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Sfida a Silver City (1954)

[Salt of the Earth, USA 1954, Drammatico, durata 94', b/n]   Regia di Herbert J. Biberman
Con Rosaura Revueltas, Will Geer, David Wolfe, Mervin Williams



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Sfida a Silver City: assente
Ritmo ritmo in Sfida a Silver City: assente
Impegno impegno in Sfida a Silver City: assente
Tensione tensione in Sfida a Silver City: assente
Erotismo erotismo in Sfida a Silver City: assente

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20/08/2011

Un “invisibile” assolutamente da recuperare: “Sfida a Silver City” (o per meglio dire… “Il sale della terra”)

Questo è un titolo fondamentale della cinematografia indipendente statunitense degli anni ’50 e ’60 (il titolo italiano affibbiatogli – “Sfida a Silver City” -...

di spopola

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L'opinione più votata

Di spopola scritta il 31/05/2006 - utile per 1 utenti

Voto al film: voto buono

Puntuale all’impegno preso, eccomi a tentare di “concentrarmi sul ricordo” per buttare giù una “traccia” critica attendibile de “Il sale della terra” (consentitemi di continuare a citarlo con la più poetica ed appropriata traduzione del titolo originale, a mio avviso più ispirato e pertinente di quello adottato poi dalla distribuzione nostrana, quello “Sfida a Silver City” che gli ritroviamo appiccicato addosso, che a me pare quasi una “furbata” escogitata per mere ragioni di carattere di “attrazione commerciale”- non certamente un controsenso assoluto, ma in buona misura “fuorviante” e “inattendibile” (come succede troppo spesso qui da noi, in Italia) - capace persino di insinuare il sospetto in un osservatore esterno non particolarmente documentato, di trovarsi di fronte a una pellicola western!!!. Dunque “Il sale della terra”. Confermo che si tratta di una “tappa” fondamentale e importante, una “sfida” (beh, in fondo il termine non è poi del tutto fuori luogo, a quanto sembra, e nemmeno così astrusamente “estraneo” dopotutto!!!) al sistema e alle imposizioni dominanti, vittoriosamente concreta negli esiti (per fortuna), la conferma dell’importanza della caparbia determinazione nel dare anima e corpo a una impresa che poteva sembrare “impossibile” e nel sostenerla con coraggioso impegno fino alla fine. Un “messaggio di speranza” significativamente “positivista”, la concreta, documentata “prova” che non sempre il “potere” e la protervia (quello delle autorità costituite e dei gruppi di “controllo” ad esse legati) riescono davvero (nonostante i mezzi che hanno a disposizione) ad “appropriarsi del timone” e impedire la circolazione delle idee, se l’atteggiamento di chi si contrappone, dei “resistenti indomiti”, rimane fermo, grintoso, risoluto e coerente come in questo caso. Eravamo in pieno maccartismo, e gli anni in America erano bui e dolorosi, forse il momento più basso toccato da quella nazione (il recente, ottimo film di Clooney “Good Night, and Good Luck” consente anche ai più giovani di verificare “de visu” il clima da inquisizione, l’aria di autentica caccia alle streghe che incombeva pesante come una cappa impenetrabile e ostile, toglieva il respiro e la speranza). Biberman, il regista (che non avrebbe poi avuto in pratica altre occasioni attive per mettere in luce il suo talento e la sua carica eversiva) faceva appunto parte di quella famosa, tragica lista nera di epurati “eccellenti” passata alla storia come “i dieci di Hollywood” (e non era per altro l’unico fra i “sostenitori attivi” del progetto ad avere problemi al riguardo); la storia narrata, quasi epicizzata, si confermava scottante e attuale (per altro realisticamente cronicizzata su fatti realmente accaduti proprio in quel periodo, e quindi ancora freschi e “cocenti”). Le intimidazioni, il boicottaggio sistematico, le minacce e persino le violenze, furono allora costanti e continuative, si tentò davvero con ogni mezzo di “tagliare le gambe” al progetto (come sempre succede in questi casi), ma non furono ugualmente sufficienti per “affossare” la realizzazione dell’opera (nemmeno per “intimidire l’ardire” di chi aveva l’audacia di “osare”), un’avventura (consentitemi il termine) che poggiava le sue fondamenta (e questa probabilmente fu proprio la “molla” che consentì di uscire vincenti) su una insolita forma di finanziamento produttivo: i fondi dell’Unione minatori (indispensabili per garantire la continuità e l’indipendenza creativa nonostante le avversità) e la cooperatività del lavoro (tutti “alla pari”, dal regista al produttore, dai tecnici agli attori). ESPANDI +
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SI

Opinioni su Sfida a Silver City


31 maggio 2006 Opinione di spopola su "Sfida a Silver City"
spopola

Puntuale all’impegno preso, eccomi a tentare di “concentrarmi sul ricordo” per buttare giù una “traccia” critica attendibile de “Il sale della terra” (consentitemi di continuare a citarlo con la più poetica ed appropriata traduzione del titolo originale, a mio avviso più ispirato e pertinente di quello adottato poi dalla distribuzione nostrana, quello “Sfida a Silver City” che gli ritroviamo appiccicato addosso, che a me pare quasi una “furbata” escogitata per mere...

voto al film: spopola assegna il voto buono a Sfida a Silver City (1954)

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