Opinione di callme Snake su Guerre stellari
Con Mark Hamill, Harrison Ford, Carrie Fisher, Peter Cushing, Alec Guinness
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Sul film
Guerre Stellari è una tappa importante nella Storia del Cinema americano, più che altro per la vastità degli effetti che ha avuto sulla fantascienza a venire. Su questo non piove; come non piove sull'assoluta novità tecnologica e spettacolare del fatto filmico e sull'assordante operazione di marketing del fatto cinematografico (per usare la terminologia di Metz). Quello che non è da dare per scontato, ma che anzi andrebbe valutato molto attentamente, è il valore (termine obsoleto nel mondo negoziatore-negazionista in cui viviamo) di questa innovazione. Dobbiamo imporci di questionare cosa abbiano apportato di utile queste rivoluzioni "galattiche" alla causa del cinema inteso come arte (oltre che momento di svago) e del film come opera chiusa e sensata (anche) in sé. La risposta che mi sento di dare io è: poco o nulla. L'unica arte in Star Wars è saper confezionare un prodotto il più vendibile possibile, e in questo Lucas non aveva pari (basti pensare che da qui in poi è campato di rendita). Anzi ne aveva, uno, uno soltanto: Steven Spielberg, con il quale condivide la visione superficiale e infantile dell'universo ("universo" credo sia un termine appropriato). Nemmeno l'unità dell'opera filmica è lasciata intatta, ma non a fini sperimentali o, passatemi il termine, filosofici: il tutto in nome del soldo. Ed infatti la pellicola non esiste senza i gadget, le magliette, i giocattoli, le figurine, i pezzi da collezione ecc... Chi ci ha rimesso sono soprattutto gli artigiani, quelli che campavano sul cinema considerato di serie B. Dopo Star Wars, dopo E.T., dopo Indiana Jones, persino dopo l'ottimo (per motivi che non è il caso di elencare qui) Lo Squalo, fare un film di genere senza un budget ultramilionario è divenuto quasi un voto al suicidio. Tutta una fetta di mercato che permetteva, per la ristrettezza dei finanziamenti, una buona libertà espressiva è svanita sotto i colpi degli effetti speciali sconquassanti e predominanti dei kolossal lucas-spielberghiani. Una volta che il modello certo per far soldi è stato posto, la regola difficilmente può essere infranta, il pubblico difficilmente vorrà accettare prodotti meno spettacolari dello standard già raggiunto. Così la quantità (di esplosioni, battute, coiti, morti ammazzati) ha surclassato la qualità nella scala del giudizio dei più. La conseguenza è il proliferare di grandi, patinati e costosi involucri di vuoto, fino a Michael Bay e, perché no, Tornatore. Se poi spostiamo lo sguardo sul lato ideologico-contenutistico, il film non guadagna nemmeno un punto, anzi. Siamo di fronte all'apoteosi dell'ipocrisia, con dei personaggi che proclamano il proprio anti-imperialismo (grazie, col Vietnam appena concluso tragicamente, i reduci senza prospettive e Taxi Driver è difficile appoggiare l’impero...) all'interno di un film che ha egemonizzato l'immaginario di mezzo mondo, convincendo generazioni intere che quello era il cinema e che quelli erano i modelli da raggiungere. Modelli che si riassumono in poche parole: bellezza esteriore, sfrontataggine, un futuro assicurato accanto ad una regina spaziale e degli ideali presi un tanto al chilo. Il modo in cui la cultura è trattata è poi vergognoso: Schopenhauer è ridotto a due estrapolati vagamente orientaleggianti da ripetere ad ogni occasione; "la vita è dolore" e "la forza sia con te". Che poi anche il concetto metafisico di "volontà" come arché della pshysis sia declinato manicheisticamente è irrilevante per molti, tranne forse per Schopenhauer che si sta rivoltando nella tomba. Già, perché nel cinema di Lucas e Spielberg, la forza/volontà agisce positivamente sui buoni, negativamente sui cattivi (che sono brutti o non si vedono in volto, proprio come in E.T.), in modo da giustificare la vittoria dei primi e la morte spettacolare e dovuta dei secondi. Siamo molto lontani dal concetto originale di forza cieca fine a se stessa insita dietro ogni fenomeno (Carpenter in un film che amo molto l'ha tradotta in Cosa, con esiti eccezionali...). Morte e amore sono privati di qualsivoglia spessore o potere emozionale: ci si ammazza e ci si innamora tra una battuta stronza e l'altra, senza dare allo spettatore la possibilità di chiedersi cosa l'amore e la morte comportino (domanda, immagino, legittima anche in un'altra galassia). L'edonismo di Star Wars è lo stesso che si ritrova in mostri come Top Gun (in entrambi ogni volta che muore il nemico, cattivo e brutto, qualcuno festeggia oscenamente) ed ha poco a che fare con la grande fantascienza degli anni '80: Blade Runner, Alien, La Cosa. Cinema che si pone criticamente nei confronti del mondo patinato e dalla "bellezza" ostentata in stile Flashdance, obbligando chi guarda allo "spettacolo" (de)composto da rivoli di carne putrefatta e demoni sotto la pelle. No, non posso amare Alien e Star Wars contemporaneamente, come non posso amare E.T. e La Cosa: in questo caso, come raramente mi è successo di constatare in una sala buia, due visioni del cinema e del mondo si escludono a vicenda, su terreni affini e speculari, senza conciliazione alcuna. Di Star Wars posso apprezzare forse la messa in scena spettacolare, le innovazioni tecniche e tecnologiche, ma non posso scindere il tutto dalla portata storica cinematograficamente nefasta di tale operazione. Se proprio devo salvare qualcosa del film di Lucas, potrei citare la colonna sonora di John Williams, un "pezzo" di musica che ha le sue radici nell'Ottocento, in Wagner particolarmente (si pensi al tema dei giganti nel Rehingold). Una rielaborazione intelligente che ben si presta alle tematiche del film, nonché una raro uso "non superficiale" della cultura da parte della recente (ancora per quanto?) industria cinematografica mainstream.
Commenti
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30 settembre 2009, 10:48 di toni70
Ciao Snake, complimenti vivissimi per la tua recensione che smonta in 3 minuti, e con argomentazioni assolutamente condivisibili, quello che per me, in quegli anni, rapprensetava un riferimento.
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30 settembre 2009, 11:54 di callme Snake
ti ringrazio per i complimenti e soprattutto per la tua onestà. è evidente che il film mi sta poco simpatico, ma sarebbe assurdo estendere il giudizio a chi il film lo ama e ne ha diritto. ringrazio ancora!
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30 settembre 2009, 15:04 di Inside man
Una posizione molto interessante Snake, argomentata con precisione e sostanzialmente condivisibile. In effetti pure io non ho mai amato questo film e quelli coevi di Spielberg e da tempi non sospetti, quando erano generalmente ed entusiasticamente incensati (critica compresa). Oggi sembrano emergere (a mio parere meritoriamente) diverse autorevoli voci-contro come la tua. Solamente, se ricordi al pari dello scambio su ET, non sarei altrettanto drastico nel giudizio perentoriamente negativo (praticamente a 360°). Darei comunque un discreto credito ai pregi della confezione (senza limitarli alla sola colonna sonora), ed alla qualità della messa in scena (di efficace mitopoietismo). In ogni caso, tirando le somme anche in base alla mia scala di valori, credo di aver assegnato con un pò di superficialità le 4 stelle a Guerre stellari e vado prontamente a rimediare. Infine a parziale difesa di Lucas (altro talento sprecato), vorrei segnalare il suo misconosciuto e trascurato film d'esordio THX1138, quello sì un vero capolavoro del genere e suo (paradossale) vertice in carriera. Poi un'inarrestabile discesa, inversamente proporzionale all'ammontare del suo conto in banca. Un salutone.
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30 settembre 2009, 15:23 di callme Snake
Infatti inizialmente le mie stellette erano tre...anche perchè certi sprazzi fantasioni nella creazione dei personaggi alieni li ho apprezzati (non i robot, francamente insopportabili e petulanti...), come ho apprezzato il ritmo ed altre componenti "spettacolari"...Solo che con il passare dei giorni la mia memoria me lo rende sempre più antipatico, sarà che ovunque vedo cloni lucas-spielberghiani e sempre meno autori degni di tal nome...forse mi sono lasciato prendere la mano...però quando vedo in vetrina modellini in scala reale dei personaggi a 2000 euro mi incazzo parecchio...un salutone anche da parte mia!
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30 settembre 2009, 18:53 di jonas
Quando ne scriverò, a ciascuno dei primi tre episodi darò 3 stelle (gli ultimi non li ho visti, né li vedrò), perché in fondo la sufficienza la meritano per una certa tensione spettacolare; però userò argomentazioni affini alle tue, perché questo è proprio il cinema che mi fa incazzare a prescindere dai suoi meriti: pretenzioso per la sua ideologia vagamente new age ante litteram, protervo per la sua volontà di imporre un immaginario infantile, sostanzialmente imperialista nonostante i nostri lottino contro l'Impero. Avendo rivisto da poco American graffiti, mi permetto di citare l'ultima frase della mia recensione: "È quasi commovente constatare come Lucas fosse capace di scrivere e dirigere un film, prima di dedicarsi per intero ai giocattoloni macinasoldi: la sua parabola artistica esemplifica alla perfezione quella perdita dell’innocenza che il film vorrebbe rappresentare". Aggiungo anche che sulla tua stroncatura di ET non sono potuto intervenire, perché è un film che finora mi sono sempre categoricamente rifiutato di vedere.
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30 settembre 2009, 20:10 di callme Snake
Non sono solo, e questo mi consola (eppure di recensioni negative ce ne sono ben poche!)
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30 novembre 2009, 02:19 di mondolariano
Apprezzo molto il riferimento a Wagner e al tema specifico dei "Giganti". Ma tutta la "Tetralogia" è stata ampiamente saccheggiata. Segnalo anche "I Pianeti" di Holst, su ammissione dello stesso Williams.
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24 dicembre 2010, 00:20 di paolodago2000
a me è sempre piaciuto star wars , la mia opinione è quindi parziale,,,certe esagerazioni da bushido galattico non le amo , come anche la sopraffazione dell' immagine sul contenuto,,ma trovo assai interessante le allusioni di callme snake sul vietnam,,infatti secondo molti vicini a Lucas il film doveva essere un atto di accusa all' america imperialista e guerrafondaia ( una sorta di anticipazion di Apocalypse Now) , dove l' impero ..udite udite L' AMerica stessa ,,,e la resistenza i viet,,,queste "rivelazioni" non sono mai state confermate da Lucas.( a quanto mi risulta).
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5 novembre 2011, 02:19 di Perla1987
Amo i film amati da Snake ma questa volta penso che con questa recensione non abbia centrato una virgola. Mi ricorda la recensione che Moravia fece di 2001 nel 1969 : un film commerciale perchè costato milioni di dollari...
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5 novembre 2011, 12:18 di callme Snake
Se riscrivessi ora questa opinione cambierei alcune cose (smorzerei un po' i toni) ma sostanzialmente il senso rimarrebbe invariato. Non credo che la mia critica abbia a che fare sostanzialmente con l'elevatezza del budget (di per sé, più una qualità che un difetto), ma con le modalità (allora inedite) con cui questo budget fu impiegato, aprendo la strada ad una serie di prodotti che avrebbero destinato più attenzione al marketing e a strategie commerciali trasversali (Ilicensing, ecc.) che non, secondo me, alla storia, ai personaggi, alla libertà dello spettatore nell'investire se stesso emotivamente. Questi ultimi aspetti sono ridotti al minimo, non tanto per una scelta (passatemi il termine) "artistica" ma più per pura logica di marketing (tutti gli amici della cerchia di Lucas, Coppola compreso, ammettono che dopo l'insuccesso del bel THX il regista giurò a se stesso che non avrebbe rischiato più nulla e che avrebbe creato solo film commercialmente perfetti, senza alcun elemento che avrebbe potuto essere causa di insuccesso e, questo lo aggiungo io, senza quindi nessun elemento che possa stimolare una innovazione reale o la coscienza dello spettatore). Senza una componente di rischio, senza un margine in cui lo spettaore possa investire la propria fantasia ed essere realmente partecipe del film, opere come quelle di Lucas (o come per esempio il recente Inception di Nolan, ma non Shutter Island di Scorsese, solo per citare due casi opposti ad alto budget) si rivelano solo dei giocattoloni sterili, usa e getta, senza aperture. Li guardi, li consumi e li esaurisci in una visione. Sia chiaro, con questo non voglio togliere nulla a chi il film lo ama e magari lo considera uno di quei cult che l'hanno portato ad amare la settima arte. è comprensibilissimo e assolutamente lecito. Solamente su di me non ha fatto lo stesso effetto, anzi (forse l'ho visto troppo tardi, a 20 anni).
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10 novembre 2011, 20:43 di Perla1987
l'elevatezza del budget ? Beh 2001 10 anni prima era costato anche di più e nessuno dice che questo è un difetto. le modalità ? Cioè secondo te ampliare la tecnologia , inventare nuove macchine che aumentano le possibilità espressive del cinema è un modo sbagliato di usare i soldi ? Tu preferisci forse i fondali di cartapesta di Cleopatra . Pensi che lì i soldi siano spesi meglio ?
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10 novembre 2011, 20:48 di callme Snake
Ma hai letto quello che avevo scritto nella risposta? ho l'impressione di no, hai completamento travisato le mie parole. "Non credo che la mia critica abbia a che fare sostanzialmente con l'elevatezza del budget (di per sé, più una qualità che un difetto), ma con le modalità (allora inedite) con cui questo budget fu impiegato, aprendo la strada ad una serie di prodotti che avrebbero destinato più attenzione al marketing e a strategie commerciali trasversali (Ilicensing, ecc.) che non, secondo me, alla storia, ai personaggi, alla libertà dello spettatore nell'investire se stesso emotivamente".
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10 novembre 2011, 20:49 di callme Snake
Mi sembrava di essere stato molto chiaro, ma mi sarò espresso male
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10 novembre 2011, 20:57 di Perla1987
Il marchandising di prodotti legati a un film sono cose molti più vecchie di Guerre stellari, c'erano già negli anni 60 con 007 e ancora prima con i film Disney. Guerre Stellari non era un film come dici tu commercialmente perfetto perchè prima di esso nessun film di fantascienza era mai stato gran campione di incassi al cinema . Nessuno dei primi 30 più grandi incassi della storia del cinema , non so da dove hai attinto quest ainformazione . In quegli anni i film che facevano più soldi erano i catrastrofici tipo Inferno di cristallo o al limite LO Squalo. Poi scusami tu non stai parlando di cinema pop-corn alla Indipendence Day . Guerre Stellari è una dello opere narrativamente più complesse che abbia mai visto nella mia vita... E' un film che ha tantissimi livelli di lettura che toccano quasi tutte le scene : antropologico, storico, filosofico, spirituale, mischia allegramente tutti i miti e gli archetipi più importanti del mondo con la cultura popolare occidentale e orientale , i film di samurai con il taoismo, fumetti marvel e nazismo. Non scherziamo ti prego . Questo di GUerre Stellari degradato a Pop Corn movie è un esempio della spocchia culturale europea nei confronti della cultura americana. Per capire i significati di Guerre Stellari devi leggere almeno questi libri : Sulle cose che si vedono in cielo di Carl Gustav Jung , Il mondo incantato di Bruno Bettelheim, Il mattino dei maghi di jacques bergier ,L'eroe dai mille volti, di Joseph Campbell....
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10 novembre 2011, 21:33 di callme Snake
"Per capire i significati di Guerre Stellari devi leggere almeno questi libri : Sulle cose che si vedono in cielo di Carl Gustav Jung , Il mondo incantato di Bruno Bettelheim, Il mattino dei maghi di jacques bergier ,L'eroe dai mille volti, di Joseph Campbell.... ". Qyesto è un esempio della spocchia culturale europea. Poi dubito tu possa accusare un fan di Carpenter, Hawks, Ford, Peckinpah, Walter Hill ecc. di non amare il cinema americano e la sua cultura, è un'accusa infondata. La cosa è il mio film preferito ed è costato uno sproposito. Non amo Star Wars, punto. Per i motivi che ho elencato. Tu non sei d'accordo, mi va benissimo. So di far parte di una minoranza, sono curioso di sapere l'opinione di chi non è d'accordo con me, ma non sopporto che mi si dia dell'ignorante tra le righe o mi si tratti come un minorato perché non mi piacciono i giocattoloni di Lucas. Ho una certa competenza nell'ambito, certificata anche a livello accademico (tra l'altro con un titolo proprio in Storia del cinema nordamericano), non mi piace vantarmene perché la mia opinione non vale di più di quella degli altri, ma a volte è necessario anche ribadire le proprie competenze. Conosco Campbell, ne conosco la reinterpretazione di Chris Vogler. Conosco le strutture narrative e gli studi a riguardo, da Propp a Greimas. Non fa alcuna differenza. Star Wars più che complesso mi sembra solo molto furbo, strategicamente efficace ma sostanzialmente freddo. Ci sarà Wagner e tutto quello che vuoi, ma non amo il modo in cui tutti questi elementi sono stati "distillati". Io poi col mio commento non volevo nemmeno porre la questione su questi aspetti. Che Star Wars piaccia o meno sono affari del tutto privati. Non interessa a nessuno il mio parere esclusivamente qualitativo sul film di Lucas, non vale la pena nemmeno di discuterlo. Credo che l'utilità dell'intervento (e quindi anche del tuo commento, a cui avevo cercato di rispondere) stesse nel portare alla luce strategie di marketing e ideazione del prodotto delle quali Star Wars è il capostipite e il modello storicamente più imitato e che oggi trovano una evoluzione estrema ed estremamente diffusa. Certo, anche James Bond è un brand, ma lo è diventato negli anni, non è nato come High Concept, giusto per usare un termine in voga. E anche se lo fosse nella percezione comune è Star Wars ad avere cambiato le cose e dubito sia un caso. Vero, oggi tra Star Wars e James Bond c'è poca differenza, forse cambia solo il target, ma non dimentichiamo: il primo è un prodotto hollywoodiano, il secondo no. Negli anni Settanta non era una differenza da poco. Comunque prendo atto che a te il film è piaciuto molto (come da me ripetuto un'infinità di volte, è legittimo) e chiudo dicendo che, oltretutto, non ho niente contro i popcorn movies, che anzi spesso a vedere. Ce ne sono di buoni, di divertenti e di pessimi, come in ogni altro ambito (per me quelli di Tarantino sono fenomenali, quelli di Emmerich divertono molto e quelli di Bay fanno schifo). Buone visioni.
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10 novembre 2011, 21:49 di Perla1987
Mi dispiace che te la sei preso . E' bello però confrontare le idee tu chiami giocattolone un opera che sposa tecnologia e misticismo, mito e futuro , Kurosawa a Stan Lee , Wagner , taoismo , Jung, Campbell, Bettelheim. E' un opera destinata al grande pubblico americano che mischia questi elementi così alti tu la chiami furba . Ogni personaggio è simbolo e archetipo allo stesso tempo, che riesca anche ad essere commercialmente vendibile per me è un opera di un genio... Non sono contro il marchandising , anzi . E' buono se porta più investimenti nel cinema... Adoro Star Wars perchè è molto più profondo di Titanic e egualmente commerciale Quando l arte si incrocia con il successo commerciale ( Carpenter, Hawks, Ford, Peckinpah, Walter Hill sono tutti registi di successo ) si sfiora il sublime . Buona Serata !!!
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10 novembre 2011, 21:50 di callme Snake
Un'ultima cosa: quello che ho scritto è a difesa sopratutto dei commenti precedenti, più dell'opinione che, ripeto, dovrei ampiamente rivedere nei toni e negli argomenti. All'epoca le diedi una connotazione troppo ideologica, troppo "culturale", come se avessi dovuto difendere chissà quale totem intoccabile della cultura dagli attacchi dell'impero di Lucas. Tutte (quasi) stronzate. La cultura è qualcosa di vivo, di mutevole, non esiste una sua versione "alta" da proteggere dall'erosione di quella bassa e tutte queste belle cose qui. Ero solo incazzato mentre ho scritto l'opinione. In realtà Star Wars mi fa arrabbiare perché lo trovo gelido, un compitino ben fatto di un regista talentuoso che se solo avesse avuto un po' più di coraggio e autonomia...ma alla fine Lucas ha fatto bene i suoi calcoli: ora ha un impero miliardario e può permettersi qualche dissidente tra i cinefili! Auf wiedersehen.
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10 novembre 2011, 22:02 di callme Snake
Non me la sono presa troppo, mi sono solo un po' scaldato. Già passato tutto. Alla prossima, Perla1987
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13 novembre 2011, 07:00 di Inside man
Per quanto riguarda le teorie sul mito di Campbell, sarebbe ora che qualcuno cominciasse a ridimensionarne l'importanza nella loro specifica applicazione ai criteri narrativi delle forme artistiche moderne e post-moderne. Nella variante di Vogler poi, queste teorie si tramutano in uno schema di regolette stucchevoli (tipo Bignami) solo in apparenza applicabili e intercambiabili a tutte le esperienze umane (reali e virtuali); oggi più che mai sono divenute semplicemente il simbolo di un cinema sterile, stereotipato, statico, incapace di innovarsi. Già dai tempi del cinema d'autore e della nouvelle vague francese (primi anni "60) le ricette del "viaggio dell'eroe" iniziavano a "puzzare" d'accademia, e agli albori degli anni "70 (dalla new hollywood al nuovo cinema tedesco) erano già abbondantemente superate. Esteticamente parlando quindi (poetica, forma, stili, linguaggio), per il cinema statunitense Guerre stellari, Incontri ravvicinati, e prima di loro Lo squalo, con la loro adesione al modello campbelliano, hanno indubitabilmente rappresentato l'avvio di un movimento restaurativo da cui quell'industria non ha più saputo affrancarsi, tant'è continuano ad imperare kolossal sci-fi, ibridizzazioni horror di bassa lega, remake, sequel, prequel, rifacimenti a non finire e di tutti i generi, mentre il vademecum Vogler rimane per loro un must ineludibile, e non solo per loro purtroppo). Ergo abbiamo assistito oltreoceano ad un trentennio di generale e costante impoverimento estetico e culturale (beninteso da noi è andata peggio), un'assuefazione di massa indotta pure dall'iterazione ripetuta e noiosissima dei mille volti campbelliani; niente di più naturale che il saltuario irrompere di un "Madre e figlio" o di un "Tree of life" generasse ovunque uno sconquasso di sbadigli ed episodi di rigetto. Uno status quo da tempo legittimato e in qualche modo bilanciato da spocchiosi intelllettualismi neo-con, capaci di santificare aldilà di ogni ragionevole limite la serialità di stampo televisivo (trasposta tout court al cinema) e una quantomai generica cultura popolare (sotto cui si cela sempre più frequentemente la pseudo-cultura trash, anch'essa grandemente rivalutata pena il crollo del castello di carte così faticosamente imbastito dai vari merchandising), di sostenere, ciliegina sulla torta, come non si possa nemmeno sfiorare il sublime senza successo di cassetta (alla faccia di Caspar D. Friedrich il quale non morì certo ricco e famoso). Si finisce dunque, più o meno inconsapevolmente, per mischiare Jung al maestro Joda, confondere Campbell con l'omonima scatoletta musa di Warhol, far contaminare i blockbusters di Lucas dal bushido, fumetti, taoismo, Bettelheim, Wagner e chi più ne ha più ne metta (non dovremmo dimenticare però che è stata proprio questa versione del viaggio dell'eroe di marca fanta-hollywoodiana a legare in modo indissolubile Star wars a Indipendence day e affini e a farne l'archetipo del blockbuster sci-fi modernamente inteso). Si crea in tal modo un pout pourri degno più che di un nipotino di Edgar Morin, di tanta critica snob e modaiola più modestamente ascrivibile a quel Fausto Colombo acclamato esegeta dell'economia di mercato culturale e della neotelevisione simil-berlusconiana (a suo dire trasformazioni correttive delle "degenerazioni" originate dalla "logica del grillo parlante" a sua volta ispirata dalla scuola francofortista...mah, in questi tristissimi anni avercene avute di tali degenerazioni). A mio avviso se due stelle al film possono stonare, cinque infrangono il muro del suono.
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13 novembre 2011, 10:52 di callme Snake
Beh, che dire? Sebbene io non sia così pessimista sugli esiti delle applicazioni delle teorie Campbelliane e, ultimamente, mi senta sempre a disagio ad utilizzare i termini "trash", "arte" e "cultura" (non per una questione di puro relativismo, ma perché tutto il Novecento ha profondamente spinto sull'erosione di una vecchia idea di arte che non è fortunatamente morta ma non può più certo essere unica ed esclusiva), mi sembra che fondamentalmente la tua analisi, Inside man, sia spietatamente corretta. Aggiungo solo una cosa: credo che il modello del viaggio dell'eroe abbia avuto e avrà sempre un gran potenziale, ma da qui ad accettarlo come fonte narrativa privilegiata o, ancora peggio, come modello di business inattacabile ci sta in mezzo una cosa chiamata conformismo, quasi un sinonimo di fascismo (culturale). Volenti o nolenti, è un fenomeno concreto tanto oltreoceano quanto in Europa (e particolarmente in Italia). Speriamo che le cose cambino (qualche segnale di vita ogni tanto c'è).
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26 dicembre 2011, 20:06 di maso
Aaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhh sacrilegio, record, un uomo che non ama questo film, mi sa che sei il primo che sento nella mia vita a cui non è piaciuto.
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