La kermesse eroica (1935)
[La kermesse héroïque, Francia 1935, Drammatico, durata 110', b/n]
Regia di
Jacques Feyder
Con Françoise Rosay, Micheline Cheirel, Lyne Clevers, Maryse Wendling
Con Françoise Rosay, Micheline Cheirel, Lyne Clevers, Maryse Wendling
La trama
L'opinione più votata
Di spopola scritta il 16/05/2010 - utile per 11 utenti
Voto al film: 
Il film di Feyder è indubitabilmente un classico del cinema francese prebellico che vinse anche il meritatissimo premio per la migliore regia alla IV Mostra del cinema di Venezia, ma che secondo il Mereghetti (alle volte proprio non riesco a comprendere da dove nascano certi incomprensibili ripensamenti “svalutativi” di riletture postume leggermente prevenute come questa) lascia un po’ troppo a desiderare nel ritmo e nelle invenzioni narrative (la sceneggiatura, realizzata con la collaborazione per i dialoghi di Bernard Zimmer, porta l’autorevole firma di Charles Spaark) un “difetto” tutt’altro che innocuo che lo relega, come considerazione finale poco oltre la sufficienza “creativa” (il voto è “soltanto” di due stellette e mezzo).
Io invece concordo (ancora oggi) con Sergio Frosali che lo definì al contrario un raro, congeniale incontro di collaboratori, ciascuno consapevole dei limiti e del valore del proprio compito che, nella chiave stilistica proposta dal regista, diventa un’opera di rara omogeneità che può definirsi come il trionfo dell’armonia e del buon gusto (invenzioni narrative comprese).
Lo sfarzoso e infallibile divertimento di una commedia che si trasforma in una ironica e scanzonata pochade, “leggera” soltanto restando all’analisi in superficie degli eventi narrati (non a caso il film fu proibito da Goebbels, e di fatto censurato in Francia durante l’ultima guerra, per le possibili interpretazioni pacifiste che ne potevano derivare, e fu considerato addirittura “scandaloso” in Belgio a causa delle sue tematiche protofemministe ritenute un po’ troppo permissive) ha uno straordinario bilanciamento formale che regge molto bene l’usura del tempo e non diventa mai uno sterile esercizio di stile fine a se stesso.
Giusto parlare di “armonia” dunque: armonia di composizione proprio nel fluire e fondersi fra loro dei singoli elementi espressivi come sceneggiatura, fotografia, scenografia, recitazione, commento musicale, ciascuno sorretto da quel gusto tutto francese pieno di malizioso brio, ma sempre equilibratissimo nella dosatura dei toni; armonia nell’architettura generale dell’opera che evidenzia sensibilità e buon gusto in ogni particolare.
Il soggetto è di carattere “storico” (ambientato nel 1916 in un piccolo centro delle Fiandre, Boom, nel momento “cruciale” dell’arrivo dell’esercito “invasore” spagnolo guidato dal duca d’Olivares, con le conseguenti reazioni comportamentali contrapposte degli abitanti e delle autorità cittadine) ma tutt’altro che farraginoso e “ingessato”, sorretto e vivacizzato com’è da una spumeggiante sceneggiatura (ripeto: non ci ravviso proprio niente dei difetti evidenziati dal Mereghetti) e da un dialogo pieno di humor: aulico laddove è necessario, proprio in contrapposizione al tono generale piccolo borghese dell’impianto. ESPANDI +
Io invece concordo (ancora oggi) con Sergio Frosali che lo definì al contrario un raro, congeniale incontro di collaboratori, ciascuno consapevole dei limiti e del valore del proprio compito che, nella chiave stilistica proposta dal regista, diventa un’opera di rara omogeneità che può definirsi come il trionfo dell’armonia e del buon gusto (invenzioni narrative comprese).
Lo sfarzoso e infallibile divertimento di una commedia che si trasforma in una ironica e scanzonata pochade, “leggera” soltanto restando all’analisi in superficie degli eventi narrati (non a caso il film fu proibito da Goebbels, e di fatto censurato in Francia durante l’ultima guerra, per le possibili interpretazioni pacifiste che ne potevano derivare, e fu considerato addirittura “scandaloso” in Belgio a causa delle sue tematiche protofemministe ritenute un po’ troppo permissive) ha uno straordinario bilanciamento formale che regge molto bene l’usura del tempo e non diventa mai uno sterile esercizio di stile fine a se stesso.
Giusto parlare di “armonia” dunque: armonia di composizione proprio nel fluire e fondersi fra loro dei singoli elementi espressivi come sceneggiatura, fotografia, scenografia, recitazione, commento musicale, ciascuno sorretto da quel gusto tutto francese pieno di malizioso brio, ma sempre equilibratissimo nella dosatura dei toni; armonia nell’architettura generale dell’opera che evidenzia sensibilità e buon gusto in ogni particolare.
Il soggetto è di carattere “storico” (ambientato nel 1916 in un piccolo centro delle Fiandre, Boom, nel momento “cruciale” dell’arrivo dell’esercito “invasore” spagnolo guidato dal duca d’Olivares, con le conseguenti reazioni comportamentali contrapposte degli abitanti e delle autorità cittadine) ma tutt’altro che farraginoso e “ingessato”, sorretto e vivacizzato com’è da una spumeggiante sceneggiatura (ripeto: non ci ravviso proprio niente dei difetti evidenziati dal Mereghetti) e da un dialogo pieno di humor: aulico laddove è necessario, proprio in contrapposizione al tono generale piccolo borghese dell’impianto. ESPANDI +
16 maggio 2010 Opinione di spopola su "La kermesse eroica"
Il film di Feyder è indubitabilmente un classico del cinema francese prebellico che vinse anche il meritatissimo premio per la migliore regia alla IV Mostra del cinema di Venezia, ma che secondo il Mereghetti (alle volte proprio non riesco a comprendere da dove nascano certi incomprensibili ripensamenti “svalutativi” di riletture postume leggermente prevenute come questa) lascia un po’ troppo a desiderare nel ritmo e nelle invenzioni narrative (la...
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