Opinione di Aquilant su Giulia
Con Jane Fonda, Vanessa Redgrave, Jason Robards, Maximilian Schell
- negative [1]
- sufficienti [2]
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Sul film
Un caffé berlinese del 1937 in pieno periodo nazista. Un incontro fatidico dopo anni ed anni di attesa in una situazione di estrema precarietà. Ricordi d’infanzia e di gioventù mai sopiti. Una frase di circostanza “Sei splendida come non mai” per distogliere l’attenzione dall’inaspettata visione della devastazione fisica. “Ho una gamba di legno. Niente lacrime” la laconica risposta che dice tutto e niente. Ma la desertificazione dei sentimenti è ancora di là da venire. Anzi non verrà mai.
Cronaca di una grande amicizia. Tra donne. La forza d’animo, la fermezza la determinazione dell’una che bilanciano la fragilità interiore, l‘irrisolutezza ed i tentennamenti dell’altra. Due caratteri contrastanti che si compenetrano a vicenda sul filo di una sottile ambiguità mai palesata ma neppure mai sconfessata da Lillian Hellmann, autrice del romanzo autobiografico “Pentimento” cui la storia è chiaramente ispirata. Significativo a questo proposito quanto scritto da Giovani Grazzini in “cinema ’76: “Che fra le due sia anche un’inconscia attrazione sessuale puo’ darsi, ma farne la molla di tutto il rapporto sarebbe maniacale.”
Ma ciò che maggiormente conta nella storia è l’anelito di libertà, l’afflato politico e sociale da cui essa è pervasa, testimonianza sincera di un’autrice che molti anni dopo, in pieno periodo maccartista, si è rifiutata di comparire davanti alla Commissione per le attività antiamericane.
La vicenda rivela ancora una volta il talento visivo e narrativo, pur nel solco della tradizione, di Fred Zinnemann, indimenticato autore di”Mezzogiorno di fuoco” e “Da qui all’eternità”. E se la prima parte del film non manca di palesare qualche scompenso anche a causa della scarsa linearità del tratto narrativo che si avvale di una molteplicità di sequenze brevi e nervose che non sempre riescono ad incastrarsi alla perfezione con i vari flashback descrittivi dell’infanzia delle protagoniste (sorprendente la somiglianza di Susan Jones e Lisa Pelikan, le controparti dell’adolescenza, con le due interpreti), a partire dalla sequenza del viaggio a Berlino l’atmosfera si ravviva di colpo, la vicenda acquista sempre più corposità e spessore e la tensione drammatica diviene palpabile arrivando a spiazzare di colpo lo spettatore, attestandosi su livelli molto elevati e contribuendo a garantire in pieno una buona tenuta generale del racconto.
Due grandi interpreti al meglio delle loro possibilità, Jane Fonda e Vanessa Redgrave, quest’ultima relegata purtroppo per ragioni di script ad un ruolo subalterno, danno vita ad una vicenda struggente e carica di pathos, modulata sul filo dei ricordi che si materializzano, acquistano vita e spessore vitale, andando a scomporsi e ricomporsi incessantemente, fornendo un quadro esaustivo ed a volte impietoso (vedi sequenza dell’assalto all’università) di un periodo storico solcato da sinistri fremiti avventuristici che di lì a poco daranno origine ad un conflitto dilagante. E la toccante vicenda di Gulia, pur restando una delle migliaia e migliaia nel crogiolo delle testimonianze sugli effetti devastanti della follia umana, è destinata a lasciare un segno duraturo in virtù del suo rigore morale e documentario e del suo senso di commossa partecipazione emotiva.
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