Opinione di mondolariano su Guerre stellari
Con Mark Hamill, Harrison Ford, Carrie Fisher, Peter Cushing, Alec Guinness
- negative [2]
- sufficienti [6]
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Sul film
Uno dei pilastri della storia del cinema non potrebbe evitare certe accuse legate allo strapotere mediatico americano. In effetti, l’ipocrisia statunitense che si propone di dominare le coscienze sotto le sembianze apparenti della libertà, è quasi certa. Ma tentare di demolire "Star Wars" aggrappandosi all’antiamericanismo rischia di risultare un po’ patetico. Bisognerebbe ammirare senza farsi "ipnotizzare": questo è l'atteggiamento migliore da assumere.
Un film davvero ipnotico, stratosferico nella sua sfrenata frenesia, uno spettacolo che sposa l’azione alla poesia e la fiaba alla fantascienza, estremi che a prima vista parrebbero escludersi a vicenda ma che invece sono fusi in una colata d’acciaio inossidabile. Pur nella retorica dei buoni e i cattivi, pur nella ripresa dei temi romantici con tanto di duelli, spade e mantelli come in una sorta di “medioevo galattico”, Guerre stellari ha saziato una sete che negli anni ’60-’70 si era fatta impellente con lo sviluppo del progresso tecnologico. Il tutto stemperato in un copione dai dialoghi leggeri, con una buona dose di umorismo e una storia a dir poco affascinante: un paladino del bene passato alle forze del male, legato alla stessa fede che condivide coi suoi nemici e padre taciuto dell’eroe, il quale rischierà la stessa sorte per eccesso di zelo vendicativo (come si vedrà meglio nelle puntate successive, che però sono di livello inferiore all’originale).
Accanto a Guinnes e a Ford c’è anche Peter Cushing, che si è tolto i panni ottocenteschi di Sherlock Holmes per indossare panni galattici. Però: che ci fanno gli esseri umani in un lontano sistema solare? Questo è il punto debole congenito del film. Per non parlare dei corpi umani che viaggiano nello spazio senza il suporto delle tute pressurizzate!
Williams ha copiato di sana pianta la celeberrima colonna sonora da una sinfonia classica: “I Pianeti”, di Gustav Holst. Poco male: dal povero Holst hanno scopiazzato un po' tutti!
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