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Hostel - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Mauro Gervasini

Abissi di torture, morte e violenza in un interessante horror da prendere con molta cautela

Non propriamente uno spottone per l’interrail Hostel, dato che i tre giovani turisti in questione, un islandese e due americani, raggiungono un ostello in Slovacchia e dopo una notte di sesso sprofondano, insieme ad altri coetanei, in un abisso di torture e morte. Horror da prendere con le pinze, questo diretto da Eli Roth e prodotto da Quentin Tarantino, che cita se stesso facendo trasmettere da una Tv Pulp Fiction in slovacco. La cautela è d’obbligo ogni qualvolta lo spettacolo riservi dosi massicce di violenza, non mediata dall’ironia e neanche dall’esagerazione splatter. Al regista - che ha studiato per gli armamentari di tortura non la Santa Inquisizione ma le fotografie di Abu Ghraib - interessano le realtà e la Storia, con le loro efferatezze e i loro orrori, se è vero che dal punto di vista iconografico si va dai campi di concentramento all’estetica neofascista, che torna così preponderante, nonostante tutto, in Europa e altrove. Come porsi di fronte a Hostel? Con qualche ragionevole dubbio ma con la consapevolezza che Roth non sia in cerca di facili soluzioni. Il suo protagonista Jay Hernandez, che misteriosamente parla tedesco, alla fine si veste come un aguzzino e applica la legge del taglione. Ma diventa come “loro”? Non c’è speranza? La risposta resta a mezz’aria, e forse in questa ambiguità che ti costringe alle domande sta il valore politico del film.


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