I Don't Want to Sleep Alone (2006)
Con Lee Kang-sheng, Chen Shiang-chyi, Norman Atun
La trama
Nelle affollate strade di Kuala Lumpur, Rawang incontra un ragazzo e ne rimane molto turbato. Nel frattempo quest'ultimo conosce una ragazza e ben presto sente un forte desiderio sensuale nei suoi confronti. Un giorno i tre si incontrano...
Tsai gira per la prima volta nella sua terra d’origine e a essa adegua la propria maniera, rinnovandola all’insegna di un’inedita, astratta politicità. Nella durata, nella fissità delle inquadrature, colme di suoni e vuote di parole, la minuzia realistica si fa sospensione surreale, lo studio urbanistico allucinazione.
La recensione di FilmTv
Di Giulio Sangiorgio - FilmTV n. 21/2012
L'opinione più votata
Di kotrab scritta il 10/05/2011 - utile per 9 utenti
Voto al film: 
Tutto questo risalta in modo particolare in I Don't Want to Sleep Alone e non smentisce, senza però essere stagnante, la personalità del regista malesiano, già autore, tra l'altro, dei notevolissimi Vive l'amour, Il fiume e Il gusto dell'anguria. Il film è il suo primo girato a Kuala Lumpur, appunto in Malesia, dato che tutti gli altri li ha diretti a Taiwan, dove si è laureato, ed è stato commissionato per celebrare i duecentocinquant'anni dalla nascita di Wolfgang Amadeus Mozart. Pare incredibile e difatti la musica di Mozart sembrerebbe estranea alla desolazione dei suoi spazi e dei suoi personaggi, ma proprio gli sprazzi improvvisi di "magia" e di poesia che si respirano mettono in relazione il film con le note (anche se sporadiche e soffuse) del magnifico Flauto magico mozartiano (sempre in relazione al personaggio malato e relegato al letto interpretato da Lee Kang-Sheng, ancora un contrasto dinamico).
La scarna trama vede Hsiao-Kang (sempre Lee, attore feticcio di Tsai), un senzatetto cinese approdato a Kuala Lumpur e malmenato, accudito da Rawang (Norman Atun), ragazzo originario del Bangladesh che ha trovato alloggio in un edificio incompiuto di cemento e divide così il suo materasso con Hsiao-Kang. Rawang si infatua di lui, come pure un'altra ragazza che lavora in un bar (Chen Shiang-Chyi).
Le inquadrature immobili, che recepiscono materialità e restituiscono stati d'animo e delimitano uno spazio e un tempo immanenti e invadenti, con le loro profondità di campo, le sequenze con pochi stacchi essendo girate quasi del tutto in tempo reale, i volti spesso (ma non sempre) relegati a distanza, gli sporadici dialoghi diretti, le voci fuori campo che rimangono in secondo piano, i colori quasi assenti, gli edifici opprimenti, i movimenti quotidiani e funzionali e le solitudini siderali, sono il substrato denso che divide il bisogno di appagamento di libertà, di contatti, di affetto, di vicinanza a qualcuno che si ama. Sono anche il substrato in cui si apre per un attimo lo spiraglio della poesia (oltre che di un forte erotismo), messo in risalto proprio dal potere dell'arte e del cinema nella fattispecie: appunto la purezza delle migliori composizioni mozartiane, propulsive di libertà nell'asfissia delle pareti; i punti di vista distaccati e pudichi anche nei momenti più intensi; dettagli scenografici come il velo rosa che protegge lo spazio delimitato dal materasso, mentre Rawang assiste Hsiao-Kang; oppure la grande farfalla che si posa sulla spalla dello stesso Hsiao-Kang mentre pesca nel lago creatosi all'interno del palazzo; o ancora gli sguardi infiniti e intensi che cercano disperati di riavvicinare le distanze (come Rawang che piange dopo aver cercato di uccidere Hsiao-Kang per gelosia, presumo). ESPANDI +
26 maggio 2012 Opinione di alan smithee su "I Don't Want to Sleep Alone"
Il grande regista di Vive l'amour torna al triangolo amoroso, quasi come in una variante ancor piu' bizzarra del suo film piu' famoso e premiato. La stramba vicenda e' ambientata in una Kuala Lumpur devastata da un inquinamento che costringe i piu' all'utilizzo di mascherine protettive, che rendono ancora piu' asettici i rapporti umani, gia' ridotti all'osso. Le vite di tre individui sostanzialmente soli si intrecciano come in Vive l'amour: ognuno di loro e' combattuto da una necessita' di...
voto al film: 
10 maggio 2011 Opinione di kotrab su "I Don't Want to Sleep Alone"
Ormai Tsai Ming-Liang si riconosce lontano un miglio, un cinema che impone la sua presenza allo spettatore, il quale, più o meno attratto o accondiscendente, non rimane indifferente. La sua è una visione che trova una nuova strada e parla direttamente all'animo tramite il paradosso del rapporto staticità/forza cinetica, il primo termine riferito alle pure non-azioni che scorrono nel tempo, il secondo ovviamente al movimento fisico che sviluppa le immagini stesse nel...
voto al film: 
13 settembre 2006 Opinione di gabriargento su "I Don't Want to Sleep Alone"
Un uomo picchiato a sangue, un giovane che lo raccoglie dalla strada e lo porta a casa sua per prendersene cura, una cameriera che si prende cura di un paraplegico. E un vecchio materasso. I protagonisti del nuovo bellissimo film di Tsai Ming-Liang sono ancora anime solitarie in cerca di qualcosa, o meglio di qualcuno, e il materasso sarà proprio il punto di unione e la loro realizzazione. I don't want to sleep alone, non voglio dormire solo. Voglio il tuo corpo. Ancora il corpo, ancora...
voto al film: 
9 settembre 2006 Opinione di giampy.78 su "I Don't Want to Sleep Alone"
Il più bel film del festival di Venezia 2006
voto al film: 




















