Opinione di dedo su United 93
Con J. J. Johnson, Lewis Alsamari, Gary Commock, Trish Gates, Polly Adams, Cheyenne Jackson
- negative [11]
- sufficienti [6]
- positive [62]
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Sul film
Gli Stati Uniti non erano preparati ad un attacco terroristico sul proprio territorio di così ampia portata avvenuto l’11 Settembre 2001, data che segna il cambiamento di un’epoca. Quattro aeromobili, americane, con tutti i passeggeri furono dirottate e scaraventate, salvo una, verso obbiettivi simbolici. Il regista Greengrass cerca di ricostruire, attraverso documenti, registrazioni, interviste ai familiari dei passeggeri, con taglio da cronista, cosa è potuto avvenire sul volo United 93, e lo fa senza cedere alla retorica, all’enfasi, a stereotipi o effetti spettacolari, ma solo avendo un umile occhio di riguardo verso le vittime e di “pietas” anche verso i dirottatori (non a caso l’inizio del film riprende il loro atteggiamento di drammatica ma decisa volontà di compiere, con il loro sacrificio, un atto grave, pregando devotamente, senza atteggiamenti esaltati, ma quasi con umiltà), Dopo la visione di un aeroporto frequentato da persone comuni si passa alla torre di controllo, ove con grande sorpresa e dolore si rendono conto delle catastrofi che stanno succedendo. Il raccordo fra la FAA e le forze armate è paurosamente caotico e tale rimarrà per ore. A bordo dell’United 93, partito con ritardo, i dirottatori prendono possesso dell’aereo e i passeggeri vengono a conoscenza che poco prima altre tre aeromobili si sono schiantate verso le Tween Towers e il Pentagono ed è facile dedurre quale sarà il loro destino. La decisione di cercare di riprendere il controllo dell’aereo non è frutto dell’eroismo individuale (la maggior parte dei passeggeri non ha un nome ma rappresenta una massa di persone comuni: lo sforzo è anonimamente collettivo e non l’espressione enfatica di un gesto eroico personale), o di un calcolo ponderato sulla necessità di fare qualsiasi cosa per evitare che un altro obbiettivo possa essere colpito: è semplicemente la risposta inevitabile all’istinto primordiale di sopravvivenza. Con un crescendo di tensione e violenza, rese più palpabili dall’ampio e misurato impiego di riprese con camere a mano, con le quali trovano rilievo le “ultime” telefonate ai congiunti, con gli strazianti messaggi di amore, e le preghiere sia dei dirottatori che dei passeggeri, escluso quelli impegnati a riprendere il controllo dell’aeromobile con una lotta disperata, l’aereo si schianta a terra. Impressiona veder diverse persone che, negli ultimi momenti della loro vita, si rivolgono a Dei diversi, invocandone secondo la rispettiva Fede perdono, e misericordia. Il contenuto drammatico del film viene sviluppato in crescendo di ritmo e tensione senza ricorrere a stereotipi od esagerazioni né da parte dei passeggeri ed equipaggio né dei dirottatori. Greengrass, con occhio da cronista asettico, si impone per l’imparziale efficienza e offre una ricostruzione equilibrata, coerente e verosimile di un evento drammatico che avrebbe potuto essere squilibrato verso falsi o esagerati comportamenti. Lo spettatore viene talmente coinvolto nelle scene frenetiche di disperazione, rassegnazione e reazione da porsi automaticamente la domanda di come si sarebbe comportato in una tale situazione, col tempo che è inesorabilmente contro, con le pazze ultime evoluzioni dell’aereo, con la consapevolezza di essere vicino alla morte. E’ un film che si segue con il fiato sospeso e l’orrore negli occhi e nell’animo, capace di lasciare una cicatrice nella coscienza. Voto 8,5
Sulla regia di Paul Greengrass
Lucida, densa, scorrevole, convincente, angosciante
Sulla colonna sonora
La musica di John Powell è molto calzante
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