L'occhio selvaggio (1967)
Con Philippe Leroy, Delia Boccardo, Gabriele Tinti, Giorgio Gargiullo
La trama
L'opinione più votata
Di kotrab scritta il 08/01/2011 - utile per 7 utenti
Voto al film: 
Paolo Cavara era già stato coregista, con Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi, di Mondo cane e La donna nel mondo, ma con L'occhio selvaggio sente il bisogno di una critica e autocritica di un genere che è estrema propaggine ipocrita e già morta di un approccio "positivistico" alla realtà. Lo fa con i mezzi della finzione, del metacinema che inscena la doppiamente falsa utopia cinica del mondo movie, tramite un personaggio, Paolo (chiaramente basato sulle esperienze dei tre registi citati, in particolare Jacopetti, e interpretato da P. Leroy), lucidamente illuso, consapevole del proprio destino costantemente a rischio, per sé e per gli altri, folle creatore di sensazionalismi in bilico tra fatti e situazioni concrete e manipolazione degli stessi, ambizioso e orgoglioso della propria indipendenza e assoggettato ai voleri dell'industria spettacolare sfruttatrice, cinico apologeta dell'interesse della bugia e della banalità della verità. Nulla può tirarlo indietro, a costo di dover mettere in pericolo anche il proprio operatore (G. Tinti), che a sua volta è anche spettatore sconcertato e schiavo (solo in parte ribelle) di quel che deve vedere e filmare, persino sé stesso (l'incipit nel deserto) e il coinvolgimento diretto di Paolo nei suoi drammi, come nel finale con Barbara (D. Boccardo), l'amante anch'essa critica ma sedotta fatalmente dal fascino di questo regista maledetto e alla fine di statura tragica (come già evidenziato da Roberto Curti e Tommaso La Selva in Sex and Violence, Lindau).
Cavara riesce bene a delineare i personaggi, a riflettere e ritrarre un vicolo cieco con la giusta distanza e insieme diretta messa in campo, paradossalmente con i mezzi della finzione di uno pseudo mondo movie e di una morale demistificante e non morbosa, con la collaborazione di Fabio Carpi e Ugo Pirro al soggetto, di Tonino Guerra e Alberto Moravia nella sceneggiatura e nei dialoghi. 8
15 marzo 2011 Opinione di mm40 su "L'occhio selvaggio"
Paolo Cavara era entrato nel cinema pochi anni prima, da una porta laterale. Quella dei cosiddetti 'mondo movies', filone inaugurato da Mondo cane, del 1962, co-regia di Cavara, Prosperi e Jacopetti. Ma questa porticina in realtà rimarrà spalancata per molti anni e farà in modo che il genere si espanda a dismisura (degenerando nel trash più assoluto molto in fretta), tanto che già nel 1967 Cavara sente il bisogno di realizzare - in solitaria - una piccola...
voto al film: 
8 gennaio 2011 Opinione di kotrab su "L'occhio selvaggio"
Metafora e sineddoche a doppio senso (come minimo), l'occhio selvaggio del titolo è lo strumento per eccellenza, il filtro che collega la protesi meccanica da una parte al corpo di carne del "conducente" e ideatore e dall'altra alla sfuggente immanenza del flusso di realtà esterno/interno, è quindi riferimento ad una fusione e identificazione reciproca tra macchina da presa, operatore e regista, fino allo spettatore, oltre che alla umanizzazione animalesca dell'obiettivo...
voto al film: 
19 aprile 2010 Opinione di lonestar su "L'occhio selvaggio"
ottimo il cast ma il film alla fine diventa troppo noioso.
voto al film: 













