Opinione di LorCio su Amarcord
Con Bruno Zanin, Pupella Maggio, Armando Brancia, Magali Noël, Ciccio Ingrassia
- negative [8]
- sufficienti [6]
- positive [55]
- leggi tutte le opinioni
Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Quello che Federico Fellini aveva lasciato supporre (ma neanche troppo), ciò che aveva accuratamente e discretamente seminato nei precedenti venticinque anni di esperienza cinematografia, raggiunge l’apoteosi. In romagnolo, “Amarcord” vuol dire “Mi ricordo”: il film non è altro che un’affettuosa antologia di una giovinezza polifonica. Probabilmente (anzi, secondo chi scrive), è anche il miglior film del maestro riminese, ma forse ciò potremmo dirlo solo alla fine di questo breve viaggio per capire “Amarcord”. In realtà capirlo non è difficile (se comparato ad altre opere di Fellini, da “La dolce vita” a “8 e ½” passando per l’artificioso “Giulietta degli spiriti”), basta avere un bagaglio emotivo, quella formazione che si accumula in un solo periodo della vita: l’adolescenza. Il protagonista della storia (un filo rosso che lega le mille storie del Ricordo), manco a dirlo, è la proiezione infantile di Federico, si chiama Titta (Bruno Zanin) e vive esperienze umane importanti ed “avventurose”. L’alter ego ha rapporti con personaggi da incorniciare in un ideale quadretto umano, presumibili caratteri reali che Fellini ritiene di immortalare per sempre nella pellicola: ed ecco allora sfilare la mamma massaia che prepara il pranzo della domenica (Pupella Maggio doppiata da Ave Ninchi); il padre costretto a bere olio di ricino (Armando Brancia); lo zio Teo, un matto che sale sull’albero per urlare “voglio una donna!!!” (un memorabile Ciccio Ingrassia); il vecchio nonno destinato ad una vita ancora lunga; il severo maestro; la a dir poco procace tabaccaia; lo zio parassita; e la mitica Gradisca, la parrucchiera abbagliata dal mito mussoliniano e sogno proibito di tutti i maschi (la straripante Magali Noel)… Su tutti, poi, il Rex che ormeggia a Rimini, passa per un saluto (come una diva), viene visto come l’atterraggio di qualcosa di indecifrabilmente sconvolgente. Il gusto del rammendare i giorni più belli, alla ricerca del tempo perduto, Fellini si fa completamente rapire dalle atmosfere che rapirono lui stesso quando assisteva a quegli eventi con lo sguardo fanciullesco di un ragazzo sognatore. È molte cose, “Amarcord”: è il ritratto gustoso di una provincia italiana profondissima e radicata nel fecondo territorio non solo con le mani ma anche con i piedi; dal momento che non si può raccontare un ambiente se non contestualizzato nella sua realtà sociale, il film è anche una satirica e feroce critica alla dittatura fascista, presa letteralmente per i fondelli nei suoi caratteri pomposi, retorici, addirittura grotteschi (le adunate, il sabato fascista, l’arrivo del duce); quindi c’è pure l’altra faccia della medaglia, ossia la famiglia di Titta che subisce senza contestare gli ordini impartiti dall’alto; e poi è anche (soprattutto?) il racconto vivace e buffo, spiritoso e malinconico di una formazione. Cosa vuole dire Fellini? Vuole dire che se espiate dalle situazioni storiche, le giovinezze si assomigliano tutte, sia nei lati felici che in quelli più seri. È rivolto a tutti, non solo a coloro che hanno vissuto l’epoca descritta (gli anni trenta), e per questo tutta l’umanità del film ti sembra di conoscerla da una vita. Chi è nato in provincia (come me, come Fellini sono nato sulla costa adriatica, ma un po’ più a sud) non può non ritrovare qualche bucolico aspetto della vita provinciale (l’arrivo delle mille miglia – oggi si direbbe del giro d’Italia, il concetto e gli effetti sono i medesimi) e non poche affinità tra i personaggi della storia e quelli della vita reale. In ogni paese c’è una donna (qui tabaccaia) dalle grosse tette che stimola la fantasia ormonale dei ragazzi. In ogni paese c’è un matto di turno, una bella e volitiva donna al passo coi tempi della moda e via dicendo. Il pregio maggiore della pellicola di Federico, infatti, sta in questa sua ecumenica universalità: tutti abbiamo i nostri ricordi, e, anche se non sono gli stessi, Fellini ne ha trasportato sullo schermo l’essenza profonda di quelle memorie, altrimenti seppellite sotto la polvere del tempo. Che inesorabilmente passa, e passa via come un lucente transatlantico nella notte.
Sulla regia di Federico Fellini
Romanticamente coinvolta, affettuosamente veicolata verso l'appagamento dai propri ricordi giovanili. Fantastica.
Sull'interpretazione di Ciccio Ingrassia
Memorabile matto. "Voglio una donna!!!!"
Sull'interpretazione di Magali Noël
Indimenticabile figura.
Sull'interpretazione di Armando Brancia
Bravissimo.
Sull'interpretazione di Pupella Maggio
Sublime.
Sull'interpretazione di Bruno Zanin
Perfetto.
Sulla colonna sonora
Indimenticabile e poetica, di Nino Rota.
Cosa cambierei
Voto: 9.
Commenti
-
31 agosto 2008, 16:55 di Inside man
Grande recensione Lorcio!
cancella commento cancella commento e blacklista Inside man
Lascia un commento
Per poter commentare occorre essere iscritti. Se non sei iscritto registrati, atrimenti fai login nel box in alto a destra
dal 21/5 al 27/5
- 1 Men in Black 3 2.591.957,00
- 2 Dark Shadows 1.122.660,00
- 3 The Avengers 457.344,00
- 4 Quella casa nel bosco 457.100,00
- 5 American Pie: Ancora insieme 450.594,00
- 6 Cosmopolis 330.899,00
- 7 La fredda luce del giorno 245.995,00
- 8 Molto forte incredibilmente vicino 239.484,00





