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Bobby - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Federico Pedroni

Voci, tensioni, turbamenti di un'America che oggi come allora piange i suoi eroi. La storia dell'altro Kennedy

Emilio Estevez è un quarantacinquenne che conserva quello sguardo malinconico da ragazzo presente in molti teen movie degli anni '80, dal bellissimo I ragazzi della 56a strada di Coppola a The Breakfast Club. Figlio dell'attore Martin Sheen, ha vissuto sin da bambino il clima impegnato dell'America liberal degli anni '60. Ed è stato quindi per lui naturale tornare alla notte in cui tutto finì. Per l'America politicamente impegnata l'assassinio di Robert Kennedy, candidato democratico alla presidenza, fu la fine delle speranze di rinnovamento, la definitiva perdita dell'innocenza di un paese che stava sprofondando nell'inferno del Vietnam. Estevez decide di raccontare Bobby usando una prospettiva laterale: non un biopic (Kennedy appare solo in immagini di repertorio) ma una ricognizione tra ventidue personaggi presenti la notte dell'attentato avvenuto all'Hotel Ambassador di Los Angeles. Il film sembra concentrarsi, più che su Bob Kennedy, sulla disperata necessità che un paese in crisi di identità aveva di quell'uomo. Un emblema per ogni potenziale riconciliazione: politica, razziale (da pochi mesi la comunità afroamericana aveva dovuto fare i conti con l'omicidio di Martin Luther King), internazionale. Estevez prova a ricostruire le storie di persone normali - alle prese con i propri demoni, le proprie speranze, i propri fallimenti - che nel senatore Kennedy vedevano il barlume di una prospettiva, la promessa di un cambiamento. Non tutto nel film funziona. Il modello corale altmaniano spesso fa acqua e non tutti i personaggi sono trattati con sufficiente lucidità. Alcune storie si perdono per strada e non sempre la diligente regia di Estevez tiene insieme il complicato affresco globale. Ma la passione civile e politica del regista è contagiosa, e l'emozione viene profusa con ostentata generosità. Del lungo finale, che utilizza un accorato discorso di Kennedy sulla conciliazione e sulla necessità di una generale pacificazione, resta la febbricitante sensazione di una drammatica attualità per un'America che troppo spesso ha soffocato nel sangue le sue speranze di redenzione.


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