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Opinione di Snaporaz68 su Ginger e Fred





Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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14/05/2011 voto al film: voto buono

Sul film

L'ALBA DEL BERLUSCONISMO Nel 1985 esce “Ginger & Fred” e viene definito dallo stesso Fellini “la dolce vita degli anni 80” solo che “non c’è piu Via Veneto ma la “presenza massiccia e volgare della televisione”.
Il cinema è grande, la televisione un po’ più piccola diceva Riccardo Pangallo, ma la piccolezza è accompagnata da una pericolosità devastante e, da una metastatizzazione violenta e irreversibile con una influenza deleteria su tutti gli strati sociali.
Il film si apre con l’arrivo di Ginger (Giulietta Masina, splendida e in parte, altro che Giulietta Degli Spiriti) in una stazione Termini stravolta da osceni cartelloni pubblicitari e zamponi giganteschi addobbati come alberi di natale (molto kitsch). Giulietta li guarda e leggiamo nel suo viso che si corruccia in una smorfia (smorfia da Gelsomina, stupore da Cabiria) l’enorme distanza fra il suo mondo e quello attuale. In un cartellone c’è scritto Roma pulita= Italian Style ma basta dare un’occhiata di fuori e subito notiamo centinaia di rifiuti accatastati alla buona che deturpano il paesaggio. Ginger è tornata a Roma (da Santa Margherita Ligure) per partecipare a una trasmissione televisiva (Ed Ecco a Voi) con il suo vecchio compagno di tip tap, Pippo Boticelli in arte Fred (Marcellino Mastroianni anche lui in ottima forma) con cui ha fatto furore nel decennio 1940-1950.
Dovunque la televisione, ossessiva compulsiva, ipnotizzante. Che ci sia una partita di calcio o un quiz, una pubblicità volgare o un concerto chiassoso, tutti lì ipnotizzati a guardarla, inebetiti, dimentichi del proprio lavoro e delle responsabilità. Il portiere dell’alberbo Manager che ospita Ginger ( e tutti i buffi partecipanti della trasmissione “Ed Ecco a Voi”) non fa che guardare la partita, cosi come il portantino che chiede la mancia a Ginger e tutti i commensali mentre stanno cenando. Sembra una attrazione magnetica, un potere assoluto ben simboleggiato da un antennone in primo piano e un occhio di bue che penetra dentro casa,violando l’intimità. Di contorno la solita umanità Felliniana allo stato terminale Trans in missione nelle carceri per conto di Dio, Siciliani che biascicano una lingua incomprensibile, nani ballerini, frati in lievitazione, chirurghi plastici avidi, motociclisti (Roma!) in girotondo, uomini capaci di mettere in cinta donne con il solo sguardo, ammiragli con la demenza senile, mucche con 15 tette, la casalinga privata per esperimento per un mese della Televisione (“mai più senza TV”), gente che registra voci dell’aldilà (pippoooo, pippoooo), il camorrista che vuole cantare (nel senso musicale del termine), l’aiuto regista che non gliene può fregare un cazzo di tutto questo circo equestre, basta che faccia audience. Quando compare Pippo Botticelli sulla scena, in arte Fred, già abbiamo visto un bel po’ di tipi e abbiamo il suo stesso sorriso sornione sulle labbra. Fred sa fa parte del gioco, che viene usato da una Tv senza scrupoli in cerca di vecchie glorie, sa che tutto questo non è che l’inizio della fine, l’instupidimento della società con neo primitivi televisivi, orde di suburbani teledipendenti, una immondizia culturale ben peggiore di quella sulle strade. Fred è lì solo per Ginger, per rivederla ancora dopo 40 anni, riprovare l’emozione di un addio che lo ha portato in manicomio, folle d’amore , riprovare a riprendere una storia che forse non doveva essere interrotta.Riprovare ad essere come un tempo: ma è vecchio, con crampi a una gamba (ahi autobiografico!), alcolizzato e con problemi alla prostata. Guarda ancora l’ingenuità di Ginger e se ne commuove. Fa gli scongiuri sentendo le voci dell’aldilà che forse chiamano lui (pippooooo) ma poi ammette con un candore disarmante:”Da un po’ di tempo mi pare di sentire che presto lascerò tutto, le cose mi guardano in maniera strana come se mi volessero salutare…”. Noi ci dobbiamo ribellare alle ingiustizie, noi dobbiamo dire agli italiani che sono 60 milioni di pecoroni urla Fred. Ma sono piccoli sussulti di un cuore stanco. E’ bello vedere Ginger e Fred provare il loro ballo, è bello vedere che ci credono ancora: lui che fuma una sigaretta bogartiana e si imbarca nel transatlantico, lei che lo saluta commossa sul suono della nave che parte e riesce a strappargli un ultimo ballo di tip tap.Sono pronti adesso per il grande spettacolo Ed ecco a voi, tra poco tocca a loro il grande debutto televisivo. Il presentatore con il sorriso di plastica è il grande grandissimo Franco Fabrizi (ve lo ricordate ne I Vitelloni, mentre insidia la moglie del suo datore di lavoro e poi prende un sacco di cinghiate dal suocero?) qui davvero immenso e perfetto nel cambio repentino di espressione al momento in cui si accendono le luci in trasmissione e si va in onda. Quanto è vero nella sua falsità di grande imbonitore che strappa applausi telecomandati!
E Ginger e Fred ? Proprio nel momento di iniziare il pezzo musicale, si spengono le luci. C’è Buio, e un silenzio irreale nello studio televisivo. Il pubblico rumoreggia solo a tratti e l’atmosfera è irreale. Ma qui il film decolla, nel ripensamento logico di Fred, nella rabbia infantile di Ginger, in questa bellissima frase che sintetizza tutto il film, detta abassa voce da Fred:”Siamo due fantasmi, che vengono dal buio e nel buio se ne vanno. Andiamocene Ginger, scappiamo via…”
Ma proprio mentre stanno per lasciare la scena, nel momento in cui Fred fa quel gesto che ha reso celebre Alberto Sordi nei Vitelloni e sussurra “Teledipendenti tiè!” ecco si riaccendono le luci e i due non possono negare un ultimo commovente ballo sulle note di Hotel Continental.
Dopo il ballo (finito con un grande applauso, ma non c’è tempo di goderselo) i due si ritrovano alla Stazione Termini per un ultimo addio. Fred soffia sulla mano e mima la sirena della nave, Ginger alza le spalle un po’ rassegnata, un po’ Paoletta, un po’ Gelsomina. Stavolta non c’è il mare a suggellare l’addio. C’è la televisione. E’ l’alba di una nuova era. Un' immagine, adesso lo possiamo dire, terribilmente profetica….


SI

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