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Superman Returns - La recensione di FilmTv

[Superman Returns, 2006, durata 154']   Regia di Bryan Singer
Con Brandon Routh, Kate Bosworth, Kevin Spacey, James Marsden



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La recensione di FilmTv

di Mauro Gervasini

Una versione intelligente dell’Uomo d’acciaio e dei suoi dilemmi, “rallentata” da un inizio faticoso

Attenzione! non leggete questa recensione se non avete ancora visto il film. Molto ben accolto dalla critica americana, Superman Returns. Il regista Bryan Singer, che lo ha scritto con Brian Dougherty e Dan Harris, è lo stesso dei primi due X-Men, ci ha dunque abituato a rielaborazioni “mature” dei comics. Il problema, questa volta, è soprattutto strutturale: una prima parte inesorabilmente lenta nella quale il fulcro dell’avventura viene preso troppo alla lontana. Ha ancora senso dopo fumetti film e telefilm entrati nell’immaginario comune parlare della giovinezza di Superman o dei suoi dubbi amletici su ascendenza e identità? Il secondo problema è insito nel comic, quindi Singer non ha colpa, ed è semplicemente questo: l’eroe popolare ha bisogno di un antagonista degno. Lex Luthor, invece, resta un cattivo da operetta, e in questo senso Kevin Spacey in versione donnaccia, tutto parrucche e invidie per i vestiti di Lois Lane, è sì divertente ma asseconda la natura per niente “super” del personaggio originale (o di quello grottesco di Gene Hackman). Superman non sarà mai un Batman o uno Spider-Man perché di fronte non ha il Joker o Goblin, ma semplicemente Lex. Detto questo, Singer supera l’impasse proponendo un’evoluzione coraggiosa dell’Uomo d’acciaio. Che dopo un esilio volontario di cinque anni torna sulla Terra, trova l’amata Lois sposata con un altro e comincia a soffrire di solitudine. Con un colpo di mano sorprendente, però, si intuisce che il figlio della giornalista ha dei poteri eccezionali e quindi, forse, il padre vero è... Il film comincia con il titolo dell’articolo con il quale Lois ha vinto il Pulitzer (“Perché il mondo non ha bisogno di Superman”) e si chiude con il suo contrario (“Perché il mondo ha bisogno di Superman”); in mezzo si scatena il dilemma che riguarda la figura del padre, la cui assenza/presenza ossessiona da tempo la cultura americana, dal cinema alla letteratura, e che naturalmente si presta a più di una lettura, anche politica. La stessa concezione della famiglia è ambigua: Lois sceglie di non spezzare il ”nucleo sociale originario“ ma sappiamo bene che il marito è cornuto e lei ama un altro. Gli sviluppi alla prossima puntata.


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