Grido di pietra (1991)
Con Vittorio Mezzogiorno, Mathilda May, Brad Dourif, Donald Sutherland, Stefan Glowacz
29/10/2010
Vittorio Mezzogiono e Werner Herzog
Terza parteIl 12 settembre, di nuovo a El Chalten, inizia la lavorazione e sono eccitato e impaurito come un bambino, ma allo stesso tempo anche protetto dalla forza granita e...
di spopola
La trama
Una spedizione vuole scalare il difficilissimo Cerro Torre, alta cima della Patagonia, per sfidare un grande alpinista che ha annunciato a sua volta la stessa intenzione. Durante l'ascesa uno scalatore muore e il superstite dichiara di aver raggiunto la vetta. Sicuri che non ci sia stato qualcun altro prima?
Il regista tedesco Werner Herzog, da un progetto (rinnegato) di Messner, vuol celebrare un'impresa impossibile mescolandola con la polemica contro i mass media (la televisione organizza la sfida) e contro i metodi sofisticati dell'alpinismo moderno. Ma il messaggio è confuso e l'esito incerto, anche se i panorami tolgono il fiato. Sorporesa cinefila nel finale.
L'opinione più votata
Di AIDES scritta il 14/06/2011 - utile per 10 utenti
Voto al film: 
L'alpinismo è riattingere al seno della terra, confluire nel respiro del mondo, salire tra la gravità e il cielo. Il cimento smisurato con le creste e i precipizi del destino. E’ vitale morirvi, in una realtà che si erge ad austero e abbacinante prodigio. E’il recitare dell’uomo, o per qualche istante essere(-ci), nel ruolo di agonista puro,sovrumano, per poi tornare al dietro le quinte dell’attesa e della normalità. L’alpinismo è al contempo uno sport scaduto nelle pattumiere del cinismo, dello spettacolo, del dominio coatto sulla natura. Schrei aus Stein (Grido di Pietra), titolo splendido della natura-inconscio, è forse soltanto la storia di un’altra illusione, qui franata sui terribili obelischi rocciosi della Patagonia, di squarci che non si arrecano alla vita e al cinema, intorno a una frattura esistenziale che se ha rotto con l’origine, non giunge mai a compimento.
Tutt’altro che rara è l’indifferenza di spallucce varie (ed esili spalline) verso questo film che definirei sospeso, diseguale e disarmonico, forse impotente. Mancato. A parte le note riserve su fattori tecnici (sceneggiatura, recitazione e digestivi eventuali), è più insolito che si accenni ad altro: a quanto, in genere e nel caso specifico, sia proficua la contraddizione. Per il detrattore e l’ammiratore Herzog sembra essere sceso dall’alambicco della sua arte mistica e irrequieta, per ‘cercare senza trovare’ in un film a soggetto in parte rinnegato dallo stesso regista. Per chi lo conosce e lo vive, l’alpinismo resta purtroppo incompreso (dal film come enunciato), ‘totale’ più nella suggestione -ora stentata ora potente- che nell’e-vocazione, stretto nel registrato delimitante spazio, tempo e trascendente, e posto ai piedi del gigante Sublime come lo scalatore sotto la montagna. Fatte le dovute eccezioni delle (ottime) produzioni minori e indipendenti, il Cinema non è mai riuscito a dare vera testimonianza di uno sport assoluto che rimane inaccessbile al nostro tempo e alla sua sordità. E non solo per la diffusa maniera Alta tensione-Vertical Limit che fa dello spazio dell’alterità un contenitore di luoghi comuni. Per la pratica del set allora, che ha in quest’ultimo l’orizzonte inversamente proporzionale alla violazione ardita e poetica del limite naturale, dove, nello spettacolo dello straordinario e inaccessibile, il rischio e l’impresa assumono tratti sensazionalistici che nutrono la moderna fenomenologia dello choc avallata dal cinema in scala industriale. Poco ha potuto soprattutto, in altri casi, e in questo in particolare. ESPANDI +
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28 gennaio 2012 Opinione di mm40 su "Grido di pietra"
La principale curiosità che sta dietro a questo Grido di pietra è che il soggetto del film è di Reinhold Messner; per il resto è difficile trovare motivi di entusiasmo in una pellicola non molto nota come questa, impossibile a citarsi fra le migliori di Herzog. Non è un documentario sull'alpinismo - e forse, vista l'ampia e ampiamente positiva frequentazione del genere da parte del regista, sarebbe stato meglio - e non è neppure un film incentrato soltanto sullo sport o sulla sfida: è...
voto al film: 
14 giugno 2011 Opinione di AIDES su "Grido di pietra"
«Si ha l'impressione di planare sopra ogni cosa, di aver perso ogni contatto con la terra, di essere staccati dal mondo e dall'umanità. Mi sembra di trovarmi su una minuscola isola in mezzo ad un oceano sconfinato». (H. Buhl, Nanga Parbat,1953). L'alpinismo è riattingere al seno della terra, confluire nel respiro del mondo, salire tra la gravità e il cielo. Il cimento smisurato con le creste e i precipizi del destino. E’ vitale morirvi, in una...
voto al film: 
24 aprile 2010 Opinione di maghella su "Grido di pietra"
Herzog è un maestro nel rendere la natura stessa protagonista,come se avesse parte nella sceneggiatura al pari di un attore.In questo film la montagna è la protagonista principale assoluta,che come una bella donna sceglie chi amare e chi ripudiare,solo Vittorio Mezzogiorno (questo purtroppo sarà il suo ultimo film) che fa la parte di un alpinista vecchio stile,saprà rispettarla e verrà premiato per questo...senza però farci mancare un bellissimo...
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24 agosto 2009 Opinione di lonestar su "Grido di pietra"
Bellissimo! Grande Vittorio Mezzogiorno!
voto al film: 
6 febbraio 2009 Opinione di kotrab su "Grido di pietra"
Devo sostenere l'opinione equilibrata di Bendix: gran parte del film infatti è proprio una sorta di anticipazione del finale, con la sfida grandiosa della scalata del Cerro Torre (Patagonia), di una ripidezza spaventosa e in mezzo a intemperie alquanto sfavorevoli. Nonostante una certa approssimazione riscontrabile appunto nella parte iniziale, il fascino resta presente accumulando l'attesa, e la vicenda scorre anche abbastanza bene, in una atmosfera di fondo quasi sospesa e con...
voto al film: 
13 ottobre 2008 Opinione di Bendix su "Grido di pietra"
Per gli appassionati di alpinismo è imperdibile, nonché per gli amanti della poetica visionaria di Herzog. Il film non è completamente riuscito, ma ciò non ne intacca il fascino e la potenza espressiva. La trama non convince, gli attori non recitano al meglio delle loro possibilità (forse per il disagio psico-fisico di lavorare in condizioni climatiche così difficili), i dialoghi sono talvolta imbarazzanti. Eppure c'è qualcosa, in questo film, di irripetibile. Qualcosa che forse ho...
voto al film: 
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