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Cacciatore di teste - La recensione di FilmTv




La recensione di FilmTv

di Emanuela Martini

Un lucido e impietoso ritratto della nostra condizione umana. Tra egoismo e solitudine

Il paragone con Monsieur Verdoux è venuto in mente allo stesso Costa-Gavras: se il personaggio più tragico di Chaplin uccideva le ricche donne solitarie per mantenere la famiglia, il protagonista di Cacciatore di teste, dirigente di un’industria chimica cartaria licenziato dopo 15 anni di lavoro, uccide i suoi potenziali contendenti a un nuovo posto di lavoro per far conservare alla propria famiglia il bel tenore di vita al quale è abituata. Nella sua lista ci sono cinque nomi, e Bruno Davert si inventa serial killer; è impacciato dall’arma, maldestro, deciso a tutto; spara con la forza della disperazione e con la freddezza del manager, in pieno giorno, sotto la casa delle vittime. È un uomo del suo tempo e del suo ambiente, ne conosce le logiche e sa che puo’ farla franca. Tutto giocato sui meccanismi del thriller, e tutto tarato al basso, alla quotidianità e alla durezza di una vita borghese sempre più inasprita e cinica, Cacciatore di teste è un bel ritorno di Costa-Gavras allo stile asciutto e ironico dei suoi anni d’oro (i ’60 e ’70) e un ritratto impietoso della nostra condizione umana, oggi, nei paesi benestanti (è ambientato in Francia): nevrotici, spaventati, in perenne guerra tra “nuovi poveri” (posto che possiamo definirci cosi’), pronti a tutto, inevitabilmente complici e solidali con l’irresistibile risalita del novello Verdoux.


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