Opinione di PompiereFI su Radio America
Con Garrison Keillor, Meryl Streep, Lily Tomlin, Kevin Kline, John C. Reilly, Woody Harrelson, Tommy Lee Jones, Virginia Madsen, Lindsay Lohan
- negative [5]
- sufficienti [11]
- positive [60]
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Sul film
“La voce amica della prateria” è un acclamato programma radiofonico condotto da Garrison Keillor e trasmesso da una sala all’interno del Fitzgerald Theater di St. Paul in Minnesota, dove il pubblico assiste in diretta alle performance degli artisti. Pensate che viene seguito ogni settimana da più di 4 milioni di ascoltatori e ha superato, oramai, i 30 anni di vita.
Grazie alla sceneggiatura del suo presentatore, Robert Altman ne ha ricavato un film. La cinepresa del regista si aggira suadente tra i camerini, il palco e la platea spiando le storie (e le strofe) dei cantanti e dei lavoranti di quello che è annunciato come l’ultimo spettacolo. Una serie di racconti brevi senza tempo, sospesi tra la malinconia e alcune brucianti verità, carichi di passione per la vita e il lavoro. E’ un’occasione per fare un bilancio disincantato dei bei tempi andati o forse c’è ancora posto per un futuro gestito da giovani con i cellulari?
Tra specchi, vestiti di scena e pezzi di allestimenti scenici che si muovono sullo sfondo si assiste a una storia raccontata già tante volte ma ancora affascinante, si strimpella, si prova, si favoleggiano peripezie improbabili ingannando il tempo e forse se’ stessi. Anche quando arriva il momento di salire di sopra, sulla vera ribalta, la situazione non cambia; è forse questo il vero motivo della grande sintonia raggiunta con il pubblico.
A rovinare l’allegra atmosfera è l’arrivo del tagliatore di teste senza cuore interpretato da Tommy Lee Jones: c’è da lasciare spazio a un nuovo parcheggio e l’arte radiofonica deve cedere il passo. Forse un angelo vestito di bianco, che si aggira quasi invisibile tra la stazione radio assistendo alle virtù e alle passioni che animano la compagnia, potrebbe far cambiare la situazione e tenere in vita il colorato baraccone.
Sospeso tra vita e morte senza essere ben chiaro su quale delle due rappresenti un inizio o una fine, il film si fa’ carico di una gradevole nostalgia e di un umorismo a volte spiazzante (la pubblicità al nastro isolante, così come agli altri prodotti immaginari, è spassosa, tra fogli da leggere che cadono di mano e mirabili improvvisazioni del rumorista messe su per prendere tempo).
Altman chiude la sua carriera cinematografica con un film che è un abbraccio dal sapore country, folk e gospel: fraterno, benevolo, intimo e affabile. Lasciamoci stringere e ricambiamo con un sorriso.
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