Opinione di Snaporaz68 su Munich
Con Eric Bana, Daniel Craig, Ciarán Hinds, Mathieu Kassovitz, Hanns Zischler, Ayelet Zurer, Geoffrey Rush
- negative [19]
- sufficienti [15]
- positive [92]
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
PETER PAN E L'ISOLA CHE NON C'E'
Steven Spielberg, ex grande imbonitore,ex bravo artigiano del cinema spettacolo puro, finalmente in una prova d’autore.Stavolta si deve riconoscere che ha sfornato un film solido, altro che girato in fretta e cerchiobottista. Non da un colpo al cerchio e uno alla botte, no, no , questo è proprio il film dove ha il coraggio di puntare il dito contro quell’ebreo che non vuole spezzare il pane insieme a un altro fratello ebreo sullo sfondo di un panorama newyorkese che un altro Settembre (quello del 2001) modificherà irreparabilmente.
Spielberg, l' ebreo Spielberg tira fuori dal cilindro il più grande atto d’accusa contro l’odio preconcetto, contro la violenza per la violenza, indipendentemente da che parte sorga.
Autocritica lucida e spietata condotta con un rigore estremo e una attenzione particolare alle frasi dette dai protagonisti. Peter Pan è cresciuto e adesso fa una autoanalisi quasi maniacale dei difetti di un tempo. Volete un esempio: c’è un dialogo a metà film, il protagonista Avner (un Eric Bana duttile e convincente) dice alla moglie che ha da poco partorito “tu sei la mia casa..”e la moglie con un sorriso beffardo “non ti sembra un po’ banale?”. Spielberg supera il suo grande limite e fa lui stesso splendida autocritica.
Il film zoppeggia solo in un momento, quando Avner chiama casa e al telefono, sentendo la voce della figlia, scoppia a piangere. Ma onestamente è una breve caduta di gusto e non impatta minimamente nell’economia del film. Film che è invece incalzante e avvincente nel presentare le diverse spedizioni punitive del commando fuorilegge ebreo in varie città d’Europa, Roma, Parigi, Atene, Londra, quasi a volere suggerire una metastatizzazione della violenza. Dov’è che è eccezionale Spielberg?: nell’operare un progressivo mutamento nel carattere dei personaggi. Più la violenza aumenta e diventa raccapricciante più i protagonisti, a uno a uno avvertono il disagio e la coscienza che probabilmente stanno passando dalla parte del torto. Il dubbio si insinua serpeggiando e a volte li rende impacciati e molto umani in queste azioni paramilitari. C’è la sensazione che Avner (padre della luce in ebraico) si accorga che la sua abitudine al sangue e alla violenza, il suo acquisito apparente cinismo e facilità nell’uccidere un altro uomo lo abbiano portato fuori dai confini dell’umanità e della civiltà. Sono uomini che sbagliano, che tremano, che non riescono a sfilare una pistola dalla tasca, che creano bombe o troppo deboli o troppo potenti (grandissimo Mathieu Kassovitz, il regista de L’Odio), che sparano a una donna e poi riconoscono di averne leso la dignità non coprendone il nudo cadavere, che diventano paranoici perché il male che essi hanno compiuto adesso li insegue ad ogni battito di porta, ad ogni ombra furtiva, ad ogni macchina sospetta. Sparare a una donna o a un ragazzino o a un pericoloso terrorista non fa più molta differenza. Uomini comuni e non superuomini da fantascienza. Uomini che vorrebbero farsi una bella olandese appetibile (contro la regola del suo vecchio cinema Spielberg fa desiderare ad Avner l’incontro clandestino oltre a fargli possedere la moglie in cinta), uomini che hanno la coscienza che forse i propri padri non sono eroi e che le madri sono troppo prese da odi atavici e fratture insanabili per accorgersi della crisi dei figli. Il grande dubbio è:Ma se ci sono le prove di un coinvolgimento diretto o indiretto di queste persone nella strage di Monaco del Settembre Nero perché non arrestarli e processarli civilmente?. Forse la risposta è troppo semplice: di prove non ne esiste nemmeno l’ombra. Solo sospetti e con i sospetti si rischia nuovamente lo sterminio di uomini innocenti. Forse la risposta è meglio negarsela per non impazzire. Il grido d’orrore di Spielberg è altissimo e senza retorica e il finale del film lo conferma. La tristezza durerà, il conflitto Israele-Palestina non si risolverà accatastando morti da entrambe le parti. Le immagini della strage di Monaco 72 si alternano sulla descrizione di un coito meccanico fatto da un uomo con gli occhi sbarrati sull’abisso, come se l’orrore vissuto lo avesse fatto diventare un bambino sperduto nel buio, come se l’odio e la violenza esercitati per così tanto tempo e così intensamente gli avessero strappato via per sempre l’anima. Ma adesso non c’è più Peter Pan Spielberg con il lieto fine. Adesso Peter Pan Spielberg è diventato un autore.
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