Opinione di Baliverna su Forza bruta
Con Burt Lancaster, Hume Cronyn, Charles Bickford, Yvonne De Carlo
- positive [3]
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Sul film
Vigoroso dramma carcerario, teso e ben compaginato, che fa vedere come in una prigione, dove pure la vita è dura, basta un carceriere sadico e megalomane per trasformarla in un inferno. Non basta che il medico e il direttore stesso cerchino di rendere ai galeotti meno penosi possibile i lunghi anni di galera, specie se il direttore non è in grado di imporsi sul crudele e ambizioso secondino. Dassin gira un film duro e con alcune scene forti (come il detenuto schiacciato sotto la pressa per metalli), ma non giunge a eccessi ai livelli di far stringere lo stomaco, come mi è accaduto per il successivo “Rififi”. Gli attori sono tutti bravi ed efficaci, e sono guidati da una regia precisa, che non lascia sbavature. La sceneggiatura di Richard Brooks, poi, offre alcuni interessanti e pertinenti riferimenti biblici.
La rappresentazione dei rapporti tra detenuti fa vedere da una parte un ammirevole cameratismo e solidarietà, dall'altra l'immancabile presenza dei traditori e le pene francamente troppo crudeli a cui gli altri detenuti li condannano una volta scoperti. La scena del pestaggio del galeotto giornalista vuole quasi far vedere che non è obbligatorio fare le soffiate all'aguzzino, ma si può resistere senza troppe conseguenze. Buona è anche la definizione dei personaggi, ciascuno dei quali ha la sua umanità, le sue debolezze, e gli errori che lo hanno condotto tra le sbarre. L'ambientazione in una prigione angusta e opprimente contribuisce a fare di questo film un disperato anelito di libertà.
Mi domando perché questo film, che pure offre la presenza del divo Burt Lancaster, non si veda proprio mai in televisione.
Commenti
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28 aprile 2011, 11:36 di Marcello del Campo
@Baliverna, questo grande film non viene mai citato in tutte le playlist 'carcerarie' che ho letto su questo sito. Eppure è stato il "modello a ogni futuro film sulla disumanità delle prigioni e dei loro 'abitanti' e sul tema della fuga impossibile. Inevitabile, quasi naturale, l'allegoria dello stato fascista..." (M. Sebastiani, M. Sesti, "Delitto per delitto", ediz Lindau, 1998); non a caso, nella scena della tortura di un prigioniero, il direttore sadico del carcere si inebria e si eccita ascoltando "La cavalcata delle Valchirie" di Wagner: Coppola farà tesoro di questo uso della musica in una delle più memorabili sequenze di "Apolalypse Now". Mereghetti esalta il film ma, contro ogni logica, gli attribuisce tre stellette: una parsimonia che ha dell'incredibile.
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28 aprile 2011, 11:50 di Marcello del Campo
Aggiungo che, per fortuna, non esiste solo Mereghetti. Il film di Jules Dassin è ampiamente analizzato nei due più famosi saggi sul noir, "Giungle americane" di Carlos Clarens e "L'età del noir" di Renato Venturelli che dedicano grande spazio alla 'tetralogia noir' del regista (Forza bruta, La città nuda, I trafficanti della notte, I corsari della strada).
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28 aprile 2011, 14:05 di Baliverna
Grazie per le informazioni che mi dai, anche per l'osservazione sulla musica che a me era sfuggita. Io stesso non avevo mai sentito parlare di questo film prima di averlo visto sugli scaffali del negozio e comprato. La colpa è soprattutto della tv. Quanto a Mereghetti, ogni tanto è avaro e un po' meschino, come anche nel caso di "Vogliamo vivere" di Lubitsch.
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