Prozac Nation (2001)
Con Christina Ricci, Anne Heche, Michelle Williams, Jason Biggs, Jonathan Rhys-Meyers
La trama
Elizabeth lotta contro la depressione durante il suo primo anno di college ad Harvard.
Tratto dall'omonimo romanzo autobiografico di Elizabeth Wurtzel: un film colmo di difetti, esagerato ed esasperato, incerto fra i toni da dramma e commedia nera, ma sostenuto da un'intensa prova di Christina Ricci.
L'opinione più votata
Di ceo_85 scritta il 23/11/2011 - utile per 4 utenti
Voto al film: 
Partendo da questo presupposto, Erik Skjoldbjærg (regista di Insomnia), prende un vecchio libro autobiografico, scritto negli anni '80 da Elizabeth Wurtzel, che in prima persona ebbe a che fare con un'acuta depressione e con l'uso del Prozac, agli esordi della sua diffusione.
La storia di Lizzie, studentessa del corso di giornalismo ad Harvard, alle prese con la pressione dello studio, con i problemi familiari, con gli amici ed i ragazzi. Una ragazza fragile e instabile che raggiungerà obiettivi importanti (scriverà per Rolling Stone e riceverà diversi importanti riconoscimenti) ma che a causa della depressione rischierà di perdere tutto, fino alla decisione di far uso di Prozac, per risolvere il problema.
Il soggetto, seppur non originalissimo, riesce a rappresentare molto bene il disagio e le problematiche che intercorrono in una situazione, piuttosto comune, come quella vissuta dalla protagonista.
Il regista è impegnato a gestire un cast anche forse troppo ingombrante, ma certamente meritevole di attenzione: Christina Ricci (che figura anche tra i produttori), dà un'interpretazione di altissimo livello, donandosi come fino ad allora non si era mai donata, osando nudo e scene madri di intensità e difficoltà notevoli. Evidente è il suo impegno e trasporto nel voler gestire questo personaggio. Molto bravi anche i comprimari, con una sempre eccellente Jessica Lange, in un ruolo difficilissimo, e gli ottimi Biggs, Heche, Williams e Rhys-Meyers.
Particolarmente curata risulta poi l'ambientazione, con tutti modi, le mode, gli usi, la cultura che dilagava in quel periodo, importantissima per contestualizzare la storia e dotarla della giusta atmosfera.
Colonna sonora perfetta, cammeo di Lou Reed, nei panni di se stesso.
Un film indipendente, mai distribuito in Italia, che merita di esser recuperato.
- negative [1]
- sufficienti [1]
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2 aprile 2012 Opinione di Paul Hackett su "Prozac Nation"
Lizzie, giovane, tormentata, ma TANTO brillante (a 18 anni è stata ammessa ad Harvard e scrive già su Rolling Stone... vi vedo già fare degli enormi "OOOOOHHHHHH" di sorpresa, invidia e profondissima ammirazione) porta con sé il terribile (e soprattutto originalissimo) dramma di due genitori separati quando lei era solo una bambina e scivola progressivamente nel male oscuro della depressione. Tra bizze, dispetti, narcisismi assortiti e piccoli e grandi sadismi nei confronti di una madre...
voto al film: 
23 novembre 2011 Opinione di ceo_85 su "Prozac Nation"
Uno statunitense su dieci prende antidepressivi. Partendo da questo presupposto, Erik Skjoldbjærg (regista di Insomnia), prende un vecchio libro autobiografico, scritto negli anni '80 da Elizabeth Wurtzel, che in prima persona ebbe a che fare con un'acuta depressione e con l'uso del Prozac, agli esordi della sua diffusione. La storia di Lizzie, studentessa del corso di giornalismo ad Harvard, alle prese con la pressione dello studio, con i problemi familiari, con gli amici ed i ...
voto al film: 
24 novembre 2010 Opinione di Makp su "Prozac Nation"
Un'ora e mezza di tempo per la visione è dedicabile. Immagino che chi vive nel tunnel della depressione, facendo magari uso di psicofarmaci, possa vivere il film con partecipazione profonda. In particolare sono alcune descrizioni, proprio alcune metafore proposte dalla protagonista scrittrice che toccano delle corde inaspettate. Per il resto poco da dire. Nel senso che Prozac Nation lascia il segno che può, senza probabilmente concedersi allo spettatore meno coinvolto. Su una...
voto al film: 
24 maggio 2007 Opinione di york74 su "Prozac Nation"
Un film difficile e importante (dal libro culto di Elizabeth Wurtzel), penalizzato da una distribuzione travagliatissima: voluto e prodotto dalla stessa Ricci, il film non è arrivato in sala nemmeno in USA (a quanto mi risulta è uscito al cinema solo in Giappone e nei paesi del nord Europa) dove però è reperibile in DVD. Il dramma della depressione è rappresentato in modo molto realistico e l'interpretazione della Ricci è da applauso. Da vedere.
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