Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>

L'uomo che ride (1928)

[The Man Who Laughs, USA 1928, Drammatico, durata 110', b/n]   Regia di Paul Leni
Con Conrad Veidt, Mary Philbin, Julius Molnar jr., Olga Baclanova



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in L'uomo che ride: assente
Ritmo ritmo in L'uomo che ride: assente
Impegno impegno in L'uomo che ride: assente
Tensione tensione in L'uomo che ride: assente
Erotismo erotismo in L'uomo che ride: assente

Il voto di FilmTV

Questo film non ha ancora ricevuto un voto.

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto nd a L'uomo che ride (voti: 7 media: 4,57) 7

Il tuo voto

scrivi la tua opinione

locandina non disponibile

Acquista L'uomo che ride

Scegli tra i formati disponibili

L'uomo che ride disponibile in DvdL'uomo che ride non disponibile in Blu-RayL'uomo che ride non disponibile in Umd

La trama

 

Incluso nelle taglist:

L'opinione più votata

Di OGM scritta il 24/05/2010 - utile per 2 utenti

Voto al film: voto ottimo

Tratto dal romanzo L’homme qui rit di Victor Hugo, questo film di Paul Leni è la perfetta sintesi del mondo delle favole, di cui mostra, con il dinamismo scenografico tipico del cinema, i due volti opposti e complementari. Il fantastico si divide in parti uguali tra la spettacolare sontuosità del palazzo reale e l’estrosa bizzarria dei fenomeni da baraccone, al rigido cerimoniale di corte fa da contrasto la scalmanata vitalità dei saltimbanchi, e le parrucche e gli ermellini sono solo un’affettata riedizione dei vistosi costumi dei pagliacci. Sete e stracci sono i festoni della stessa caotica celebrazione della commedia umana,  in cui gioia e dolore sono maschere interscambiabili, perché se l’infinita ricchezza può essere un opprimente fardello, così l’eterno riso può essere una disgrazia irrimediabilmente scolpita nella carne. In ogni caso l’uomo è figlio e schiavo dell’ambiente a cui appartiene; è la bestia plasmata dalle mani dell’allevatore, sia esso il luminoso empireo del potere oppure l’oscuro bassofondo della miseria. Tuttavia, in questa storia di ruoli rovesciati e casi paradossali, in cui la bellezza è cieca e la nobiltà è claunesca, la visione naturalista è spezzata dall’incanto del sentimento, che crea improbabili alchimie tra le persone, fino a produrre quella miscela esplosiva che rompe gli schemi rivendicando il carattere assoluto dell’umanità: l’anima nasce infatti libera, e solo in seguito le situazioni della vita intervengono ad imprimervi il loro timbro, spesso inadeguato, e quasi sempre indelebile. Per rimettere le cose al loro posto occorrono una grande ventata di fortuna ed una buona dose di coraggio, che sono poi i tipici ingredienti della mitica lotta con il destino. Gwynplaine, radiato dal suo rango e ridotto a un mostro, riesce a riavere ciò che gli spetta solo attraverso una serie di circostanze avventurose: è questo travagliato ritorno della giustizia e della felicità, è questa tumultuosa risalita dall’inferno al paradiso a costituire il tessuto portante del racconto, come in tutte le fiabe più classiche, da Cenerentola a La bella e la bestia. In questo genere di letteratura, il romanticismo, più che una sensibile armonia,  è un languido affanno; ogni gesto d’amore è segnato dalla fatica di continuare a sperare, ogni slancio di emozione è interrotto dal sospiro della sofferenza. La bocca di Gwynplaine, paralizzata in un grottesco ghigno, non può contrarsi in un bacio appassionato, né socchiudersi su un tenero bisbiglio: quelle labbra spalancate sui denti sono il terrificante punto fermo su cui la coscienza prontamente ritorna dopo essersi abbandonata all’illusione, sono la beffarda zavorra che fa tenacemente da freno alla possibilità di sorvolare sulla dura realtà. Quella smorfia – che toglie dignità al dolore e nega credibilità al pianto - è una traccia graffiante di pietra, che sfregia la fragile patina dell’innocenza, ricordando che tutto è impastato di roccia pesante e polvere grigia, e occorre davvero la spavalda potenza di  un sogno per chiudere gli occhi e far finta di niente.
Commenta l'opinione
SI

Opinioni su L'uomo che ride


24 maggio 2010 Opinione di OGM su "L'uomo che ride"
OGM

Tratto dal romanzo L’homme qui rit di Victor Hugo, questo film di Paul Leni è la perfetta sintesi del mondo delle favole, di cui mostra, con il dinamismo scenografico tipico del cinema, i due volti opposti e complementari. Il fantastico si divide in parti uguali tra la spettacolare sontuosità del palazzo reale e l’estrosa bizzarria dei fenomeni da baraccone, al rigido cerimoniale di corte fa da contrasto la scalmanata vitalità dei saltimbanchi, e le parrucche...

voto al film: OGM assegna il voto ottimo a L'uomo che ride (1928)

nessun commento
[utile per 2 utenti]

30 marzo 2007 Opinione di old boy su "L'uomo che ride"
old boy

Il capolavoro di Leni.Quando la Baclanova non era ancora la donna gallina.Assurda la mancanza di opinioni su questo Film.

voto al film: old boy assegna il voto buono a L'uomo che ride (1928)




scrivi la tua opinione su L'uomo che ride


Voti a L'uomo che ride



login

hai dimenticato la password?