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Opinione di alex77 su The Abyss

[Ghosts of the Abyss, USA 2003, Documentario, durata 59']   Regia di James Cameron




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

Non ancora bookmarkato  
02/06/2009 voto al film: voto buono

Sul film

7,5/10


SI

Commenti

  • 3 giugno 2009, 17:10 di Daskabinett

    Che cosè mai la morte, domandò, quella di tua madreo la tua o la mia? Tu non hai visto morire che tua madre. Io li vedo crepare ogni giorno al Mater o al Richmond e tagliati a lasagne in sala anatomica. una cosa bestiale, e nientaltro. Non ha importanza, ecco tutto. Tu non hai voluto inginocchiarti a pregare per . tua madre sul letto di morte quando lei te lha chiesto. Perché? Perché cè in te quella maledetta vena di gesuita, solo che è iniettata a rovescio. Per me non è che una canzonatura, e bestiale. I suoi lobi cerebrali hanno smesso di funzionare. Lei chiama il dottore Sir Peter e coglie ranuncoli dallimbottita. Assecondala finché dura. Tu hai contrariato la sua ultima volontà in punto di morte e adesso mi tieni il broncio perché non metto su una mutria da piagnone presa a nolo da Laluette. E unassurdità. Magari lho anche detto. Non volevo offendere la memoria di tua madre. Via via che parlava si era imbaldanzito. Stephen, facendo schermo alle ferite aperte nel suo cuore da quelle parole, disse molto freddamente: Non mi preoccupo delloffesa fatta a mia madre. Di che cosa allora? domandò Buck. Dell'offesa fatta a me, rispose Slephen. Buck girò sul calcagno. Oh, che uomo impossibile! esclamò. Si allontanò veloce costeggiando il parapetto. Stephen rimase al suo posto, vagando con lo sguardo sul mare tranquillo verso il promontorio. Mare e promontorio adesso si offuscavano. Gli occhi gli pulsavano, velandogli la vista, e si sentiva la febbre alle guance. Una voce da dentro la torre urlò: Sei lassù, Mulligan? Vengo, rispose Mulligan. Si voltò verso Stephen e disse: Guarda il mare. Che cosa gliene importa delle offese? Pianta Loyola, Kinch, e vieni giù. Il sassone reclama le sue trance mattutine di bacon. La sua testa tornò a fermarsi per un momento in cima alla scala al livello del tetto. Non mugugnarci sopra tutto il giorno, disse. Io parlo a vanvera. Desisti da codeste ruminazioni. La testa scomparve ma il bòmbito della sua voce discendente emergeva rombando dalla cima delle scale: Non appartarti più I per ruminare Sullamaro mistero dellamorc Poi che Fergus governa i bronzei cocchi. Ombre silvane attraversavano fluttuando silenziose la pace mattutina dalla cima della scala verso il mare dove egli teneva fisso lo sguardo. Sulla spiaggia e più l largo biancheggiava lo specchio dacqua sommosso da piedi frettolosi dai leggeri calzari. Bianco seno di fosco mare. Vocaboli paralleli, a due a due. Mano che pizzica le corde dellarpa congiungendo gli accordi paralleli. Biancondose appaiate parole baluginanti sulla fosca marea. Una nuvola cominciò a coprire lentamente il sole ombreggiando la baia di verde più fondo. Era alle sue spalle, bacino damare acque. La canzone di Fergus: la cantavo da solo in casa, tenendo in sordina i lunghi cupi accordi. La porta della sua camera era aperta: lei voleva sentire la mia musica. Silenzioso di sgomento e pietà mi avvicinai al suo capezzale. Piangeva nel suo letto sciagurato. Per quelle parole, Stephen: Iamaro mistero dellamore. E ora dove?

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