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Inside Man - La recensione di FilmTv

[Inside Man, 2005, durata 129']   Regia di Spike Lee
Con Denzel Washington, Clive Owen, Jodie Foster, Doug Aguirre



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La recensione di FilmTv

di Mauro Gervasini

Spike Lee dirige un ottimo poliziesco e riesce a mantenere sul suo lavoro uno sguardo profondamente etico

Audace colpo dei soliti ignoti. Invece di prendere i soldi e scappare, i rapinatori guidati da Clive Owen si barricano in banca, si mimetizzano con gli ostaggi e aspettano. Fuori, il caos. Il detective Denzel Washington ha il comando delle operazioni, ed è guardato male dall’interventista della squadra speciale Willem Dafoe. Dai piani alti della politica e della finanza il banchiere Christopher Plummer, che ha scelto proprio l’istituto assediato come “armadio” per i propri scheletri, muove un’inaspettata pedina, Jodie Foster, una specie di Winston Wolf in gonnella che risolve problemi. Finale a sorpresa, dopo più di un colpo di scena. Film su commissione per Spike Lee, si è detto. Ed è vero, doveva farlo Ron Howard ma all’ultimo momento ha detto no, preferendo occuparsi di Cinderella Man. Così Inside Man è passato al regista di Brooklyn, che ha mantenuto anche per questa storia di genere lo spirito di La 25ª ora. Sembra un (semplice) poliziesco e invece continua a parlare, da un altro punto di vista, delle macerie post 11 settembre: sociali, morali, razziali… Miserie umane. Ricchezze costruite sull’abominio degli abomini (la Shoah) e poi trasformate in un paravento filantropico. C’è già molto di acuto nella caratterizzazione di Plummer; il suo è un personaggio che gela il sangue per come seduce e inganna, si vede bene nella scena in cui da finto tonto cerca di restare dove si dirigono le operazioni. Ma sono le piccole cose a produrre senso. Quell’impiegato-ostaggio indiano che viene sospettato e malmenato perché sembra un arabo; quel poliziotto di quartiere che ha rischiato di essere accoppato da un ragazzino, ma non uno qualsiasi, un ragazzino negro; lo stesso Washington che considera il sospetto di corruzione che gli si è appiccicato addosso una scocciatura, più che un dramma vero… Ecco, sono queste le cose che fanno la differenza. Spike Lee è davvero tra i pochi cineasti ad avere uno sguardo sempre etico, qualunque cosa faccia. Forse persino gli spot, che chi scrive non conosce ma chissà se non si riesca a scoprire pure lì, tra marchi e loghi, un sottotraccia del quale valga la pena parlare. Dopo di che, Inside Man è anche un ottimo poliziesco, che si può benissimo guardare come si guarda una puntata di Starsky & Hutch, per scoprire come faranno le guardie a incastrare i ladri.


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