Opinione di luisasalvi su In nome del popolo sovrano
Con Nino Manfredi, Alberto Sordi, Elena Sofia Ricci, Massimo Wertmüller, Luca Barbareschi
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Sul film
Alcuni critici rimproverano imprecisioni storiche al film (che è legittimato a farne!) ma leggono il film in modo errato (e non sono legittimati a farlo): durante la repubblica romana sorta e finita nei moti del ’48, il repubblicano frate barnabita Ugo Bassi cerca invano di convincere il papa Pio IX a non fuggire da Roma, ma a restarci come capo della chiesa rinunciando al potere temporale (lasciando a Cesare quel che è di Cesare); il popolano Ciceruacchio (Manfredi) organizza, commenta, conforta e canta, e finisce fucilato con il figlio, come pure Bassi e il nobile milanese Livraghi (Barbareschi), amante di Cristina (Ricci), moglie del nobile romano Eufemio Arquati. Eufemio (pace Mereghetti) non si unisce ai repubblicani: salva la vita all'amante della moglie (il quale per questo poi la lascia) per un istinto improvviso, pur essendo andato per ucciderlo; poi va in Piemonte, per unirsi ai Savoia, non ai repubblicani che continua a non approvare. Il regista non si sbilancia nel giudicare, ma sembra simpatizzare proprio per lui; ciò che conta sembra, a livello tematico, un certo distacco e il rifiuto di ogni fanatismo e rigidità, a favore di una sguardo storico disincantato ma non qualunquista né cinico sugli errori eterni dell'uomo nella storia; vi si aggiungono molti paradossi, battute, parodie e caricature di personaggi e di situazione storica, spesso di tipo goliardico, ma gustose, e naturalmente tanto più godibili quanto meglio si conosce la storia e gli aneddoti che una volta ci facevano studiare a scuola... Bravi e abbastanza misurati Manfredi e, nella parte del conservatore padre di Eufemio, Sordi; ma il film, sempre decoroso e godibile, è nettamente inferiore ai precedenti di Magni sullo stesso tema, soprattutto perché la storia del triangolo, che dovrebbe esserne al centro anche tematico, resta annacquata dalla modesta interpretazione dei tre attori: Barbareschi fa (involontariamente?) il belloccio insignificante, Elena Ricci non convince come sua innamorata, ma neppure come contestatrice in casa del marito o nel suo ambiguo rapporto con lui, e Wermüller non sa reggere la difficile parte centrale del tormentato Eufemio, mezzo nobile conformista timido e mezzo intellettuale idealista sentimentale innamorato.
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