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Il gabinetto delle figure di cera (1924)

[Das Wachsfigurenkabinett, Germania 1924, Horror, durata 65', b/n]   Regia di Paul Leni
Con Emil Jannings, Conrad Veidt, Werner Krauss, William Dieterle



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Il gabinetto delle figure di cera: assente
Ritmo ritmo in Il gabinetto delle figure di cera: assente
Impegno impegno in Il gabinetto delle figure di cera: assente
Tensione tensione in Il gabinetto delle figure di cera: assente
Erotismo erotismo in Il gabinetto delle figure di cera: assente

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Di spopola scritta il 2009-08-07 11:05:58 - utile per 6 utenti

Voto al film: voto buono

Secondo Sadoul, Das Wachsfigurenkabinett può essere considerato “il canto del cigno dell’espressionismo”. Sicuramente è il film che chiude il cosiddetto “ciclo dei tiranni immaginari” (Kracauer).
Il soggetto fu scritto da Henrik Galeen, lo stesso che in Nosferatu di Murnau aveva introdotto il tema della identificazione del despota (in questo caso il vampiro) con la pestilenza., quindi quanto di meglio si poteva disporre in quel periodo per “sensibilità” e inventiva. Lo imparentano al Caligari,  oltre una certa assonanza nel titolo, anche una ambientazione molto simile, che  è di nuovo quella della fiera e dei sui baracconi “attrattivi” (nel caso della pellicola di Paul Leni, un carrozzone  che espone maschere di cera).
La storia (o meglio, la cornice, che poi però, come vedremo, si intersecherà con gli episodi narrati all’interno) racconta di un giovane poeta senza il becco di un quattrino in cerca di un lavoro (interpretato dal futuro regista  William Dieterle, qui ancora citato con il suo esatto nome di battesimo, Wilhelm). Immaginerà così di aver risolto parte dei sui guai quando verrà a conoscenza del fatto che il padrone di quel baraccone di “figure” quasi spettrali che rappresenta uno dei richiami di maggior successo della fiera in corso, è alla ricerca di qualcuno che sia in grado di scrivere dei veri e propri “canovacci” che narrino le “gesta” proprio di quelle “celeberrime” maschere di cera che espone. Aiutato dalla figlia del proprietario del  piccolo museo delle cere, il poeta otterrà l’incarico agognato. Introdotto nella stanza dove sono esposte le riproduzioni  per poter portare a compimento la sua opera di scrittura, sarà immediatamente colpito e rimarrà fortemente affascinato - quasi ammaliato – (così come accade per lo spettatore in sala), proprio dalla potenza diabolica che quelle statue emanano, “magicamente” evocata dalla luce che lentamente, fra ombre e riflessi, ne rivela i tratti sottraendoli progressivamente all’oscurità circostante che li celava. E da questa visione angosciante, mentre il poeta tenterà di portar a termine il suo lavoro di scrittura, teneramente osservato in disparte dalla ragazzina che lo segue con la dolce trepidazione del suo sguardo innamorato, prendono il “vita” i tre episodi che compongono il corpo dell’opera, diseguali come intensità e durata, ma nei quali vengono recuperati molti dei temi canonici dell’espressionismo.
Il primo è dedicato alla figura del califfo  Harun-al –Rashid (a cui da volto e corpo l’immenso Emil Jannings) ed ha il tono un po’ irridente delle farse orientali, oltre che lo scopo evidente di “ridicolizzare” criticamente proprio “quel” mondo dei tiranni di cui parla. ESPANDI +
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Opinioni su Il gabinetto delle figure di cera


2010-05-25 08:21:29 Opinione di OGM su "Il gabinetto delle figure di cera"
OGM

Forse l’essenza del cinema sta proprio in questo: ispirarsi al fermo immagine del mondo per creare un decorativo sogno in movimento. Inventare, come il protagonista di questo film, storie di vita intorno alle statue di un piccolo museo delle cere, significa cogliere il lampo di una visione istantanea per svilupparlo in racconto. La settima arte compie il prodigio di tradurre una folgorazione poetica in una realtà fantastica, eppure possibile, collocata in un universo costruito...

voto al film: OGM assegna il voto buono a Il gabinetto delle figure di cera (1924)

nessun commento
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2009-08-07 11:05:58 Opinione di spopola su "Il gabinetto delle figure di cera"
spopola

Secondo Sadoul, Das Wachsfigurenkabinett può essere considerato “il canto del cigno dell’espressionismo”. Sicuramente è il film che chiude il cosiddetto “ciclo dei tiranni immaginari” (Kracauer). Il soggetto fu scritto da Henrik Galeen, lo stesso che in Nosferatu di Murnau aveva introdotto il tema della identificazione del despota (in questo caso il vampiro) con la pestilenza., quindi quanto di meglio si poteva disporre in quel periodo per...

voto al film: spopola assegna il voto buono a Il gabinetto delle figure di cera (1924)

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2007-04-09 00:54:25 Opinione di sasso67 su "Il gabinetto delle figure di cera"
sasso67

Il canto del cigno dell'espressionismo cinematografico, erede del "Gabinetto del dottor Caligari", è un buon film molto giocato sull'aspetto cromatico, nonostante che si tratti di un'opera in bianco e nero. Tutte le scene sono virate in certi colori a seconda della situazione che l'autore (il film è comunque attribuibile a Paul Leni) intende descrivere. Si hanno, così, scene virate in blu, in rosso, in viola, in verde e via dicendo. "Il gabinetto delle figure di cera", conosciuto anche...

voto al film: sasso67 assegna il voto buono a Il gabinetto delle figure di cera (1924)

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