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Il grande caldo (1953)

[The Big Heat, USA 1953, Noir, durata 90', b/n]   Regia di Fritz Lang
Con Glenn Ford, Lee Marvin, Gloria Grahame, Jocelyn Brando, Howard Wendell



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Il grande caldo: assente
Ritmo ritmo in Il grande caldo: forte
Impegno impegno in Il grande caldo: forte
Tensione tensione in Il grande caldo: molto forte
Erotismo erotismo in Il grande caldo: presente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto ottimo a Il grande caldo

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto ottimo a Il grande caldo (voti: 44 media: 4,34) 44

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La trama

Il sergente Dave Bannion indaga sul presunto suicidio di un ex collega di nome Duncan. Grazie all'aiuto di Lucy, una ragazza amica del morto, Bannion scopre che Duncan era sul libro paga del boss Lagana. Dopo il colloquio con Bannion, Lucy viene assassinata. Per questo motivo l'inchiesta gli viene sottratta, ma il detective decide di proseguire le indagini da solo. In un attentato progettato ai suoi danni, resta invece uccisa sua moglie.  

Una donna con mezza faccia ustionata, un cattivo interpretato da Lee Marvin, un "buono" violento e vendicatore, una messa in scena sublime. In definitiva, uno dei migliori noir di tutti i tempi. Da un romanzo (colto e complesso) di William P. McGivern.

L'opinione più votata

Di OGM scritta il 2011-04-18 08:26:00 - utile per 11 utenti

Voto al film: voto ottimo

Il Cinema smette di essere un semplice registro espressivo e diventa un’arte completa nel momento in cui decide di  raccontare le sue storie al di fuori dei vincoli stilistici e tematici che definiscono i generi. Se un noir richiede i bassifondi come ambiente e i detective  o i gangster come eroi, non è detto che non lo si possa accontentare di striscio, visitando i suoi luoghi e personaggi preferiti come parte di un disegno più grande, che comprende anche gli aspetti collaterali dell’esistenza, quelli che sono meno in sintonia con l’ambiguo fascino del sottobosco metropolitano. L’accoppiata Lang-McGivern abbandona il tradizionale tema della vita perduta come vocazione, come scelta avventurosa, come cupa filosofia destinata a pochi, per abbracciare l’idea – ben più realistica e coraggiosa – della disgrazia come banale origine della deriva morale, della fuga nella clandestinità, dell’uscita dalla normalità della società civile. Bannion è un comune poliziotto,  un marito ed un padre di famiglia come tanti, che scherza a tavola con la moglie e gioca con i mattoncini insieme alla bambina, prima che una tragedia lo trasformi in un individuo assetato di vendetta, impegnato in una spietata caccia all’uomo. La rabbia e il dolore ne trasformano il comportamento, pur non sconquassandone l’umanità, la capacità di amare, di comprendere, di aiutare chi ne ha bisogno. La ferita che gli si è aperta nel cuore è un fuoco che chiede di essere spento, e per lui diventa una ragione più potente di quella che impone il rispetto delle leggi e protegge, prima della condanna giudiziaria, anche i peggiori delinquenti. In Bannion l’impulso si fa procedura, il desiderio si traduce in piano e in questo non si scorge nulla della leggendaria freddezza  che contraddistingue, nei classici del genere, gli ideatori di diabolici complotti criminali o di raffinate strategie investigative. La mente geniale e calcolatrice è una supposizione teorica che consente, all’autore di un thriller, la costruzione di  trame originali e complesse. Ma è comunque un artificio letterario, che non tiene conto di quanto, nella vita reale, la temerarietà, esattamente come l’errore, scaturisca fondamentalmente dalla debolezza: una caratteristica che accomuna tutti gli esseri umani, e che sovverte la romanzesca distinzione tra buoni e cattivi, tra vincitori e perdenti, tra dominatori e sudditi. Il grande caldo è forse proprio la lamentevole epopea della fragilità, che non risparmia nessuno, e che fa sì che ognuno finisca prima o poi per esporre, agli occhi del mondo, il proprio lato corruttibile: un funzionario di polizia in affari con la malavita, un faccendiere affetto da un’incontrollabile perversione sessuale, una bellissima donna dal volto deturpato.
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SI

Opinioni su Il grande caldo


2011-10-21 17:06:45 Opinione di bellahenry su "Il grande caldo"
bellahenry

quanto è bello vedere un film girato da uno dei grandi maestri. qui tutto è curato e bellissimo dalla trama ad ogni singola inquadratura. tutto è scuro,cattivo,freddo...veniamo travolti dalla cattiveria che ,soprattutto dopo l'omicidio della moglie del protagonista, pervade ogni dialogo o immagine. l'omidio della moglie in piu è una piccola opera d'arte, il quadretto della famiglia felice,una musica rassenerante in sottofondo,baci e carezze....e BAM! bellissimo

voto al film: bellahenry assegna il voto buono a Il grande caldo (1953)


2011-05-26 11:29:13 Opinione di XANDER su "Il grande caldo"
XANDER

Non amo i noir, ma questo mi ha veramente colpito perchè non si limita in tante chiacchiere ma passa subito al sodo e ne viene fuoiri un poliziesco violento (per l'epoca) con grande suspance e senza cadute di ritmo. Ottima interpretazione di Glenn Ford per un tema che ancora oggi è attuale

voto al film: XANDER assegna il voto ottimo a Il grande caldo (1953)



2011-04-18 08:26:00 Opinione di OGM su "Il grande caldo"
OGM

Il Cinema smette di essere un semplice registro espressivo e diventa un’arte completa nel momento in cui decide di  raccontare le sue storie al di fuori dei vincoli stilistici e tematici che definiscono i generi. Se un noir richiede i bassifondi come ambiente e i detective  o i gangster come eroi, non è detto che non lo si possa accontentare di striscio, visitando i suoi luoghi e personaggi preferiti come parte di un disegno più grande, che comprende anche gli...

voto al film: OGM assegna il voto ottimo a Il grande caldo (1953)

2 commenti
[utile per 11 utenti]

2011-02-20 15:24:00 Opinione di ed wood su "Il grande caldo"
ed wood

Continuo a ritenere sopravvalutato il Lang del periodo americano. The Big Heat (bellissimo titolo, come quello di un album di Stan Ridgeway) è considerato dalla critica il capo d'opera fra i polizieschi/noir dell'emigrante tedesco. Per me invece è ancora meno entusiasmante di Furia, La Donna Del Ritratto, Dietro La Porta Chiusa, Quando La Città Dorme. Se quei film potevano infatti essere tacciati di lentezza, opacità, macchinosità nello sviluppo...

voto al film: ed wood assegna il voto sufficiente a Il grande caldo (1953)

1 commento
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2011-02-09 15:31:37 Opinione di Tarabas su "Il grande caldo"
Tarabas

Un onesto poliziotto indaga su un caso apparentemente irrilevante, scoprendo un intreccio tra un gangster e alcuni funzionari corrotti. Dopo l'assassinio della moglie, si isola da tutti e si trasforma in giustiziere. Clamoroso noir di Lang, che continua a scavare sul rapporto tra la normalità e la devianza, come in La donna del ritratto (dove il protagonista era un rispettabile alto borghese). Qui il regista si insinua nel filone, già allora fiorente, dei dirty cops, creando...

voto al film: Tarabas assegna il voto ottimo a Il grande caldo (1953)

nessun commento
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2010-02-18 20:09:09 Opinione di jonas su "Il grande caldo"
jonas

All’inizio rischia di sembrare un normale poliziesco: criminalità e forze dell’ordine si affrontano, la prima cerca (con successo) di corrompere le seconde. Comincia un’altra storia quando Glenn Ford, a cui hanno ammazzato la moglie, e Gloria Grahame, che è stata sfigurata da Lee Marvin, si ritrovano dalla stessa parte della barricata: lui, diventato duro anche con gli amici, trova una sponda inaspettata; lei si trasforma in angelo vendicatore che vagheggia...

voto al film: jonas assegna il voto buono a Il grande caldo (1953)



2009-04-21 10:25:40 Opinione di teaestefano su "Il grande caldo"
teaestefano

Capolavoro noir-poliziesco, solido, teso e compatto, a tratti crudo, che dovrebbe servire di esempio ai cineasti moderni. Fritz Lang dà spazio anche al suo tema del male che si agita dentro ciascuno di noi e che può spingerci al crimine, anche se il soggetto è proprio chi lo combatte. Il bravo Glenn Ford viene trascinato via via in un incubo, e finisce per venir preso da quella sete di vendetta che tante inutili stragi ha causato nella storia dell'umanità. Solo una fortunata circostanza...

voto al film: teaestefano assegna il voto ottimo a Il grande caldo (1953)


2008-06-05 15:14:45 Opinione di carlos brigante su "Il grande caldo"
carlos brigante

Lo spettatore poco attento potrebbe considerarlo un noir in stile hollywoodiano, ma sarebbe (anzi lo è!) errato, visto che dietro la macchina da presa c'è un certo Fritz Lang, il quale forgia un noir nerissimo, violento, crudo, dove spesso la violenza è fuori campo, ma non per questo non è presente. le sue idee traspaiono anche qui e i temi della giustizia ingiusta, della giustizia personale, del destino crudele ed ineluttabile si uniscono al tema a lui caro di come in ogni persona vi...

voto al film: carlos brigante assegna il voto buono a Il grande caldo (1953)



2007-03-25 21:37:25 Opinione di scream su "Il grande caldo"
scream

Mai come nel caso ni Fritz Lang "la classe non è acqua" sono sacrosante parole. Un film sublime e perfetto.

voto al film: scream assegna il voto buono a Il grande caldo (1953)


2007-03-09 15:16:57 Opinione di Darjus su "Il grande caldo"
Darjus

In una società corrotta e ingiusta, in cui il “dio denaro” avvelena le coscienze, distruggendo le fondamenta del contratto sociale, Lang dà resoconto di un impietoso e doloroso conflitto tra l’iniquità degli avidi e arroganti e la giustizia fraterna degli onesti. Il regista tedesco non si limita a discernere i «buoni» dai «cattivi», ma si sofferma, in special modo, sulla corruzione morale di diversi elementi della collettività, che, pur appartenendo a ruoli onesti vendono la...

voto al film: Darjus assegna il voto buono a Il grande caldo (1953)




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