Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
scrivi la tua opinione

Opinione di luisasalvi su In nome del popolo sovrano





Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

Non ancora bookmarkato  
28/04/2009 voto al film: voto sufficiente

Sul film

Alcuni critici rimproverano imprecisioni storiche al film (che è legittimato a farne!) ma leggono il film in modo errato (e non sono legittimati a farlo): durante la repubblica romana sorta e finita nei moti del ’48, il repubblicano frate barnabita Ugo Bassi cerca invano di convincere il papa Pio IX a non fuggire da Roma, ma a restarci come capo della chiesa rinunciando al potere temporale (lasciando a Cesare quel che è di Cesare); il popolano Ciceruacchio (Manfredi) organizza, commenta, conforta e canta, e finisce fucilato con il figlio, come pure Bassi e il nobile milanese Livraghi (Barbareschi), amante di Cristina (Ricci), moglie del nobile romano Eufemio Arquati. Eufemio (pace Mereghetti) non si unisce ai repubblicani: salva la vita all'amante della moglie (il quale per questo poi la lascia) per un istinto improvviso, pur essendo andato per ucciderlo; poi va in Piemonte, per unirsi ai Savoia, non ai repubblicani che continua a non approvare. Il regista non si sbilancia nel giudicare, ma sembra simpatizzare proprio per lui; ciò che conta sembra, a livello tematico, un certo distacco e il rifiuto di ogni fanatismo e rigidità, a favore di una sguardo storico disincantato ma non qualunquista né cinico sugli errori eterni dell'uomo nella storia; vi si aggiungono molti paradossi, battute, parodie e caricature di personaggi e di situazione storica, spesso di tipo goliardico, ma gustose, e naturalmente tanto più godibili quanto meglio si conosce la storia e gli aneddoti che una volta ci facevano studiare a scuola... Bravi e abbastanza misurati Manfredi e, nella parte del conservatore padre di Eufemio, Sordi; ma il film, sempre decoroso e godibile, è nettamente inferiore ai precedenti di Magni sullo stesso tema, soprattutto perché la storia del triangolo, che dovrebbe esserne al centro anche tematico, resta annacquata dalla modesta interpretazione dei tre attori: Barbareschi fa (involontariamente?) il belloccio insignificante, Elena Ricci non convince come sua innamorata, ma neppure come contestatrice in casa del marito o nel suo ambiguo rapporto con lui, e Wermüller non sa reggere la difficile parte centrale del tormentato Eufemio, mezzo nobile conformista timido e mezzo intellettuale idealista sentimentale innamorato.


SI

Commenti

Non è stato inserito ancora alcun commento. Vuoi essere il primo?


Lascia un commento

Per poter commentare occorre essere iscritti. Se non sei iscritto registrati, atrimenti fai login nel box in alto a destra



login

hai dimenticato la password?