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La marcia dei pinguini - La recensione di FilmTv

[La marche de l'empereur, 2005, durata 85']   Regia di Luc Jacquet



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La recensione di FilmTv

di Enrico Magrelli

Uno splendido documentario “non disneyano” che catalizza empatia e memoria genetica

L’odissea vissuta e interpretata, ogni anno, dai pinguini imperatori per garantire la sopravvivenza della loro specie è meravigliosa e drammatica. Giorni e chilometri di una marcia piena di insidie per raggiungere un luogo sicuro (l’idea di sicurezza ha una quantità imponderabile di sfumature) per accoppiarsi, aspettare che l’uovo sia deposto, scambiarsi i ruoli tra maschi e femmine (i primi accolgono sui loro piedi il prezioso e delicato erede e le seconde partono verso il mare per nutrirsi e fare rifornimento di cibo per il nascituro), aspettare, schiaffeggiati dal vento gelido e sfiniti dalla fame, che l’uovo si schiuda e che i pulcini vengano al mondo sono le fasi di un immutabile, antichissimo ciclo naturale che stupisce, intenerisce, suscita un’empatia profonda tra animali: gli esseri umani/spettatori e gli uccelli che non sanno volare. Un’empatia che attiva una qualche memoria genetica e che proietta su questa avventura antartica intuizioni, paure, sentimenti, concetti antropomorfi. Memoria genetica ed empatia sono catalizzate dal regista biologo Luc Jacquet in uno splendido documentario narrativo (mostra e romanza) che non è la visita allo zoo democratico e umanizzato dei documentari disneyani e non è l’accurato e spettacolare filone etologico-scientifico dei tanti film sulla natura realizzati per la Tv.


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