita le pellicole dell'Autore riminese. Il film compie, con il consueto disincanto, una caricatura della trivialità della TV commerciale anni 80, infilando una sequela di gags ora riuscite ora banali. Sospeso fra genio e guitto, questo tardo Fellini cade purtroppo, in alcuni momenti, nella stessa...
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8 febbraio 2010 Opinione di IGLI su "Ginger e Fred"
Discretto film sulla televisione di Fellini con tanta confusione negli studi televisivi. Ottimi gli interpreti tra cui spicca l'eterno Mastroianni.
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1 marzo 2009 Opinione di mm40 su "Ginger e Fred"
Fellini coglie l'occasione del revival di un certo tipo di spettacolo (e di approccio artistico), che è poi quello della sua gioventù, ormai datato e ridicolizzato, per denunciare con toni fra l'ironico e l'allibito la violenta rivoluzione in atto nella società odierna. Tutto parte dalla tv e la pubblicità è la sua arma più pericolosa: invadente e nociva, chiude la mente, uccide la fantasia e propone falsi modelli lontani da quelli presumibilmente sani che all'epoca di Pippo e Amelia...
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12 agosto 2008 Opinione di LorCio su "Ginger e Fred"
C’è chi sostiene che “Ginger e Fred” sia il punto di non ritorno nell’itinerario felliniano. Quello finale, ossia la costruzione dell’epilogo. Secondo chi avvalora questa tesi, è il film che ha dato origine alle atmosfere silenziosamente disperate di “Intervista” e “La voce della luna”. E dunque un Fellini, più che irriconoscibile, rinchiuso nel suo mito onirico e perso in percorsi artificiosi. Per chi scrive, invece, “Ginger e Fred” sfiora il capolavoro. Non solo...
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29 giugno 2008 Opinione di sasso67 su "Ginger e Fred"
L'ultimo film degno di Fellini è, nel suo genere, un piccolo capolavoro. "Ginger e Fred" è, secondo me, essenzialmente tre cose: un'elegia della terza età, tempo da non sprecare checché ne sia stato degli anni precedenti; una satira della televisione; un'amara riflessione sulla volgarità imperante alla fine del Novecento. Ovviamente, con il senno di poi, il secondo aspetto è quello che più balza agli occhi, e quello per cui il film di Fellini acquista quasi la qualità di una centuria...
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