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Opinione di yume su Lettere dal Sahara

[Lettere dal Sahara, Italia 2006, Drammatico, durata 123']   Regia di Vittorio De Seta
Con Marco Balliani, Claudia Muzzi, Djbril Kebe




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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08/02/2011 voto al film: voto buono

Sul film

In un’ intervista di due anni fa, dopo quest’ultimo film girato in digitale, con effetti visivi di nitidezza ineccepibile e bella resa espressiva, De Seta diceva:
Si avvera il sogno di Zavattini, avere una super8 in tasca e fare un film così, con pochissimi soldi”
 
C’è grinta in queste parole di un uomo che a più di 80 anni non si ferma, guarda con curiosità, sperimenta il nuovo, lo mette al servizio della memoria e dell’impegno fra gli uomini.
Grandi uomini per opere preziose come questa, che affascina, trattiene, costringe a fermarsi e ragionare un po’.
 
Certo il film ha dei limiti, qualche taglio qua e là e diventava più arioso, ma cose davvero irrisorie di fronte ad un lavoro che va oltre, è documento e creazione insieme.
Vent’anni, poco più, dopo Moravia, e queste nuove Lettere dal Sahara sono lontane spazi siderali da quello sguardo, il viaggio alla scoperta dell’uomo è finito, da Odisseo passando per Goethe e Sthendal, Blixen e Conrad, sembra che siano trascorsi millenni.
 
Su cento e passa film all'anno, provate a fare un elenco dei film italiani sulla droga- sempre De Seta - I film sull'immigrazione si contano sulla punta di una mano, persino sulle Br non c'è un granché. Perché è difficile elaborare il presente. Anche quello di Muccino è presente, ma non so quanto sia rappresentativo. La verità è che il cinema è molto consolatorio e razionalizzante: giustifica. La gente vuole essere confortata, consolata, favoleggiata. Anche se non è troppo crudo questo mio film vuole dare un quadro; lo si può vedere fra trent'anni e dire: ecco più o meno era così l'immigrazione.”
 
Le lettere, oggi, sono quelle che Assane, clandestino Senegalese buttato in mare da scafisti di cui conosciamo da tempo lo stile e approdato a nuoto e con motovedette italiane a Lampedusa, scappato alle guardie ad Agrigento, vissuto qualche tempo a Napoli e Firenze con lavoretti vari (e anche quelli li conosciamo bene e ci conviviamo tranquillamente), infine massacrato di botte da giovani italiani con scooter e orecchino a Torino e buttato in fiume da cui si salva non si sa come, scrive alla madre in Senegal e riceve dal vecchio prof. di Storia e Filosofia dell’Università di Dakar.
Tutto quello che fa parte di questa storia italiana occupa tre quarti del film ed è cronaca quasi in presa diretta, se ne conoscono tutti i connotati e le dinamiche, ma è una scoperta riviverla attraverso lo sguardo etico di De Seta, la dimensione del sentimento e dell’intuizione, come lui stesso dice.
Il cinema è la sintesi di quattro arti, potrebbe cambiare il mondo
Vero, quanto meno ci aiuta a conoscerlo.
L’ultima mezz’ora è girata in Africa, la “sua” Africa, quella di Assane, che torna in piena crisi di identità al villaggio di case di argilla e paglia e ritrova la madre, la sorella, il prof, la comunità intera, le danze e i canti, l’oceano e le barche leggere dipinte, le donne che torniscono a mano i vasi e il maestro che fa scuola sotto una tettoia, i bambini legati alla schiena delle madri e l’albero del pane.
 
Non è uno sguardo neutrale quello di De Seta, è assurdo da almeno 5000 anni  pretendere la neutralità del documento:
"Lo sguardo neutrale è una menzogna, specie nel mio lavoro, dove basta spostare la macchina da presa di pochi centimetri perché tutto cambi"
 Qui c’è dolore e ammirazione, sguardo attento, non si comminano condanne manichee, c’è il bello e il brutto di due mondi diversi, ognuno decide per quale optare, ma “non vi sentite superiori” dice il vecchio prof. ai ragazzi che imparano a scuola “forse dovrete partire anche voi e l’esperienza raccontata da Assane vi ha detto che non sarà facile. Se tornerete, però, potrete lavorare per il vostro popolo che ne ha bisogno”.
 
Non mi piace dire che un film è “necessario", dico invece che questo film è necessario vederlo.
L’Africa di De Seta forse è un sogno possibile e rivolto al futuro, quella che conosciamo noi oscilla tra le stragi e le carestie e i ricchi résort per turisti spensierati.
Ci si chiede, durante quell’ultima mezz’ora, se c’è ancora un pezzettino d’Africa così.
Ecco perché sembra un sogno, forse il sogno di Assane, povero immigrato laureato in Storia e Filosofia


SI

Commenti

  • 8 febbraio 2011, 18:23 di panflo

    Gran bella opinione sull'ultima fatica di un grande, troppo spesso dimenticato ; un regista dall'occhio attento e documentaristico che crea i suoi film come una massaia di un tempo creava le sue torte : studia le inquadrature personalmente, le sviluppa, le monta , ci aggiunge la musica , le mette in forno et voilà , il capolavoro è pronto ; ma quasi nessuno se la mangia , quella buona torta, perché la gente preferisce gli hamburger.

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  • 8 febbraio 2011, 18:35 di Peppe Comune

    Vittorio De Seta è una delle cose più belle della nostra cultura. Un mio amore particolare. Condivido la bella "metafora" di Patrizio. Feci una playlist sui suoi celbri documentari (riproposta poi su Cinerepublic). Rimase abbastanza ignorata direi. Prima Benvenuti, poi De Seta e sempre con delle analisi puntuali. Siamo vicini di cuore.

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  • 8 febbraio 2011, 18:47 di yume

    Grazie panflo e Peppe, andrò a fondo su De Seta, ieri questo film mi ha fatto riflettere tanto su tante cose, su come ci si abitui, colpevolmente, a certi scenari presenti dovunque senza interrogarsi più di tanto su quello che facciamo in prima persona, o che non facciamo.Soprattutto mi ha colpito la solidarietà che ancora esiste in quel mondo diverso dal nostro, pure nella totale miseria e indigenza, noi che attribuiamo i nostri comportamenti egoistici e antisolidali alle difficoltà politiche ed economiche che ci stanno colpendo. Stamattina mi premeva scrivere di getto ed ho trascurato di parlare della bellezza di tutte le componenti del film, l'estrema sapienza nel costruirlo, la musica, i colori....insomma mi avete aiutato a dire, grazie.

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